SACRALE SCENEGGIATURA PER IL XXI° SECOLO

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SACRALE SCENEGGIATURA PER IL XXI° SECOLO

Rimanenze della decade dopo: rileggere il 9.11.2001 

William Anselmi e Lise Hogan

Un saggio di William Anselmi e Lise Hogan scritto a ridosso del crollo delle Twin Towers e pubblicato nel 2002 in Canada nella versione Inglese, riproposto oggi dai due autori in traduzione italiana.

“Introduzione alla rilettura

Rivisitare un testo ha sempre un qualcosa di rischioso da mettere in gioco – specialmente a circa dieci anni di distanza – che si manifesta come necessario nel presente contesto. Riteniamo che ripresentare il testo che segue in traduzione con delle minime variazioni possa ancora essere di una certa utilità nonostante la vasta letteratura che ha fatto seguito a quella che è diventata una data simbolica nell’immaginario mediatico e culturale degli Stati Uniti ed oltre. Rimane oltre le parole, la compassione e l’orrore dei morti con nome e senza nome, che hanno marcato con la loro vita quell’evento.
Non è la ricorrenza quanto la riproposta di un intervento a caldo – una serie di riflessioni scritte insieme nel periodo che va da settembre fino all’ottobre del 2001 – che si è poi protratto prima attraverso una relazione nel febbraio del 2002 all’università dell’Alberta, Canada, e quindi in un testo scritto apparso nel 2004 per il College Quarterly online. Se nelle versioni in inglese (il parlato, lo scritto) abbiamo cercato di offrire una lettura critica rifacentesi anche a quella variegata disciplina dei Cultural Studies anglo-americana, nella versione italiana che qui riportiamo il lettore troverà comunque un percorso che nel suo immediato ha cercato di iscriversi nel processo storico. Ovvero, il tentativo di leggere nell’evento una serie di diramazioni prettamente socio-politiche che in quel momento erano comunque occultate dalla diffusione emotiva dell’evento ma il cui impatto non ha tardato a manifestarsi nell’impulso-atto che permane tuttora in termini di guerra permanente (dichiarata, non dichiarata, convenzionale, non convenzionale, ecc.).
L’inizio del secolo è subito convogliato all’interno di una pratica globale per legittimare, grazie allo choc emotivo diffusosi secondo parametri precisi, il preteso dominio-governo del mondo, reale e irreale – nel senso riportato dal giornalista del New York Times, R. Suskind nell’ articolo “Faith, Certainty and the Presidency of George W. Bush” (Fede, certezza, e la presidenza di G.W. Bush) -, tramite un principio di ordine globale. Gli effetti sono culturali prima ancora di quelli economici (checché ne dicano i sofisti dell’unicum capitale). La cattiva rilettura di Hegel da parte di Fukuyama (tralasciando Kojeve, e comunque il senso apocalittico che pervade il discorso della ‘fine della storia’ attraverso i secoli), si congiunge e convalida la posizione di Huntington espressa come ‘scontro di civiltà’; con ciò una guerra indefinita, permanente, diffusa, totale, diventa la ‘naturale’ conseguenza avallata da un Hobbes riletto da Leo Strauss (uno dei padri non del tutto invisibili dell’enclave bushiana). Guerra totale: contro gli altri, contro la natura stessa, contro la realtà, contro la riflessione-scrittura, e quindi contro la cultura intesa come sistema che produce conoscenza, sapere, strumenti critici. Letto altrimenti: la guerra indifferenziata come sistema di vita, come arroganza dell’ignoranza fattasi specie dominante. …”

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