19 03 09 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO ED ALTRE COMUNICAZIONI

1 – La Marca (pd): con Zingaretti si apre una stagione di rilancio e rinnovamento
2 – Schirò (PD): le dichiarazioni ingannevoli del sottosegretario merlo sui finanziamenti per la lingua e la cultura italiane nel mondo
3 – Parlamentari PD Estero: sconcertanti dichiarazioni del sottosegretario merlo sulla lingua e cultura italiane nel mondo
4 – Migranti, tutta colpa del Franco Cfa come dice Di Maio? di Milena Gabanelli e Danilo Taino
5 – Schirò – Ungaro (PD) – decreto rdc: i nostri emendamenti per ripristinare equità e diritti.
6 – Parlamentari PD Estero: le primarie del pd all’estero un atto di fiducia nell’Italia democratica
7 – Decreti attuativi, al governo non interessa la trasparenza.
8 – Schirò, Ungaro, Garavini (PD): Il governo ignora i problemi socio-previdenziali degli italiani in America Latina
9 – IL presidenzialismo e’ un vecchio obiettivo della destra italiana e ora ritorna nascosto dietro l’autonomia differenziata.
10 – Numeri alla mano. I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche
11 – La Marca (PD): si nomini al più presto il nuovo console onorario in Connecticut
12 – Anche quest’anno con possibile vogliamo celebrare un 8 marzo che sia femminista nella sostanza, rilanciando la piattaforma per cui ci battiamo tutti i giorni dell’anno, proposte concrete per rendere finalmente l’Italia
13 – Schirò (pd): una mia interrogazione sul sistema di prenotazione on-line del consolato generale d’Italia a Monaco
14 – In Uruguay, “pronto il progetto per la costruzione del nuovo Consolato”

 

1 – LA MARCA (PD): CON ZINGARETTI SI APRE UNA STAGIONE DI RILANCIO E RINNOVAMENTO COMUNICATO – 6 MARZO 2019
Buon viaggio a Nicola Zingaretti alla guida di un PD rivitalizzato da una straordinaria partecipazione di popolo alle primarie e da un clima unitario che da qualche tempo non si respirava.

Un giro di boa per il PD, la riapertura di una prospettiva di ricostruzione e rilancio per il centrosinistra, una concreta speranza per il Paese di uscire dal tunnel nel quale otto mesi di Governo gialloverde l’hanno spinto.
Ne sono lieta anche sul piano personale avendo ufficializzato per tempo, unica fra i parlamentari eletti all’estero del PD, la mia preferenza per Zingaretti e per il suo programma di governo del partito.

Nell’incontro avuto con lui nei giorni scorsi ho potuto verificare anche la sua attenzione e il suo interesse per le tematiche degli italiani all’estero in un quadro di proiezione dell’Italia nella sfera globale e di attiva interlocuzione con i paesi e le forze democratiche più attive a livello internazionale. Tutto il contrario della pratica regressiva e corporativa che caratterizza questo governo verso gli italiani all’estero.
Buon lavoro, dunque, Nicola! Ognuno di noi, nel proprio ambito, cercherà di assecondare il tuo impegno.
On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D. – Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America
Electoral College of North and Central America

2 – SCHIRÒ (PD): LE DICHIARAZIONI INGANNEVOLI DEL SOTTOSEGRETARIO MERLO SUI FINANZIAMENTI PER LA LINGUA E LA CULTURA ITALIANE NEL MONDO

Con i colleghi del partito democratico eletti all’estero abbiamo definito sconcertanti le dichiarazioni del Sottosegretario Ricardo Merlo (MAIE) che comunica la notizia di uno stanziamento del governo Lega-5Stelle-Maie, per il 2019, della cifra record di 50 milioni.

PERSONALMENTE TROVO L’USCITA DI MERLO ADDIRITTURA OFFENSIVA E NON ALL’ALTEZZA DI UN UOMO DI GOVERNO.

La scorsa settimana, nell’ambito del Comitato Permanente sugli Italiani nel Mondo e la Promozione del Sistema Paese, riunito per l’esame della Relazione sulla riforma degli istituti italiani di cultura e gli interventi per la promozione della cultura e della lingua italiane all’estero (Anno 2017), sono intervenuta proprio sulle prospettive del Fondo, istituito dal governo di centrosinistra. Dopo aver illustrato nei dettagli le cifre messe in bilancio per gli anni 2017-2018-2019-2020 (vedi: DPCM 6/7/2017 – Individuazione degli interventi da finanziare con il fondo per il potenziamento della cultura e della lingua italiana all’estero), ho chiesto al governo di esprimersi circa le prospettive del Fondo di essere rifinanziato per il 2021, visto che nel bilancio triennale approvato da questa maggioranza non c’è niente.
Anche il collega Ungaro (PD), nel suo intervento, ha ribadito la richiesta al rappresentante del Governo.

Voglio precisare che senza il rifinanziamento del Fondo tutte le voci fondamentali della promozione linguistica e culturale all’estero subiranno una pesante regressione. E, ripeto, per il 2021 nel bilancio gialloverde per ora c’è un buco nero.

Il sottosegretario Merlo, in quella sede, si è riservato di rispondere in una seduta successiva.
Eccola, dunque, una prima risposta!
Purtroppo, però, i fatti si commentano da soli, informazioni ingannevoli e dati errati. Non occorre aggiungere altro.
On. Angela Schirò – Camera dei Deputati – Piazza Campo Marzio, 42 – 00186 ROMA
Email: schiro_a@camera.it

3 – PARLAMENTARI PD ESTERO: SCONCERTANTI DICHIARAZIONI DEL SOTTOSEGRETARIO MERLO SULLA LINGUA E CULTURA ITALIANE NEL MONDO
Sconcertante! Non troviamo altra espressione per definire il livello di propagandismo, di approssimazione e di falsificazione della realtà che caratterizza la gestione della delega per gli italiani nel mondo.

Il Sottosegretario Ricardo Merlo ha appena dichiarato che il governo Lega-5Stelle-Maie ha stanziato per la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo la cifra record di 50 milioni, mai toccata in precedenza. Nella realtà dei fatti, invece, il governo gialloverde non ha stanziato di suo un solo centesimo.

Come aveva già fatto con l’assunzione di circa 300 unità di personale disposta dal Governo Gentiloni, il Sottosegretario si è disinvoltamente appropriato delle risorse previste dal Fondo quadriennale per il sostegno della lingua e della cultura italiane nel mondo, istituito dal governo di centrosinistra nella finanziaria 2017 (art. 1. commi 587 e 588 della legge 11 dicembre 2016 n 232). Il Fondo, dotato di 150 milioni, è stato poi spalmato nel quadriennio e tra diverse amministrazioni con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 6 luglio 2017 che ha assegnato 20 milioni per il 2017, 30 milioni per il 2018, 50 per il 2019 e 50 per il 2020. Tutte somme già definite e impacchettate da due anni!

A dimostrazione del fantasioso miracolo, inoltre, il Sottosegretario cita una progressione di dati a dir poco imbarazzante perché dimostra di ignorare che le risorse del Fondo sono straordinarie e aggiuntive, non paragonabili a quelle strutturali e ordinarie. Insomma, i fichi con le cipolle.

Il governo e la maggioranza attuali, rispetto al Fondo, avrebbero potuto fare due cose: rendere strutturali e ordinarie le risorse straordinarie, come auspicato dallo stesso Ministro Moavero nella relazione presentata alle Camere, o quantomeno prolungare oltre il quadriennio la durata del Fondo, iscrivendo 50 milioni anche nel 2021. Non hanno fatto né l’una né l’altra. Ha bocciato, anzi, i nostri emendamenti in tal senso presentati all’ultima legge di bilancio.

Eppure non sarebbe stato difficile. Sarebbe bastato fare come abbiamo fatto noi con i corsi di lingua degli enti gestori, che nel periodo dei tagli nel bilancio triennale si erano ridotti a 6,5 milioni: prima con i nostri emendamenti li abbiamo riportati a 12 e poi il governo di centrosinistra li ha resi strutturali e permanenti.

Vorremmo sinceramente confrontarci sulle cose da fare in questo difficile momento e concorrere a raggiungere dei risultati, sia pure da diverse posizioni politiche e parlamentari. Sappiamo che la delega per gli italiani nel mondo non è facile da gestire, soprattutto se il governo pensa ad altre cose, ma sinceramente facciamo un estremo appello a che non si riduca, per la stessa dignità dei nostri connazionali all’estero, ad una bancarella da piazzisti.

Non abbiamo altre parole: sconcertante!

I Parlamentari PD Estero: Garavini, Giacobbe, Carè, La Marca, Schirò, Ungaro

4 – MIGRANTI, TUTTA COLPA DEL FRANCO CFA COME DICE Di Maio? di Milena Gabanelli e Danilo Taino
«Gli africani fuggono in Europa perché la Francia tiene le sue ex colonie in miseria a causa del fatto che utilizzano il Franco Cfa». Certo che hanno qualche problema i Paesi africani che usano questa moneta, ma non sono quelli indicati dal vicepremier Di Maio. L’area monetaria Franco Cfa esiste dal 1945: fino all’entrata in vigore dell’euro è stata collegata al Franco francese, dal 1999 alla moneta unica europea. La condizione è il versamento del 50% delle riserve valutarie nelle casse della Banca di Francia. Si tratta di 11 miliardi di euro investiti in titoli di stato francesi, a garanzia del cambio monetario.
Per capire vantaggi e svantaggi per le economie che l’hanno adottata si può, per approssimazione, confrontare gli andamenti dell’inflazione e della crescita economica dei Paesi che ne fanno parte con gli indicatori dei Paesi subsahariani che non vi aderiscono.

VANTAGGI: INFLAZIONE SOTTO CONTROLLO
La zona monetaria Franco Cfa è composta da tre zone governate da altrettante banche centrali. Una è il Cemac, che comprende Congo, Gabon, Camerun, Guinea Equatoriale, Ciad e Repubblica Centroafricana. Tra il 1974 e il 2014 hanno registrato inflazioni medie annue piuttosto contenute: da un minimo del 5,8% della Repubblica Centrafricana a un massimo del 10,2% del Ciad. L’altra zona, Uemoa – formata da Costa d’Avorio, Senegal, Mali, Burkina Faso, Benin, Niger, Togo e Guinea-Bissau – ha registrato aumenti dei prezzi medi annui, sempre nello stesso periodo, anche un po’ inferiori: dal minimo del 6% del Togo al 9,4% del Burkina Faso (i dati sono della Banca Mondiale). Stessa dinamica nella terza zona a Franco Cfa, quella delle Isole Comore che mantengono una loro banca centrale. Sempre tra il 1974 e il 2014 altri Paesi subsahariani che non aderiscono all’area monetaria del Franco Cfa, ma che in alcuni casi scelgono di agganciarsi al dollaro, hanno avuto medie d’inflazione annua più elevate. L’Etiopia l’11,2%, il Kenya il 13,7%, la Nigeria il 17,6%, l’Uganda il 22%, il Ghana il 31,9%, per fare alcuni esempi. Quindi avere una valuta stabile – di fatto agganciata alla politica monetaria della Bce – tende a mantenere più basso di quello che potrebbe essere l’aumento generale dei prezzi.

SVANTAGGI: MINORE CRESCITA ECONOMICA
Diverso è però il discorso della crescita dell’economia. Nei 40 anni che vanno dal 1974 al 2014, i Paesi con Franco Cfa hanno registrato crescite del Pil un po’ più basse di chi non era nell’area monetaria. La performance migliori sono quelle del Senegal al 7% medio all’anno e del Burkina Faso al 5,7%. Ma c’è anche l’1,8% della Costa d’Avorio o il 2,5% del Togo. Gli esterni alla zona monetaria una volta legata al Franco e ora all’Euro hanno fatto in genere meglio: 8,2% l’Etiopia, 6,3% l’Uganda e Capo Verde; il minimo è il 4,1% del Kenya.

NESSO CAUSA EFFETTO: NON DIMOSTRABILE
In sostanza il Franco Cfa permette ai Paesi che lo usano una maggiore stabilità garantita dal collegamento diretto con l’area monetaria dell’Euro e una relativa minore crescita economica. Difficile affermare che il legame tra le performance sopra elencate sia un nesso diretto di causa-effetto: nei tassi d’inflazione e di crescita entrano altre componenti oltre alla valuta. In altri termini: chi non usa il Franco Cfa deve impegnarsi molto per dare stabilità alla sua moneta, dal momento che non ha la garanzia implicita della Banca centrale europea; chi usa il Franco Cfa deve sopperire a una minore capacità di agire sul valore della sua moneta sui mercati internazionali con politiche a favore della crescita di altro genere. Inoltre, dal momento che non si tratta di un’area monetaria ottimale, si registrano tensioni tra le diverse economie simili a quelle che si notano all’interno dell’Eurozona.

L’INFLUENZA DELLA FRANCIA
Dal punto di vista politico, la prima cosa visibile è l’influenza diretta della Francia sulle sue ex colonie, sia sulla politica monetaria sia nei rapporti commerciali, imponendo una sorta di diritto di prelazione ai prodotti francesi, fino alle condizioni di favore di cui godono le multinazionali francesi: Bolloré, nei settori dei trasporti e delle logistica; Bouygues, nel settore delle costruzioni; le aziende pubbliche Cogema, Areva e Orano, nel settore dell’uranio ed Elf Aquitaine e Total in quello petrolifero.

IL 43% DEI MIGRANTI ARRIVA DAI PAESI CHE NON ADERISCONO AL CFA
L’adesione, però, è volontaria e nessuno impedisce a questi Paesi di mantenere il cambio con l’euro bussando direttamente alla porta della Bce, che magari investirebbe sui titoli dell’area euro e non solo francesi. Non lo fanno perché è più semplice e consolidato un dialogo con la Francia. Invece potrebbero in qualunque momento decidere di uscire dal Franco Cfa e tornare alla moneta locale: il problema è che i governi che aderiscono all’area faticherebbero a mettere in piedi una loro banca centrale con una politica monetaria in grado di convincere il mercato internazionale dei cambi. Probabilmente ci si arriverà, ma non sarà certamente l’abolizione del Franco Cfa a ridurre i flussi migratori verso l’Europa. I numeri: negli anni 2014/ 2018 dalle aree Cfa è approdato sulle nostre coste il 15% dei migranti, dal resto dell’Africa il 43%.

11 MILIARDI DI TASSE NON PAGATE DALLE MULTINAZIONALI
La più grande «rapina» ai Paesi africani, denuncia l’ultimo rapporto Oxfam, è opera delle multinazionali francesi, americane, inglesi, italiane e, più recentemente, dello Stato cinese: solo nel 2015 hanno sottratto 11 miliardi di dollari in tasse, attraverso trucchi noti a tutti, ma tollerati:
1) abuso di trattato: ovvero lo sfruttamento distorto di convenzioni bilaterali anche quando non ci sarebbero ragioni (ad esempio aprendo appositamente una sede fiscale in un Paese che ha un trattato favorevole con il Paese africano in cui produce);
2) abuso di prezzi di trasferimento: si produce un bene in Africa e poi si vende a prezzi bassissimi a una sussidiaria in paradisi fiscali che poi immette il bene nel mercato. In questo modo nel Paese africano paghi pochissime tasse, mentre il margine più alto si realizza nel Paese dove l’azienda ha un regime fiscale migliore;
3) prestito infragruppo: l’azienda apre una sussidiaria in un terzo Paese e tramite questa fa un prestito enorme a quella in Africa, su cui quest’ultima deve poi pagare gli interessi. Più è alto il prestito, maggiori sono i costi a bilancio per la sussidiaria africana che vanno a influire sugli utili e, quindi, sulle tasse.

Certo, ci sono aziende occidentali che si comportano correttamente e con grande senso di responsabilità, ma il sistema descritto è quello più diffuso: favorisce la corruzione dei funzionari locali, lascia l’Africa in miseria ed è noto a tutti i governi. Il dibattito in Europa, però, ruota attorno a un piano Marshall per l’Africa di cui concretamente non si vede traccia, mentre non una parola viene spesa sulla necessità di «blindare» la regola alla base di ogni sviluppo: pagare il dovuto.

5 – SCHIRÒ – UNGARO (PD) – DECRETO RDC: I NOSTRI EMENDAMENTI PER RIPRISTINARE EQUITÀ E DIRITTI ROMA, 7 marzo 2019

Il Decreto su Reddito e Pensione di cittadinanza esclude dai benefici previsti gli italiani residenti all’estero.

Abbiamo segnalato e criticato a più riprese questa inspiegabile ingiustizia e ci siamo attivati a livello politico e legislativo per farla emendare.

In questi giorni abbiamo presentato alcuni emendamenti al Decreto ora in discussione alla Camera dei deputati con l’auspicio che questa volta il Governo ci ascolti nell’interesse di tanti nostri connazionali.

In un emendamento chiediamo di modificare la norma del Decreto che, così come è formulata, non consentirebbe ai giovani italiani emigrati all’estero in cerca di lavoro di potere richiedere il Reddito di cittadinanza nei casi in cui dovessero decidere di rientrare in Italia (non potendo far valere i due anni di residenza continuativa immediatamente prima della presentazione della domanda).
Lo stesso dicasi degli anziani emigrati soprattutto in Paesi dell’America Latina i quali rientrano in Italia per motivi economici o umanitari (vedere Venezuela) e volessero richiedere la Pensione di cittadinanza: anch’essi non potrebbero far valere i due anni continuativi di cui sopra.
Con l’emendamento intendiamo dare ai nostri connazionali residenti all’estero, giovani e anziani i quali decidono di rientrare in Italia, la possibilità di richiedere il reddito e la pensione di cittadinanza se ne hanno il diritto e la necessità.

In un secondo emendamento chiediamo che Quota 100 (la pensione anticipata con 38 anni di contributi e 62 anni di età) possa essere applicata anche ai futuri titolari di pensione in regime internazionale senza che essi siano costretti a cessare il rapporto di lavoro all’estero come invece previsto dal Decreto (requisito questo che non potrebbe essere soddisfatto dalla stragrande maggioranza dei pensionandi all’estero i quali non potrebbero vivere con il solo pro-rata italiano).

Nel terzo emendamento presentato abbiamo ritenuto opportuno chiedere l’aumento dell’importo minimale stabilito per le pensioni italiane in regime internazionale dagli attuali 12 euro mensili per ogni anno di contribuzione accreditato in Italia a circa 25 euro mensili.
Non è ammissibile infatti che a causa di una legge vecchia di 25 anni (la 335/1995), che vogliamo modificare con l’emendamento, si paghino oggi pensioni all’estero di importo assolutamente irrisorio (se non integrabili al trattamento minimo) quando i contributi sono pochi e remoti nel tempo senza che intervenga invece un adeguato meccanismo di rivalutazione. Con il nostro emendamento vogliamo restituire giustizia e dignità ai nostri pensionati all’estero.

Sinceramente la scarsa sensibilità dimostrata finora da questo esecutivo verso il mondo dell’emigrazione non ci fa essere ottimisti sull’esito delle nostre richieste: tuttavia da parte nostra non mancheranno responsabilità e impegno per sollecitare uno spirito di collaborazione da parte di questo Governo.
I deputati PD: Angela Schirò e Massimo Ungaro
On. Angela Schirò
Camera dei Deputati
Piazza Campo Marzio, 42 – 00186 ROMA – Email: schiro_a@camera.i6 – PARLAMENTARI PD
6 – ESTERO: LE PRIMARIE DEL PD ALL’ESTERO UN ATTO DI FIDUCIA NELL’ITALIA DEMOCRATICA

La grande partecipazione popolare alle primarie del Partito Democratico, che hanno dato a Nicola Zingaretti un forte mandato di guida del partito e di ricostruzione e rinnovamento del centrosinistra, ha avuto una sua significativa proiezione anche all’estero.

Oltre diecimila persone hanno affrontato il disagio di non semplici spostamenti per recarsi a votare nei seggi e lo hanno fatto in tutti i continenti, nelle realtà di tradizionale insediamento emigratorio come in quelle divenute mete di nuova e qualificata mobilità.

Ma il dato politico più importante va sicuramente al di là della scelta tra i candidati. Esso riguarda il fatto che in un momento di crescente marginalizzazione della nuova classe dirigente italiana nel contesto internazionale e di progressivo isolamento del Paese, migliaia di persone abbiano sentito di riaffermare un legame di fiducia con l’Italia attraverso il metodo della democrazia e la disponibilità a perseguire il superamento di questo miserevole presente.

Le primarie del PD all’estero, dunque, non sono solo un passaggio interno di partito o un promettente segnale di rilancio di un centrosinistra rinnovato e competitivo, ma un atto di fiducia e di responsabilità verso il Paese, mentre l’attuale governo non perde occasione perché l’Italia diventi un imbarazzante caso internazionale.

Da quando gli italiani all’estero possono partecipare direttamente alla vita politica e civile del Paese, il centrosinistra e il Partito Democratico sono stati sempre i riferimenti prevalenti, perché più degli altri incarnano l’immagine di un’Italia democratica, aperta, credibile, riformatrice che può avere credito e rispetto nel concerto internazionale. La partecipazione di questo giorni, dunque, ha per noi questo più profondo significato che – ne siamo certi – il nuovo gruppo dirigente del PD e l’intero partito sapranno riconoscere e valorizzare.

I Parlamentari PD Estero: Garavini, Giacobbe, Carè, La Marca, Schirò, Ungaro

7 – DECRETI ATTUATIVI, AL GOVERNO NON INTERESSA LA TRASPARENZA. (ndr).
Quando una legge viene approvata spesso rimane incompleta. Inizia infatti quello che abbiamo definito il secondo tempo delle leggi, periodo in cui ai ministeri viene richiesta l’adozione dei cosiddetti “decreti attuativi”. Atti e norme che servono ad implementare nel concreto le leggi del parlamento. Una fase molto importante dell’iter legislativo, che richiede un monitoraggio continuo. Monitoraggio che storicamente veniva reso possibile da un sito della Presidenza del consiglio.

238 GIORNI SENZA AGGIORNAMENTI DA PARTE DEL GOVERNO SUI DECRETI ATTUATIVI
Peccato però che da circa 8 mesi il governo Conte non rilasci nessun tipo di dato in materia. Un fatto molto grave che rende impossibile monitorare l’attuazione del programma di governo.

8 – SCHIRÒ, UNGARO, GARAVINI (PD): IL GOVERNO IGNORA I PROBLEMI SOCIO-PREVIDENZIALI DEGLI ITALIANI IN AMERICA LATINA
Siamo consapevoli che in un anno di Governo, e nonostante le mirabolanti promesse, non è ragionevolmente ipotizzabile “cambiare il mondo”, come era stato annunciato.

Pur tuttavia un anno è un tempo più che sufficiente per individuare e analizzare i problemi più urgenti ed avviare un abbozzo di attività per la loro soluzione. Ma dopo un anno di Governo gialloverde e con un sottosegretario agli Esteri che dovrebbe rappresentare lo strumento attivo per la tutela dei diritti del mondo dell’emigrazione, in particolare in America Latina, i problemi e le aspettative dei nostri connazionali in quel continente, in materia di previdenza, assistenza, fisco e sanità, sono stati in gran parte disattesi o ignorati.

Ci riferiamo a questioni sociali concrete (per evitare il ricorso ad una sterile propaganda politica) da affrontare e risolvere.

Non c’è traccia invece nell’attività di Governo, per esempio, dell’avvio di trattative per il rinnovo degli accordi bilaterali di sicurezza sociale oramai obsoleti ed inefficaci (vedi Argentina, Brasile, Stati Uniti, Uruguay e Venezuela) o per la stipula di nuovi accordi (vedi Cile, Perù, Ecuador, Colombia, Costa Rica, Messico, etc.); non è stata avviata alcuna riflessione (nella legge di stabilità per il 2019 e nei decreti collegati) sulla necessità di introdurre una sanatoria degli indebiti previdenziali che colpiscono quasi 100.000 pensioni in convenzione o di rivedere il meccanismo di calcolo delle pensioni in convenzione marchiate dalla vergogna di importi irrisori; non sembra rientrare nell’agenda di lavoro di questo Governo una revisione delle numerose convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni fiscali che invece paradossalmente consentono la tassazione concorrente (ne sanno qualcosa i nostri connazionali che vivono, per esempio, in Brasile, in Canada, in Francia) o di stipulare nuovi accordi fiscali con Paesi come il Perù dove vivono importanti comunità italiane; è scomparsa (o meglio, non è stata mai inserita) nel calendario dei lavori una valutazione sull’opportunità di esentare i nostri connazionali dal pagamento di imposte e tasse ingiuste come l’IMU, la TASI e la TARI, il Canone RAI e le addizionali regionali e comunali; è assolutamente inesistente la semplice idea di tutelare le nuove mobilità attraverso la stipula di accordi bilaterali di assistenza sanitaria con i Paesi extraeuropei in modo da non costringere gli italiani in uscita e in entrata a dover ricorrere a onerose polizze assicurative o di garantire le cure urgenti ospedaliere gratuite anche agli italiani nati all’estero che rientrano temporaneamente in Italia; inoltre un Governo attento e sensibile alle questioni sociali dei lavoratori emigrati si attiverebbe con impegno per consolidare e migliorare gli incentivi fiscali ai giovani lavoratori espatriati che desiderano rientrare in Italia e per eliminare la piaga della doppia imposizione fiscale a carico dei giovani espatriati i quali producono reddito all’estero ma non sono iscritti all’AIRE; ed infine a fronte della drammatica ripresa delle migrazioni sarebbe idoneo elaborare politiche e istituire strumenti per accompagnare e gestire con responsabilità e sensibilità il preoccupante fenomeno.
È prassi diffusa degli esponenti di questo Governo difendere le proprie manchevolezze accusando i Governi precedenti, ma dopo un anno di inattività nel settore auspicheremmo un impeto di disponibilità e reattività al fine di ripristinare nell’agenda di lavoro la tutela dei diritti sociali dei lavoratori emigrati. Da parte nostra continueremo a sollecitare un maggiore impegno e ad offrire il nostro contributo.
Parlamentari PD Estero: Angela Schirò, Massimo Ungaro, Laura Garavin

9 – IL PRESIDENZIALISMO E’UN VECCHIO OBIETTIVO DELLA DESTRA ITALIANA E ORA RITORNA NASCOSTO DIETRO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA.
Salvini ha incontrato i (soli) Presidenti di Lombardia e Veneto a cui ha promesso tuoni e fulmini per fare passare le loro richieste di autonomia differenziata. Per Bonaccini dell’Emilia Romagna dovrebbe essere l’occasione per riflettere: hanno dimenticato di invitarlo, infatti l’autonomia differenziata così come è stata posta dall’inizio ha una evidente targa della Lega, per di più quella Nord non quella che oggi Salvini vorrebbe imporre. Insomma un vero e proprio tratto distintivo.

Troppi sembrano dimenticare che l’obiettivo di Salvini è affermareun partito di livello nazionale per guadagnare voti in Italia e in particolare al sud, per di più tentando di intercettare il voto dei delusi dal M5Stelle. E’ evidente che tirare la corda della secessione dei ricchi entra in collisione con questo tentativo di espandersi nel resto dell’Italia. Per questo obiettivo la Lega ora ha cambiato il suo nome originario che era Lega nord, togliendo il nord. Perfino il colore è cambiato, il verde ormai è superato.

E’ aperta una contraddizione evidente tra la spinta per la secessione delle regioni ricche e l’ambizione di Salvini di diventare un partito nazionale e di crescere in tutto il paese, fino a definirsi come un partito sovranista, quindi nazionale, al punto da parlare di difesa dei confini nazionali e di polemizzare con l’Europa in nome dell’Italia.

Se guardiamo la lista delle 23 materie chieste dal Veneto troviamo questioni di fondo: salute, scuola, ambiente, lavoro, infrastrutture, demanio statale e soprattutto nuove risorse, partendo da quelle che sono nel bilancio dello Stato e puntando a incrementi successivi che renderebbero impossibile aiutare le regioni più deboli e farebbero saltare i conti pubblici.

I referendum regionali svolti in Lombardia e Veneto sono solo un alibi. La Corte costituzionale aveva già tagliato le unghie ai quesiti secessionisti, altrimenti i referendum di Lombardia e Veneto non sarebbero stati possibili. Quindi invocarli come un viatico popolare a sostegno delle pressioni delle due regioni è una balla.

E’ sotto gli occhi di tutti la forte contraddizione tra la Lega Nord delle origini, che da sempre coltiva suggestioni secessioniste, e la Lega di Salvini che invece punta a costruire un partito di destra nazionale e sovranista.
La contraddizione è talmente evidente che è ragionevole chiedersi come mai l’opposizione e in particolare quella più o meno di sinistra non scateni uno scontro all’altezza della sfida e dei pericoli per il futuro dell’Italia come nazione.
La ragione probabilmente sta nell’origine della modifica del titolo V della Costituzione, che il centro sinistra – purtroppo – votò a stretta maggioranza poco prima della fine della legislatura nel 2001 per inseguire le lucciole leghiste, salvo poi essere comunque sconfitto alle elezioni politiche poche settimane dopo.

E’ ormai quasi una regola che ogni volta che qualcuno copia idee, proposte, atteggiamenti altrui, rinunciando alla propria diversità, gli elettori votano per l’originale ritenendolo preferibile il limitazione.

Inoltre il Governo Gentiloni non ha trovato di meglio, quando ormai era alla scadenza del suo mandato, di fare ambigue pre intese con le regioni che hanno ringalluzzito i disegni secessionisti.

Forse si deve a questo percorso se l’opposizione di sinistra è silenziosa o almeno non chiassosa quanto dovrebbe nell’opporsi con chiarezza a questo disegno della Lega. Anche il M5 Stelle ha fin qui subito e c’è da temere che continuerà a subire, malgrado alcune recenti dichiarazioni di Di Maio, che ci ha abituato a dei no che evolvono, a volte con rapidità, nel loro contrario, quindi ad un Si. Basta pensare all’autorizzazione a processare Salvini, richiesta dal tribunale dei Ministri di Catania, che verrà votata tra pochi giorni al Senato, su cui è stato invocato l’improbabile alibi del voto degli iscritti attraverso la piattaforma Rousseau per votare contro. Questo è servito solo a tentare di condizionare/blindare il voto dei senatori del Movimento.

Il Pd in particolare dovrebbe riflettere, subito dopo le primarie, se non sia il caso di fare i conti con gli errori del passato e con semplicità impegnarsi a contrastare il regionalismo differenziato targato Lega. In Basilicata si voterà tra un mese e questa posizione, dopo un’operazione verità, potrebbe consentire di recuperare credibilità, proprio in quella regione dove qualche problema c’è.

In ogni caso sono tanti e tante in Italia che hanno capito la posta in gioco e non avendo scheletri nell’armadio possono impegnarsi per tentare di bloccare questo disegno leghista, che per di più cozza contro i principi fondamentali della prima parte della Costituzione che prevede diritti che non sarebbero più in pratica gli stessi in tutta Italia perchè dipendenti dalla regione di residenza.

La destra di opposizione, si fa per dire, non si oppone con convinzione, perchè nel programma elettorale del centro destra l’autonomia differenziata era presente ma – attenzione – accompagnato da quanto sta molto a cuore a Forza Italia e agli altri partiti di destra minori: il presidenzialismo. Il presidenzialismo è un vecchio obiettivo della destra italiana e ora ritorna nascosta dietro l’autonomia differenziata. Questo regionalismo targato Lega cozza con i diritti fondamentali della prima parte della Costituzione che garantisce gli stessi diritti a tutti i cittadini italiani, senza distinzione di residenza e per di più è obiettivamente sovversive verso la Costituzione italiana, la democrazia in essa prevista e degli equilibri da essa previsti. Presidenzialismo è uguale ad un uomo solo al comando. Non ci vuole molta fantasia a capire perchè Salvini sia tanto interessato ad aprire questo scenario, spera di cogliere il risultato più ambito. il Presidenzialismo, dopo anche Di Maio non servirà più e Salvini finalmente potrà candidarsi.
Chiaro lo scenario ? Vogliamo aiutare Salvini in questo percorso ? di Alfiero Grandi

10 – NUMERI ALLA MANO I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche
84 – I GIORNI CHE MANCANO ALLE ELEZIONI EUROPEE 2019. Mancano meno di 3 mesi all’elezione del prossimo parlamento europeo. Cadono in una fase decisiva: con l’uscita del Regno Unito dall’Unione è tutto da capire che percorso prenderà l’integrazione europea. Facciamo il punto sui poteri dell’Ue e su come funzionano le sue istituzioni politiche. Vai all’articolo
-16,5 – I PUNTI DI DIFFERENZA TRA L’AFFLUENZA ALLE EUROPEE 2014 E LE POLITICHE 2013. Alle europee tradizionalmente votano meno persone che nelle elezioni politiche. Ciò era vero anche nei primi rinnovi dell’europarlamento, negli anni ’80. Con un sistema di partiti ancora molto strutturato la differenza era già di 5-6 punti percentuali. Nei decenni successivi il divario si è progressivamente allargato. Guarda il confronto dell’affluenza tra europee e politiche
29% – DEI PARLAMENTARI EUROPEI APPARTENGONO AL PPE. Nell’attuale europarlamento, il gruppo più numeroso è quello del Partito popolare europeo (centrodestra). Gli eurodeputati si organizzano per idee politiche, non per nazionalità. La consistenza dei partiti ha un peso decisivo nella scelta della commissione. Quella attuale (Juncker) è stata approvata da una maggioranza formata principalmente da popolari, socialisti e liberali.
13 – I PRESIDENTI DELLA COMMISSIONE NELLA STORIA DELL’UE . La commissione, oltre a essere l’organo esecutivo dell’Unione europea, è anche l’unica istituzione con potere di iniziativa legislativa. Il suo presidente viene proposto dal consiglio europeo ed eletto dal parlamento. Nella storia della commissione il presidente più longevo è stato Jacques Delors (in carica per 3.666 giorni). Vedi la classifica della durata in carica dei presidenti della commissione
80% – DELLE NORME EUROPEE VENGONO APPROVATE CON LA DOPPIA MAGGIORANZA. Una proposta della commissione per essere approvata passa dal voto del parlamento (che rappresenta i cittadini) e dal consiglio dell’Ue (che rappresenta gli stati). Qui ha bisogno dell’unanimità solo nelle materie sensibili (come la politica estera). Negli altri casi serve la doppia maggioranza: 55% degli stati che rappresentano almeno il 65% dei cittadini. Scopri come cambia il peso degli stati con la brexit La commissione, oltre a essere l’organo esecutivo dell’Unione europea, è anche l’unica istituzione con potere di iniziativa legislativa. Il suo presidente viene proposto dal consiglio europeo ed eletto dal parlamento. Nella storia della commissione il presidente più longevo è stato Jacques Delors (in carica per 3.666 giorni). Vedi la classifica della durata in carica dei presidenti della commissione

80% – DELLE NORME EUROPEE VENGONO APPROVATE CON LA DOPPIA MAGGIORANZA
Una proposta della commissione per essere approvata passa dal voto del parlamento (che rappresenta i cittadini) e dal consiglio dell’Ue (che rappresenta gli stati). Qui ha bisogno dell’unanimità solo nelle materie sensibili (come la politica estera). Negli altri casi serve la doppia maggioranza: 55% degli stati che rappresentano almeno il 65% dei cittadini. Scopri come cambia il peso degli stati con la brexit

11 – LA MARCA (PD): SI NOMINI AL PIÙ PRESTO IL NUOVO CONSOLE ONORARIO IN CONNECTICUT
Dalla primavera dello scorso anno i nostri connazionali residenti in Connecticut(USA) non hanno la possibilità di usufruire per il disbrigo delle loro pratiche dei servizi del locale console onorario, dopo che il precedente titolare ha smesso le sue funzioni per raggiunti limiti d’età.

Soprattutto per i più anziani, essere costretti a spostarsi nella sede del Consolato generale di New York rappresenta un disagio reale e un dispendio di tempo, di energie e di risorse. Senza contare l’appesantimenti del lavoro nello stesso Consolato generale.
Anche se consapevole delle complesse procedure da esperire per arrivare alla nomina di un console onorario, già dallo scorso anno avevo sollecitato una soluzione positiva. In questi giorni, ho scritto al Console generale, Min. Plen. Francesco Genuardi, perché ogni sforzo sia fatto per accelerare i tempi della nomina del nuovo Console onorario e dell’assunzione effettiva delle funzioni.

Confido nell’impegno dell’Amministrazione in tal senso e comunque continuerò a seguire la questione fino alla sua positiva conclusione.
On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D. – Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America
Electoral College of North and Central America

12 – ANCHE QUEST’ANNO CON POSSIBILE VOGLIAMO CELEBRARE UN 8 MARZO CHE SIA FEMMINISTA NELLA SOSTANZA, RILANCIANDO LA PIATTAFORMA PER CUI CI BATTIAMO TUTTI I GIORNI DELL’ANNO, PROPOSTE CONCRETE PER RENDERE FINALMENTE L’ITALIA #unpaeseperdonne.

Misure per combattere la disparità salariale, piena applicazione della legge 194, finanziamento dei centri antiviolenza, aumento dei congedi di paternità, inserimento delle donne vittime di violenza nelle categorie protette previste dalla legge 68/1999, ecco alcune delle nostre proposte per ridurre la disparità di genere.

DISPARITÀ SALARIALE
Di recente l’Islanda ha approvato una legge che rende illegale pagare diversamente uomini e donne a parità di mansione, mentre in Italia la differenza salariale tra uomo e donna è ancora rilevante.

Ci vuole più trasparenza, e lo Stato deve impedire alle aziende che non applicano al loro interno la parità salariale di partecipare ad appalti e gare pubbliche.
LEGGE 194
Da anni si lotta per la piena applicazione della legge 194. Oggi, di fronte agli attacchi dei “Movimenti per la Vita”, è ancora più urgente non arretrare di un passo.

Proponiamo che almeno il 50% del personale sanitario e ausiliario negli ospedali sia non obiettore, per assicurare che l’accesso all’aborto sia davvero garantito.

CENTRI ANTIVIOLENZA
A fronte dei sempre maggiori servizi richiesti ai centri antiviolenza, mancano le garanzie economiche che consentano alle strutture di rimanere aperte e di programmare le attività.

Vanno incrementati i finanziamenti per i centri, per aumentarne personale e diffusione.

LEGGE 68/1999
Bisogna inserire le donne vittime di violenza nelle cosiddette “categorie protette” definite dalla legge 68/1999, che prevede l’obbligo per le aziende di assumere lavoratori appartenenti a una categoria protetta a partire dalla quindicesima assunzione.

Questo permetterebbe a molte donne di costruire un’indipendenza economica e un futuro che oggi sembrano preclusi.

CONGEDI PARENTALI
La conciliazione tra vita professionale, privata e familiare è un diritto fondamentale, che garantisce l’equa ripartizione del lavoro tra uomini e donne.

Con questo obiettivo in mente vanno riviste le norme sui congedi parentali, estendendo quelli obbligatori di paternità, e vanno sostenute le famiglie in ogni fase della vita.

13 – SCHIRÒ (PD): UNA MIA INTERROGAZIONE SUL SISTEMA DI PRENOTAZIONE ON-LINE DEL CONSOLATO GENERALE D’ITALIA A MONACO

In seguito alle ripetute segnalazioni di cittadini italiani della circoscrizione consolare di Monaco sulle difficoltà del funzionamento del sistema di prenotazione on-line, ho presentato un’interrogazione al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.

Le maggiori criticità denunciate riguardano il download della “Guida all’uso del sistema di prenotazione”; i tempi di attesa per gli appuntamenti (sei – otto mesi); il sistema di prenotazione online che avrebbe a disposizione un numero limitato di slot giornalieri, esauriti i quali verrebbe disattivato costringendo gli utenti ad accedervi di notte o nelle primissime ore del mattino per intercettare la disponibilità di un appuntamento in tempi ragionevoli, ancorché lunghi.

Anche il Consolato di Monaco risente del rilevante incremento di iscritti all’Aire di questi ultimi anni e quindi dell’aumento di richieste di documenti ed altri servizi. È evidente pertanto l’esigenza di adeguare l’organico della sede per evitare riflessi negativi sulla qualità dei servizi consolari prestati, parzialmente compensata dal personale che, con dedizione e professionalità, tenta di supplire a tale situazione.

Per questa ragione nella mia interrogazione chiedo al ministro di sapere se siano previste integrazioni all’organico esistente e misure per migliorare il funzionamento del sistema delle prenotazioni on-line così da rispondere adeguatamente alle esigenze dei cittadini-

14 – In Uruguay, “pronto il progetto per la costruzione del nuovo Consolato”

L’esponente del governo italiano: “Con gli architetti abbiamo analizzato i tempi e studiato il progetto, sarà una struttura di circa 650 mq, molto moderna e sicura”
Prosegue la missione in Sud America del Sottosegretario agli Esteri Sen. Ricardo Merlo, insieme a Luigi Vignali, Direttore generale per gli italiani all’estero alla Farnesina.
Dopo aver fatto tappa in Argentina, Merlo è giunto con Vignali ieri in Uruguay, a Montevideo. Ricevuto dall’ambasciatore d’Italia Gianni Piccato, si è subito recato in ambasciata per una riunione di lavoro.
“Il tema principale sul tavolo – spiega il Sottosegretario – è stato il progetto del nuovo consolato che sarà costruito dentro l’area dell’ambasciata, ma in una via laterale. Con gli architetti abbiamo analizzato i tempi e studiato il progetto, sarà una struttura di circa 650 mq, molto moderna e sicura“.
Subito dopo “abbiamo avuto una riunione molto istruttiva con tutto il personale del consolato – prosegue Merlo – avendo ascoltato preoccupazioni e richieste. In effetti si lavora in uno spazio non consono alla mole delle attività. La sede – sottolinea – è quella meno spaziosa di tutta la rete consolare ed è molto modesta nell’estetica. Perciò questo progetto ha restituito fiducia e dato nuovo entusiasmo a chi ha il compito di offrire risposte e supporto alla nostra comunità”.
Dopo il pranzo con l’ambasciatore e la moglie, il Sottosegretario Merlo, sempre accompagnato dal diplomatico, ha svolto una prima ricognizione per le vie della città degli stabili in affitto: “Pensiamo di dislocare alcuni servizi consolari, alcuni uffici, come l’anagrafe di stato civile e quello per le informazioni per chi viene a chiedere ragguagli rispetto ai regolamenti o a fissare appuntamenti”. “Cerchiamo uno stabile di almeno 350 mq – aggiunge l’esponente del governo italiano – da utilizzare nell’attesa del completamento della nuova struttura”.
Nel pomeriggio visita alla Casa degli Italiani, per incontrare i principali esponenti della comunità italiana e per un confronto diretto con i rappresentanti di Comites e CGIE e con i coordinatori del MAIE Uruguay. Almeno un centinaio di persone presenti all’appuntamento; tutte hanno voluto rivolgere al Sottosegretario Merlo i propri complimenti per l’importante lavoro che sta portando avanti.
“Anche la missione in Uruguay, come quella argentina, è stata fonte di suggerimenti preziosi per i nostri obiettivi oltre che di soddisfazione e gioia per gli incontri con i nostri connazionali”, sottolinea il Sen. Ricardo Merlo, “il lavoro del governo per gli italiani nel mondo continua senza pause”, conclude, mentre sta già preparando il programma per la prossima missione istituzionale all’estero

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