19 01 12 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ ESTERO ED ALTRE COMUNICAZIONI.

0 – Divisi su tutto. Il governo gialloverde maionese impazzita La vendetta lombarda. Dai migranti al reddito di cittadinanza al Tav. E si apre anche il fronte trivelle. La Lega: no all’emendamento del Mise
1 – PARLAMENTARI PD ESTERO: per questo governo gli italiani all’estero non esistono nemmeno per il reddito di cittadinanza
2 NUMERI ALLA MANO. I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Alcuni numeri per raccontare i primi 6 mesi del governo Conte. “Semestre giallo-verde”. GOVERNO CONTE
3 – «L’America latina guardi ai cambiamenti cubani»
4 – E’ terminato un anno davvero incredibile e desidero condividere con voi alcuni pensieri e rinnovare il mio impegno per il 2019
5 – LA RIFORMA URGENTE E’ QUELLA ELETTORALE.

0 – DIVISI SU TUTTO. IL GOVERNO GIALLOVERDE MAIONESE IMPAZZITA LA VENDETTA LOMBARDA. DAI MIGRANTI AL REDDITO DI CITTADINANZA AL TAV. E SI APRE ANCHE IL FRONTE TRIVELLE. LA LEGA: NO ALL’EMENDAMENTO DEL MISE di Andrea Colombo

Tra i gialli e i verdi è guerra su tutti i fronti. Il consiglio dei ministri che ieri avrebbe dovuto varare il decreto su quota 100 e reddito di cittadinanza non è slittato, come previsto, a oggi: il testo definitivo non sarebbe stato pronto comunque. Appuntamento rinviato alla prossima settimana. Lo scoglio sono quei fondi per le pensioni di invalidità senza i quali la Lega giura di essere pronta a fare a striscioline le riforma-bandiera dei 5S.
Di Maio tranquillizza garantendo che quei soldi salteranno fuori, anzi sono già in cassaforte grazie a un «tesoretto» in possesso del governo. In un modo o nell’altro le coperture si troveranno davvero ma la soluzione del problema non eliminerà neppure una nuvoletta dal cielo tempestoso che rende oscuri il presente e il futuro della maggioranza gialloverde. Proprio come non è servito a niente l’accordo-pecetta raggiunto nella notte tra Conte, Salvini e Di Maio sui profughi della Sea Watch e della Sea Eye. Quel vertice, al contrario, ha certificato la profondità di una lacerazione non più ricucibile. Nella migliore delle ipotesi si potrà tenere il governo in vita artificiale ancora per qualche mese, ma neppure il traguardo delle europee è ormai certo.
IERI FONTI ANONIME ma qualificate del Carroccio spiattellavano alle agenzie che «una situazione così comica non può durare», senza nemmeno più escludere l’eventualità di una crisi dopo le elezioni in Abruzzo anche prima di elezioni europee viste ormai però come ultimo traguardo. Salvini smentisce, giura che non c’è nessun rischio di crisi. Ma a porte chiuse svela umori assai meno rosei. «Questi iniziano ad avere posizioni incomprensibili su tutto», sbotta. Musica per le orecchie di una parte sostanziosa e fondamentale della Lega, ai vertici come alla base. La crescente insofferenza nei confronti di Di Maio accomuna l’ala governista di Giorgetti e Zaia e la base produttiva del nord e del nord-est, che della Lega resta il core business. Dopo lo sgambetto di Conte e Di Maio sui migranti si sono messi in fila in parecchi per chiamare «il Capitano» ripetendo tutti: «Ti stanno fregando».
A DETERMINARE l’improvviso precipitare di una situazione comunque fragile sono stati due elementi, il primo prevedibile, il secondo un po’ meno. L’avvicinarsi della campagna elettorale, con i 5S nel panico per l’emorragia di voti, ha imposto una sterzata a sinistra, essendo il campo opposto già tutto occupato da Salvini, e allo stesso tempo ha reso inevitabile un’impennata degli atteggiamenti conflittuali. A esacerbare un problema che si sarebbe posto comunque è arrivato il nuovo ruolo di Conte, che dalla trattativa europea sulla manovra in poi ha deciso di provare a fare davvero il capo del governo. Ma per questo è costretto a fare sponda con Di Maio, sacrificando quel ruolo di «pacificatore» che aveva sin qui agevolato la navigazione della barca gialloverde.
ORA INVECE I FRONTI di guerra si moltiplicano. La partita su reddito e Quota 100 proseguirà ben oltre la presentazione del decreto. La Tav si profila ogni giorno di più come terreno minato. La Lega sabato sarà in piazza con i Sì-Tav, Salvini si schiera a favore del referendum in caso di blocco dei lavori e il capogruppo alla Camera Molinari non la manda a dire: «Va realizzata».

«E’ uno schiaffo in faccia all’M5S», replica furibondo il senatore 5S Airola. In effetti è proprio così. Stesso clima sulle trivellazioni. Il Mise ha approntato l’emendamento per bloccare 36 autorizzazioni tra cui tutte quelle nello Ionio. La Lega è di parere opposto: «Non possiamo consentire che la paura blocchi lo sviluppo», sentenzia Vannia Gava, sottosegretaria all’Ambiente. «Si può difendere l’ambiente senza frenare lo sviluppo», commenta lo stesso Salvini.
RESTARE UNITI con questi umori è un’impresa probabilmente impossibile. Ma Salvini frena ogni velleità di ribaltone: «No a un governo con cambia-casacca. Arriviamo alla fine con la stessa squadra, poi gli italiani decideranno». Prima di far saltare il banco vuole essere certo che l’esito della crisi siano le elezioni.

 

1 – PARLAMENTARI PD ESTERO: PER QUESTO GOVERNO GLI ITALIANI ALL’ESTERO NON ESISTONO NEMMENO PER IL REDDITO DI CITTADINANZA, Comunicato – Roma, 7 Gennaio 2019
Il testo del decreto legge contenente le regole applicative del reddito di cittadinanza e della cosiddetta “quota cento”, dopo la proposta di riduzione degli eletti nella circoscrizione Estero e la mancanza di risposte della manovra finanziaria, conferma in modo evidente che per questo governo e per la maggioranza 5Stelle-Lega-Maie gli italiani all’estero sono l’ultimo dei pensieri, anzi non esistono.
Il reddito di cittadinanza, o meglio ciò che ne resta dopo i tagli di risorse concordati con l’UE, può essere richiesto dai cittadini italiani e da una serie di altri soggetti (cittadini di paesi dell’Unione europea o di paesi che hanno sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale con l’Italia o di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE di lungo periodo), a condizione che al momento della domanda risiedano in Italia da almeno dieci anni in modo continuativo.
Quindi, chi è all’estero e perde il posto di lavoro o decide comunque di rientrare non può presentare domanda. Chi è andato all’estero negli ultimi anni – e sono centinaia di migliaia, secondo le statistiche – per esperienze brevi di lavoro e poi è tornato, è escluso. Coloro che stanno lasciando con disperazione le zone di crisi, come il Venezuela con la speranza di trovare accoglienza nel paese di origine, devono rivolgersi altrove, con buona pace delle affermazioni fatte di recente dal Sottosegretario Merlo a un giornale venezuelano. Senza contare le ristrette griglie reddituali che renderanno pressoché impossibile l’accesso anche ai pochi che possano avere miracolosamente i requisiti della cittadinanza e della residenza.
Questi sovranisti irresponsabili e dilettanti allo sbaraglio, tra l’altro, nemmeno si pongono il problema che vi sono partner europei che concedono misure di sostegno sociale ai cittadini stranieri in base ad una decorrenza della residenza molto più limitata. Nella sola Germania, ad esempio, il sistema di assistenza sociale assiste oggi circa 70.000 italiani residenti nel paese da soli 5 anni. Di fronte ad una disparità così vistosa di trattamento, questi Stati come reagiranno? Ci saranno conseguenze per i nostri connazionali lì residenti?
Ma le “dimenticanze” e le “disattenzioni” non si fermano qui. Quando all’art. 4 si parla dei patti per il lavoro tra i disoccupati richiedenti il reddito di cittadinanza e i centri per l’impiego, nemmeno una parola si dice sull’informazione, l’orientamento e la formazione professionale delle centinaia di migliaia di giovani che, non trovando lavoro in Italia, sono costretti ogni anno a recarsi all’estero, senza alcuna forma di informazione, tutela o accompagnamento. Perché i (costosi) centri per l’impiego non dovrebbero assolvere anche ad una funzione informativa e di qualificazione professionale per coloro – tanti – che non riusciranno ad avere una chiamata di lavoro e per scelta o per necessità andranno all’estero?
Non solo non esistono, dunque, gli italiani all’estero, ma non esistono nemmeno i nuovi emigranti, che pure sono una delle espressioni più dirette e vistose della crisi sociale che il Paese sta attraversando. Nel passaggio alle Camere del decreto, ancora una volta toccherà a noi far presente nelle aule del Parlamento che gli italiani all’estero invece esistono, hanno pari diritti e vanno tutelati come tutti gli altri cittadini italiani.
Vedremo se gli altri eletti all’estero si risveglieranno dal loro torpore e saranno capaci di abbandonare il loro sterile propagandismo, mettendosi sul piano delle proposte e dell’impegno per cercare di ridare una rotta accettabile a una nave che ha preso una preoccupante deriva.
I Parlamentari PD Estero: Garavini, Giacobbe, Carè, La Marca, Schirò, Ungaro

 

2 – NUMERI ALLA MANO. I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Alcuni numeri per raccontare i primi 6 mesi del governo Conte. Leggi il report “Semestre giallo-verde”. GOVERNO CONTE

– 63,16% DELLE LEGGI APPROVATE SONO STATE CONVERSIONI DI DECRETI DEL GOVERNO. Anche questo esecutivo, come i precedenti, sta monopolizzando la produzione legislativa del parlamento. In particolare i decreti legge stanno facendo da padrone, rappresentando quasi 2/3 dei testi usciti dall’aula. Dato più alto dal governo Letta ad oggi. Vedi il confronto tra governi

– 8 GIORNI DI ATTESA IN MEDIA PER I DECRETI DALLA PRESENTAZIONE IN CDM. Una particolarità di questo governo è la lunga attesa per la pubblicazione in gazzetta ufficiale dei decreti legge in seguito alla loro presentazione in conferenza stampa. Passano in media 8 giorni, e con il governo Letta, esecutivo molto simile per genesi, ne passavano solo 4. Questo ha contribuito a rendere l’azione di governo in questi 6 mesi contorta e a volta poco trasparente. Leggi la nostra analisi

– 94% DELLE PROPOSTE DEI PARLAMENTARI SONO ANCORA FERME AL PALO . Mentre il governo continua a controllare l’agenda dei lavori del parlamento, le proposte di deputati e senatori vengono discusse raramente. Il 35,59% dei testi deve ancora essere assegnato alla commissione competente, mentre il 59,10% è stato assegnato ma non è ancora stato esaminato. Con il governo Letta, anch’esso a inizio di una legislatura, i numeri erano fortemente differenti. Scopri i dati dei due governi a confronto

– 1/2 . DEI VOTI HA AVUTO SOLO IL 5% DI PARERI CONTRARI . Escludendo i decreti legge, durante i primi 6 mesi del governo Conte, camera e senato hanno discusso e approvato provvedimenti dal basso impatto normativo (trattati internazionali, istituzione di commissioni d’inchiesta e altro). Lo si evince soprattutto analizzando l’esito dei voti finali: in oltre la metà delle occasioni solo il 5% dei parlamentari ha espresso parere contrario. Guarda tutte le percentuali.

– +92. DEPUTATI PER LA MAGGIORANZA CON FORZA ITALIA E FRATELLI D’ITALIA. Interessante monitorare come sui provvedimenti a trazione leghista, vedi il decreto sicurezza, Forza Italia e Fratelli d’Italia non facciano mancare il loro sostegno al governo. Questo aumenta fortemente i numeri della maggioranza, a differenza di quanto avviene sui provvedimenti 5stelle, come il decreto dignità, generalmente approvati con meno voti favorevoli. Leggi il report completo sui 6 mesi di governo.

 

3 – «L’America latina guardi ai cambiamenti cubani»
Il personaggio. Intervista a Frei Betto, teologo della liberazione: «Cuba non sarà una mini-Cina. Il passaggio è da un’economia statalizzata a un’economia popolare. Dove lo Stato è presente ma attiva il protagonismo dal basso». «L’isola torna ad essere un punto di riferimento come nel 1959, quando dimostrò con la rivoluzione dei barbudos che l’imperialismo americano non era invincibile»

È una lunga amicizia quella che lega lo scrittore e teologo della liberazione brasiliano Frei Betto al popolo cubano. Nell’isola, il frate domenicano è noto, in particolare, per la sua lunga intervista a Fidel Castro che, diventata nel 1985 un celeberrimo libro, Fidel y la religión, segnò una nuova pagina nel rapporto dell’isola caraibica con la fede.

Ma non è certo solo alla sua assidua frequentazione con i fratelli Castro che Frei Betto, autore di oltre 50 libri, deve la sua fama in America Latina. Rinchiuso in carcere dal regime militare brasiliano (dal 1969 al 1973), il teologo ha lottato in prima fila contro la dittatura, rafforzando l’organizzazione popolare attraverso le comunità ecclesiali di base. Consigliere speciale di Lula e uno dei principali ideatori del Progetto «Fame Zero», ha lasciato il governo – in punta di piedi – alla fine del 2004, non condividendo le modalità del programma di lotta alla povertà.

Né ha risparmiato critiche al programma neodesarrollista portato avanti dai governi progressisti – mirato sostanzialmente a fare dell’America Latina un’oasi di stabilità del capitalismo in crisi – individuando nel modello cubano una fonte di ispirazione per la sinistra latinoamericana e mondiale.

Quale significato ha avuto per l’America Latina la rivoluzione cubana?

È stata la dimostrazione che l’imperialismo Usa non era invincibile. Se i barbudos della Sierra Maestra erano riusciti a liberare Cuba, altri popoli avrebbero potuto fare lo stesso. Cuba è un punto di riferimento, un segno di speranza per chiunque sogni un altro mondo possibile. Perché, malgrado tutte le difficoltà, è riuscita ad assicurare ai suoi abitanti i tre diritti essenziali – alimentazione, salute ed educazione – elevando la loro autostima. Per molto tempo, a causa delle pressioni Usa sull’Oea (L’Organizzazione degli Stati americani ndr), solo il Messico ha conservato relazioni con Cuba. Poi, con la fine delle dittature militari, le cose sono cambiate. Cuba ha espresso la sua solidarietà inviando medici e insegnanti nei luoghi più remoti del continente. E ha ricevuto in cambio rispetto e appoggio popolare alla rivoluzione.

Che ruolo ha svolto la teologia della liberazione nei rapporti tra Cuba e l’America Latina?

La Teologia della liberazione ha rivelato ai cubani come l’ottica sovietica sulla religione fosse sbagliata. L’incontro di Fidel con i «cristiani per il socialismo» durante la sua visita nel Cile di Allende come pure la partecipazione dei cristiani alla rivoluzione sandinista mostravano come la religione potesse anche costituire un fattore di liberazione. Da qui il contatto diretto di Fidel con i teologi legati alla TdL, la mia intervista del 1985, le visite di teologi e vescovi a Cuba (i fratelli Boff, Giulio Girardi, François Houtart, Pedro Casaldáliga, Mendes Arceo), la lettura da parte di Fidel delle opere di Gustavo Gutiérrez. Tutto ciò ha avvicinato l’isola ai cristiani latinoamericani, portando al superamento del carattere ateo dello Stato cubano.

Perché Cuba ancora resiste mentre i governi progressisti hanno per gran parte ceduto il passo?

I governi progressisti hanno avuto indubbiamente il merito di adottare importanti misure a favore delle fasce più povere, ma non sono riusciti ad approfittare degli alti prezzi delle materie prime sul mercato internazionale per intraprendere le riforme strutturali tanto necessarie all’America Latina. Né hanno saputo combattere la corruzione, come invece è riuscita a fare Cuba. Un secondo errore è stato quello di dare la priorità all’accesso delle persone ai beni personali, quando avrebbero dovuto invece seguire l’esempio di Cuba, privilegiando, in primo luogo, i beni sociali: educazione, salute, alimentazione, casa… In assenza di un accesso ai beni sociali, è assai difficile raggiungere un livello sufficiente di qualità di vita, soprattutto nel quadro di un modello così fortemente consumista. Infine, al contrario di Cuba, è mancata l’alfabetizzazione politica del popolo. E in ciò non esiste neutralità: se io non vengo educato a una concezione solidale, altruista, socialista, la mia formazione avverrà all’interno di una prospettiva individualista, egocentrica, consumista. Non si è promossa la formazione politica e ideologica nell’illusione che il solo fatto di stare sotto un governo progressista rendesse le persone progressiste. È come pensare che a Cuba chiunque nasca sia, naturalmente, socialista. Non è vero. Perché, come diceva Lenin, l’amore è un prodotto culturale, è frutto di un’educazione.

Il popolo dell’Avana sui balconi al Paseo del Prado in occasione della sfilata di moda del sarto internazionale Karl Lagerfeld, foto Reuters
Se il socialismo fallisse a Cuba, hai scritto in passato, «sarebbe la fine di tutta la speranza storica dell’umanità». Quanto è reale questo pericolo di fronte all’attuale offensiva della destra in America Latina?

L’egemonia capitalista esercita un potere così schiacciante che molti abdicano dal proposito di costruire un nuovo modello di civiltà. A poco a poco, come se si trattasse di un virus incontrollabile, il capitalismo si impone nelle nostre relazioni personali e sociali. E noi aderiamo alla credenza idolatrica che «non c’è salvezza fuori dal mercato». È importante capire perché, con l’eccezione di Cuba, l’esperienza socialista sia fallita. Il socialismo ha commesso l’errore, socializzando i beni materiali, di privatizzare quelli simbolici, scambiando la critica costruttiva con la controrivoluzione, riducendo l’autonomia della società civile, permettendo che la sfera del potere si trasformasse in una casta di privilegiati distanti dagli aneliti popolari. Era un socialismo che non aveva radici, un socialismo «parrucca» e non «capello», non cresceva dal basso verso l’alto. Ci resta Cuba. E il socialismo cubano non deve fallire, perché significherebbe che la storia è finita, l’utopia è morta, ha vinto il capitalismo, e ha vinto per i pochi che godono dei suoi progressi su una montagna di cadaveri e di vittime.

E i cambiamenti in corso a Cuba cosa possono suggerire alla sinistra latinoamericana, nell’attuale contesto di crisi?

Cuba sta attraversando una fase di cambiamento che può essere fonte di ispirazione per la sinistra latinoamericana. Alcuni si chiedono se non finirà per trasformarsi in una mini-Cina, sposando un’economia capitalista con un governo socialista. Ma credo si. In realtà, il passaggio è da un’economia statalizzata a un’economia popolare. Dove lo Stato fa sentire sì la sua presenza, ma lasciando spazio ai piccoli imprenditori, alle cooperative, all’economia solidale e a molte altre forme che vanno crescendo dal basso verso l’alto. È un errore pensare che Cuba stia uscendo da un’economia socialista per entrare in un’economia capitalista. Quello a cui stiamo assistendo è il protagonismo della gente con la sua creatività, con la sua capacità di iniziativa, con la sua forza di resistenza. E quando si diventa protagonisti si è chiamati ad assumere una decisione etica: ne trarrò beneficio per me o contribuirò a creare una cultura etica? L’economia popolare nel quadro del socialismo esige uno spirito socialista molto radicato. Io dico sempre che il socialismo è il nome politico dell’amore. Fidel diceva che un rivoluzionario può perdere la libertà andando in carcere e la famiglia andando in esilio, può perdere la salute ammalandosi, può perdere il lavoro facendosi cacciare in quanto rivoluzionario, e persino la vita, ma solo una cosa non può perdere: l’etica.

 

4 – E’ terminato un anno davvero incredibile e desidero condividere con voi alcuni pensieri e rinnovare il mio impegno per il 2019.
Care amiche e cari amici,
è terminato un anno per me davvero incredibile, ricco di cambiamenti che non avrei potuto immaginare e di occasioni che mai avrei pensato di avere.
Voglio condividere con voi alcuni pensieri e una specie di grande resoconto della settimana, applicato a questi miei primi mesi da vostra rappresentante in Parlamento.

Da dove è cominciato tutto
Quando, la notte del 4 marzo, ho partecipato allo spoglio delle schede elettorali arrivate da tutto il mondo, pensavo che sarebbe stato interessante vedere come si svolgevano le operazioni e vivere la conclusione di una campagna elettorale per me entusiasmante insieme ad altre persone che avevano condiviso questo percorso con me. Avevo girato molto la Germania e qualche pezzo di Europa, avevo parlato – dal vivo o tramite social network – con persone entusiaste e appassionate, avevo scelto di dedicare i miei sforzi a temi che trovavano poca attenzione (dal lavoro nero e irregolare, ai problemi di inserimento scolastico dei bambini, alla necessità di porre attenzione alle esigenze di tutti i tipi di italiani all’estero). Ero contenta del lavoro che avevo fatto, insieme alle persone che mi hanno accompagnato in quest’avventura, ed ero soddisfatta di come eravamo riusciti a portare avanti le nostre battaglie pur con poco tempo e pochi mezzi. A Castelnuovo ho iniziato a vedere il mio nome scritto su tante schede e ho provato una grande emozione, che aumentava di minuto in minuto man mano che diventava chiaro il risultato complessivo. E l’arrivo della notizia ufficiale della mia elezione, dopo qualche settimana di attesa, mi ha lasciato emozionata e senza parole (ma avreste dovuto vedere l’orgoglio nei volti dei miei genitori, un orgoglio che rivedo ogni volta che intervengo in Aula o porto avanti un progetto a cui tengo). È stato un anno di prime volte: la prima elezione, il primo ingresso alla Camera, cercando immediatamente e d’istinto l’emiciclo sinistro, il primo intervento in Commissione sul Reddito di Inclusione, il primo intervento in Aula a sera inoltrata, con il cuore che batteva all’impazzata e i colleghi che mi facevano coraggio, per parlare dei problemi legati ai corsi di lingua e cultura per i bambini degli italiani all’estero e dei tagli ai sussidi sociali nelle zone di crisi complessa.

L’Aula dall’interno
Vedere da vicino il funzionamento del Parlamento all’inizio mi ha intimidito. Ero abituata ad una giornata molto strutturata, a scuola, con la campanella che scandiva le ore e la consapevolezza chiara di cosa dovessi fare e quando farlo: in Parlamento tutto funziona in modo diverso e non esistono due giornate uguali. A volte non si ha letteralmente il tempo di andare in bagno per non rischiare di perdere una votazione, a volte le giornate sono un susseguirsi di incontri e appuntamenti istituzionali, a volte non si capisce quando si inizia e quando si finirà. Il fine settimana, per ora, ho sempre cercato di tornare in Germania dalla mia famiglia: penso che sia giusto che anche noi Parlamentari non perdiamo il contatto con la realtà delle persone a cui vogliamo bene (anche se naturalmente non sono mancati bellissimi weekend di politica, o estenuanti domeniche in Aula). In Parlamento ho conosciuto molte persone di valore: i colleghi e le colleghe con cui ho legato di più, persone vere e appassionate che ce la mettono tutta per fare del bene al Paese, e i tanti collaboratori della Camera che permettono a tutti i livelli che questa grande macchina funzioni al meglio. Dietro ogni proposta di legge, ogni emendamento, ad ogni interrogazione parlamentare si nasconde un grande lavoro di squadra.

L’attività parlamentare
Ciascuno di voi può guardare in ogni momento che cosa abbia fatto in Parlamento: le mie presenze (e le mie assenze), le proposte di legge che ho presentato o cofirmato, gli emendamenti e le interrogazioni parlamentari. Basta che clicchiate qui.
La Camera mette a disposizione di tutte le cittadine e tutti i cittadini l’intera documentazione di ciascun loro rappresentante. Alcuni interventi sono il frutto del lavoro di chi è venuto prima di me, che ho deciso di portare avanti, come ad esempio la proposta di Legge sull’inserimento del programma scolastico della storia delle migrazioni ; altri derivano dalle segnalazioni di alcuni di voi (soprattutto le interrogazioni parlamentari, ad es. quelle sui Consolati di Zurigo o Barcellona o quella sul geoblocking per il sito del Ministero degli Interni in Lituania); altri ancora derivano da mie convinzioni personali, come la proposta di legge sulla concessione di contributi previdenziali figurativi per maternità o adozione.
Insieme alle colleghe e ai colleghi eletti all’estero, poi, ho portato avanti una serie di emendamenti alla Legge di Bilancio e al Decreto cosiddetto Sicurezza – purtroppo tutti rifiutati – per evitare tagli che ci riguardano e per cercare di migliorare alcune misure da noi ritenute penalizzanti (un esempio su tutti: il prolungamento dei tempi per la concessione della cittadinanza italiana per matrimonio).
Siamo una bella squadra e ci impegniamo davvero al massimo per portare in Parlamento la vostra voce: purtroppo a volte non ce la facciamo, e anzi approfitto di questo momento per chiedere scusa a tutti coloro che hanno provato a contattarmi e non hanno ancora ricevuto una risposta. Faccio del mio meglio ma a volte non riesco a fare tutto quello che vorrei: per questo non demordete, e anzi continuate a inviarmi i vostri stimoli, le vostre preoccupazioni e le vostre richieste. Cercherò sempre di prendermi cura di ciascuno, anche se forse non riuscirò a farlo subito.

Gli incontri
Quest’anno è stato anche un anno di incontri. Ho avuto il privilegio di conoscere il Presidente Mattarella agli Stati Generali della Lingua Italiana; presso l’Ambasciata di Germania a Roma ho conosciuto Giovanna Di Lorenzo, mamma di Fabrizia, la giovane donna italiana uccisa nell’attentato di Berlino (e il pensiero, ora, non può non andare a lei e ad un altro europeo morto troppo presto per mano di un terrorista, Antonio Megalizzi); ho conosciuto colleghe e colleghi di tutti gli schieramenti; e soprattutto ho conosciuto, nei viaggi in giro per l’Europa o semplicemente sul treno, in aereo, sull’autobus o dietro a uno schermo, moltissime persone che mi hanno arricchito, facendomi sentire l’importanza del ruolo che mi è stato affidato. Ho cercato di parlare con tutti e soprattutto di mettermi in ascolto: ho imparato moltissimo, conosciuto storie incredibili e commoventi e cercato di portare ciascun incontro con me.

I propositi per l’anno nuovo
L’anno che viene porta con sé la necessità, per me e per i miei colleghi, di fare del nostro meglio per il nostro Paese, in un momento storico pieno di incertezze.
L’inizio di questa legislatura non è stato semplice: il gruppo parlamentare del PD si è dovuto riorganizzare dopo la pesante sconfitta elettorale, imparando ad interpretare il proprio ruolo di unico grande Partito di opposizione. Con il tempo posso dire che ce la stiamo facendo: la voglia di ciascuno di noi di opporsi alle tante cose brutte e sbagliate che questa maggioranza ha fatto e farà passare riesce sempre di più a trovare espressione nel lavoro in Parlamento. D’altra parte sono certa che anche fuori dall’Aula esista un’Italia viva e coraggiosa, che non vuole rassegnarsi a stare zitta solo perché non la pensa come la maggioranza. È l’Italia che ho visto in piazza alla grande manifestazione promossa dal PD; è l’Italia dei tanti che mi scrivono arrabbiati e indignati per quello che sta succedendo; ed è l’Italia premiata dal Presidente Mattarella, quella che si oppone al razzismo, valorizza la diversità e promuove l’onestà vera. Nell’anno nuovo voglio trovare nuove strade per valorizzare questa Italia anche nel mio piccolo. Voglio che troviamo un modo per far sentire di più la voce dei tanti che vorrebbero un’Italia migliore e non si sentono ascoltati.

Ringraziamenti
Al termine di quest’anno sento di volervi ringraziare uno ad uno per il vostro sostegno e per l’affetto che in tanti mi avete fatto sentire in mille modi diversi. Ciascun messaggio, ciascun commento, ciascuna chiacchierata mi ha aiutato, soprattutto nei momenti in cui mi sentivo più insicura e temevo di non essere all’altezza del mio compito. Un ringraziamento particolare, poi, va a tutti i Circoli del PD in Europa per il loro impegno, il loro entusiasmo e la loro disponibilità.
A tutte e tutti voi i miei più cari auguri per un 2019 sereno e felice, ma anche appassionato e combattivo. C’è bisogno dell’entusiasmo di tutti e so che posso contare sul vostro.
Un abbraccio,

Angela
Per questo governo
gli italiani all’estero non esistono nemmeno per il reddito
di cittadinanza
Il testo del decreto legge contenente le regole applicative del reddito di cittadinanza e della cosiddetta “quota cento”, dopo la proposta di riduzione degli eletti nella circoscrizione Estero e la mancanza di risposte della manovra finanziaria, conferma in modo evidente che per questo governo e per la maggioranza 5Stelle-Lega-Maie gli italiani all’estero sono l’ultimo dei pensieri, anzi non esistono. Leggi tutto >>

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5 – LA RIFORMA URGENTE E’ QUELLA ELETTORALE; Il Fatto Quotidiano 9 gennaio 2019
A Palazzo Chigi si aggira un virus che colpisce molti dei suoi inquilini e non fanno eccezione Conte, Di Maio e Salvini. E’ il virus che spinge a cambiare la Costituzione, quasi una prova per entrare nella storia. Eppure il 4 dicembre 2016 è abbastanza vicino per ricordare a tutti che con la Costituzione è bene andarci cauti, come avrebbe dovuto fare Renzi, il cui tentativo di deformazione infatti è stato sconfitto.
Semmai la questione istituzionale urgente è la legge elettorale, che andrebbe cambiata all’inizio di una legislatura, cioè ora. Invece di questa riforma fondamentale di rango costituzionale non c’è notizia. Evidentemente anche il virus di nominare dall’alto i parlamentari è difficile da sradicare e ha contagiato l’attuale maggioranza giallo verde. Eppure è evidente che un parlamento di nominati dall’alto, come sono nella stragrande maggioranza anche gli attuali parlamentari, è un limite serio ad un corretto funzionamento della nostra democrazia, perchè i rappresentanti non rispondono, come dovrebbero, ai cittadini ma a chi li ha fatti eleggere. Occorre una nuova legge elettorale che ridia ai cittadini la libertà di scegliere i loro parlamentari, con una rappresentanza sostanzialmente proporzionale.
Questo sarebbe un vero cambiamento.
Altrimenti non avremmo avuto sulla legge di bilancio un parlamento costretto a votare a scatola chiusa un provvedimento composto da più di 1000 commi, senza possibilità di leggerlo, esaminarlo, correggerlo. Non è normale che il capo del governo dica che sul raddoppio dell’Ires al no profit c’è stato un errore che verrà modificato, quando il provvedimento ancora non era ancora definitivo.
Altri errori non meno gravi sono in quel provvedimento ma non c’è stato modo di discuterne.
E’ una pesante forzatura della Costituzione e riduce il parlamento a scendiletto del governo, mentre dovrebbe essere centrale nella nostra democrazia. Per di più a questo si è arrivati perchè il governo ha perso tempo con sbruffonate inutili verso la Commissione Europea, salvo fare una rapida giravolta, in ritardo, cambiando sostanzialmente il merito della legge di bilancio per farla rientrare nei limiti finanziari concordati con Bruxelles, annullando con la fiducia il testo precedentemente approvato dalla Camera sempre con la fiducia. Il governo con i suoi errori ha di fatto azzerato il ruolo del parlamento.
Purtroppo gli impegni presi da Fico all’insediamento finora non si sono realizzati e il parlamento sta subendo le stesse forzature (decreti legge, voti di fiducia, uso dei regolamenti) che erano state criticate ai precedenti governi, con in più la novità di leggi approvate a scatola chiusa.
La Lega preme per l’attuazione dell’art 116 con un regionalismo differenziato che avrebbe il risultato di rompere l’unitarietà dei diritti esigibili che lo Stato, attuando la Costituzione, dovrebbe garantire in tutto il paese: sanità, istruzione, ecc. I cittadini italiani avrebbero sostanzialmente diritti differenziati su base regionale e in particolare il Sud ne verrebbe fortemente penalizzato. Le regioni che hanno fatto i referendum hanno avuto l’ok solo per un carattere consultivo e generico del quesito e oggi non si possono cambiare le carte in tavola.
Dopo queste forzature ora si discute di modifica della Costituzione con un insieme di proposte che solo per ragioni tattiche sono disgiunte.
Sui referendum l’unica novità è quello propositivo, perchè non si propone di cambiare il quorum per quello abrogativo, che dovrebbe scendere sotto il 50 %.
Con il referendum propositivo in sostanza una minoranza di 500.000 firmatari obbligherebbe le camere ad approvare la proposta, altrimenti potrebbe essere sottoposta comunque a referendum in contrapposizione ad un testo parlamentare, in questo modo il voto popolare verrebbe contrapposto al parlamento. Democrazia diretta e rappresentativa verrebbero messe in contrapposizione. Non essendo previsto un quorum congruo di elettori partecipanti al voto potrebbe esserci una minoranza di cittadini in grado di imporre la sua volontà alla maggioranza.
Non sarebbe un arricchimento della democrazia rappresentativa ma un altro colpo al ruolo del parlamento.
Ci sono poi proposte per introdurre il vincolo di mandato, che oggi la Costituzione esclude e che rappresenta una garanzia di libertà per i parlamentari.
Inoltre c’è la riduzione del numero dei parlamentari, motivata solo da ragioni di minore spesa. Paradossalmente abolire il parlamento farebbe risparmiare di più. La discussione sul ruolo del parlamento, sulla sua composizione e sulle innovazioni istituzionali collegate va fatta con la cautela che merita e non per ragioni elettorali. Infine come non ricordare i profili di incostituzionalità di provvedimenti come il decreto Salvini e di atteggiamenti che negano diritti delle persone vietando l’approdo in Italia a chi corre evidenti pericoli di vita.
Infine il M5Stelle sembra sottovalutare che sullo sfondo di questo coacervo di modifiche c’è il rischio concreto di una deriva presidenzialista, storico obiettivo della destra e che a Salvini certo non dispiacerebbe.
Le energie che hanno contrastato le deformazioni renziane potrebbero tornare coerentemente in campo per bloccare nuovi tentativi.

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