Crotone come Castelnuovo, i migranti cacciati dal Cara accolti dai cittadini. «Vedere crescere mio figlio con la piccola Salima è la più grande soddisfazione. Questa è l’Italia di domani»

Tra le persone costrette a lasciare il centro di accoglienza per effetto del decreto sicurezza anche Yousuf e Faith con la loro piccola e un altro bimbo in arrivo. Poi il dramma e l’aborto. Ora una nuova speranza: la famiglia ha finalmente una nuova casa grazie alla generosità di una volontaria di Caccuri.

Manuelita, volontaria della Caritas diocesana a Crotone e presidente dell’associazione di volontariato Sabir, è diventata un esempio di un’accoglienza che va ben oltre il primo soccorso: ha dato una casa a una giovane famiglia di migranti che ha incontrato per la prima volta il 30 novembre scorso. Quella notte erano stati allontanati dal Cara di Isola Capo Rizzuto 24 persone per effetto del decreto legge sicurezza. Tra di loro Yousuf e Faithcon la loro piccola Salima e un altro bimbo in arrivo.

Speravano di ricominciare una nuova vita e far nascere il loro secondogenito in Italia ma probabilmente a causa del periodo di forte stress Faith ha perso il figlio che aspettava. Un caso che ha scosso l’opinione pubblica arrivando fino in Parlamento, considerato in un’interpellanza urgente dai democrat Enza Bruno Bossio e Gennaro Migliore come simbolo degli effetti negativi del decreto legge voluto da Salvini in tema di sicurezza.

Yousuf e Faith, secondo la Bruno Bossio durante l’interpellanza, avrebbero dovuto ricevere una seconda accoglienza adeguata invece «si sono ritrovati come due novelli “Giuseppe e Maria” a cercare un posto in cui far nascere il “piccolo Gesù″», con la differenza però che a loro è toccato un triste epilogo. Nessuna nascita per la coppia di migranti il 24 dicembre ma una notte in ospedale e un aborto.

Nel momento più difficile però non si sono ritrovati da soli: al loro fianco gli instancabili volontari dell’associazione Sabir. Adesso la giovane coppia di migranti sta tentando di superare il trauma assieme alla sua primogenita, Salima, nella nuova casa di Caccuriofferta da Manuelita e suo marito Ramzi, accolti dall’intera comunità crotonese.

Per Manuelita l’accoglienza diffusa è l’unica via per l’integrazione, un’esperienza che sta vivendo in prima persona :«Vedere crescere mio figlio con la piccola Salima è la più grande soddisfazione. Questa è l’Italia di domani».

 

Enrica Cunzolo

 

FONTEhttps://www.diritti-umani.org/

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