18 11 17 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO ALTRE COMUNICAZIONI.

1 – Parlamentari PD estero: una legge di bilancio che rende l’Italia più piccola e isolata e che riduce le prospettive degli italiani all’estero.
2 – Schirò: Vincenzo Grifo, un italo-tedesco in maglia azzurra. Ancora una volta lo sport dimostra il suo straordinario potenziale di inclusione.
3 – Alfiero Grandi. Dal condono di Ischia alla modifica della costituzione per introdurre il vincolo di mandato?
4 – Barca in tempesta. Una “nave” con troppi nocchieri in gran tempesta e senza bussola. Governo in panne! La colpa…dei giornalisti.
5 – NUMERI ALLA MANO – I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo.
6 – Economia / ISTAT e corte dei conti: dubbi su reddito di cittadinanza e flat tax
7 -Italiani nel mondo / la plenaria del Cgie tra voto estero e nodo risorse.

1 – PARLAMENTARI PD ESTERO: UNA LEGGE DI BILANCIO CHE RENDE L’ITALIA PIÙ PICCOLA E ISOLATA E CHE RIDUCE LE PROSPETTIVE DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO. COMUNICATO – 13 NOVEMBRE 2018
In Parlamento è iniziato l’esame del bilancio preventivo per il 2019 e del bilancio triennale 2019-2021. La proposta del governo è contestata dall’Europa, che denuncia l’aggravamento del deficit e le ipotesi irrealistiche di crescita, mette in fuga i capitali stranieri e spinge in alto lo spread, bruciando miliardi per il pagamento degli interessi, interrompe la ripresa degli investimenti che i precedenti governi avevano avviato, dopo l’uscita dalla crisi, e apre spazi insostenibili di assistenzialismo. Senza parlare della caccia allo straniero che trasuda da ogni angolo del provvedimento e che, migranti tra i migranti, ci ferisce nel profondo.
Per gli italiani all’estero le prospettive non sono migliori. Nell’immediato, l’ancoraggio determinato dai governi di centrosinistra nelle politiche che li riguardano consente una copertura fino al 2020, ma appena gli effetti del bilancio triennale del governo Gentiloni cessano, la musica cambia totalmente. Nel 2021, infatti, gli investimenti per l’internazionalizzazione promossi dal Ministero degli esteri precipitano di 13 milioni e quelli per la promozione culturale di 22. Un colpo, insomma, di 35 milioni che rischia di tramortire nella culla la strategia della promozione integrata del Sistema Italia all’estero, che la nostra amministrazione giustamente ha perseguito soprattutto per compensare la stagnazione interna.
Uno degli aspetti più preoccupanti è il mancato prolungamento, oltre il 2020, del Fondo per la promozione della lingua e cultura italiane nel mondo che con i suoi 150 milioni in quattro anni aveva consentito di ristorare voci di spesa ormai esangui (Dante Alighieri, Istituti di cultura, corsi di lingua, cattedre di italianistica, borse di studio, ecc.). Una prospettiva di pesante regressione che ci riporterebbe agli anni più bui.
E per rimarcare quale considerazione gli italiani all’estero debbano aspettarsi da questo governo, c’è la scomparsa dei miglioramenti ottenuti in virtù dei nostri emendamenti dai loro organismi di rappresentanza – COMITES e CGIE – rispettivamente di 1 milione e di 400 mila euro. A cui si aggiungono le reiterate minacce prima di dimezzamento e poi di azzeramento dei contributi alla stampa italiana all’estero.
In queste ore stiamo presentando il nostro pacchetto di emendamenti, di cui daremo conto, e su di essi saremo fermi e determinati. Ma il nostro appello è che, nell’interesse degli italiani all’estero, si possa trovare, pur nella netta distinzione delle posizioni, un cammino di dialogo e di comune responsabilità.
I Parlamentari PD Estero: Garavini, Giacobbe, Carè, La Marca, Schirò, Ungaro

2 – SCHIRÒ: VINCENZO GRIFO, UN ITALO-TEDESCO IN MAGLIA AZZURRA. ANCORA UNA VOLTA LO SPORT DIMOSTRA IL SUO STRAORDINARIO POTENZIALE DI INCLUSIONE.

“Le cronache sportive di questi giorni hanno dato grande risalto alla convocazione nella nazionale di Roberto Mancini del giovane calciatore italo-tedesco, Vincenzo Grifo.
Nato a Pforzheim, la città in cui insegno, Vincenzo è figlio di italiani immigrati per lavoro: suo padre viene da Naro, in Sicilia, come molti tra i genitori dei miei studenti, sua madre da Lecce. Talentuoso giocatore in Bundesliga, fa parte di quella seconda generazione che ha trovato nello sport l’occasione di realizzare il proprio talento indipendentemente dalla nazionalità.
Per lui la maglia azzurra è il coronamento di un sogno; per noi giovani di “seconda generazione” italo-tedeschi, la sua storia è motivo di orgoglio e di speranza. Nati fuori dall’Italia, ma non per questo meno italiani, veniamo spesso dimenticati: non siamo né abbastanza italiani né abbastanza tedeschi. Per molti siamo una strana via di mezzo difficilmente classificabile. E invece siamo una generazione interessante e fortunata: possiamo arricchire la nostra identità e far dialogare realtà diverse.
Spero che Vincenzo continui a raccontare la sua storia e dare voce a tutti quelli come lui, per ricordare che l’Italia è molto più di un confine geografico e che la migrazione fa parte della nostra storia e del nostro futuro. Auguri Vincenzo!”
Angela Schirò . Deputata della Ripartizione Europa

3 – ALFIERO GRANDI. DAL CONDONO DI ISCHIA ALLA MODIFICA DELLA COSTITUZIONE PER INTRODURRE IL VINCOLO DI MANDATO?
Come era inevitabile stanno emergendo tensioni nella maggioranza parlamentare e soprattutto nel M5Stelle sui provvedimenti. La ragione di governo, cioè sostenere il governo Lega/5Stelle ad ogni costo, anche su provvedimenti che contraddicono quanto detto e promesso in precedenza, si scontra con orientamenti che i 5Stelle avevano sostenuto fino a poco prima con forza. Però non tutti i deputati e senatori sono disponibili ad ingoiare il rospo, in alcuni casi veramente indigesto, di provvedimenti votati a scatola chiusa solo perché voluti dalla Lega o, in alcuni casi, perché rappresentano una giravolta a 180° gradi dei 5 Stelle stessi. Nel caso del condono per Ischia ovviamente la situazione è ancora più pesante perché non si può invocare un ricatto vero o presunto della Lega ma è solo un cambio di orientamento del M5Stelle. Il decreto per Genova, appena convertito in Parlamento, appartiene a questo genere, forse più grave perché la giravolta non deriva da una pressione della Lega, come nel caso del decreto sicurezza voluto da Salvini, ma è contenuto in un provvedimento legislativo costruito sotto la guida dei 5Stelle e anche l’emendamento ha questa origine. Per questo lo sconcerto è più grave e le reazioni sono state più decise. Va aggiunto che la parte che riguarda il condono per Ischia non c’entra con Genova.

LA LEZIONE CHE DERIVA DAL CONDONO EDILIZIO PER ISCHIA E I PERICOLI CONNESSI.
Infatti, come è evidente, Ischia e Genova appartengono a due realtà territoriali lontane e del tutto dissimili. In aula la maggioranza ha voluto con la forza dei numeri rimettere nel provvedimento per Genova l’emendamento, bocciato in Commissione Ambiente, che consente il condono per Ischia. Il tentativo di scaricare la responsabilità su altri, venuti prima, non regge, perché se così fosse non ci sarebbe stato bisogno dell’emendamento incriminato. L’emendamento si è reso necessario perché altrimenti la vecchia richiesta di condono senza averne diritto non avrebbe mai avuto risposta perché non ne aveva diritto e imporre la risposta entro sei mesi a chi non ne aveva diritto ha il solo significato di costituire un precedente per legalizzare gli abusi e di aprire la strada ai contributi pubblici. Per i 5Stelle è un capovolgimento di fronte, tanto più grave perché fatto passare in un provvedimento urgente che riguarda il crollo del ponte di Genova. Sembra quasi che farlo passare ad ogni costo, anche contro un sentimento storicamente diffuso nei 5Stelle abbia il compito di obbligare all’obbedienza i gruppi parlamentari, emarginando i pochi (per ora) coraggiosi che hanno fatto prevalere il merito del provvedimento alla convenienza, all’obbedienza al capo che lo ha fortemente voluto: Di Maio. Ed è anche un messaggio alla Lega del tipo noi siamo in grado di imporre le scelte ai parlamentari, o almeno al grosso di deputati e senatori.

LA MILITARIZZAZIONE DEI GRUPPI PARLAMENTARI PENTASTELLATI PRELUDE ALL’INTRODUZIONE DEL VINCOLO DI MANDATO IN COSTITUZIONE.
Non è la prima volta che accade ma in passato questo atteggiamento militaresco non ha portato fortuna perché prima o poi sfocia nella rivolta. Forse il nervosismo di Di Maio sugli attacchi alla sua effettiva capacità di controllare (termine in sé inaccettabile) i parlamentari ha spinto verso questa scelta che è parsa immediata e semplice, ma che in realtà segnala un disagio crescente. Quando si arriva ad adottare comportamenti controcorrente come questi, mettendo nel conto anche la rottura, in genere sono pochi all’inizio quelli che hanno la forza e il coraggio di farlo. Forse non è casuale che sia stato il comandante De Falco a decidere di non farsi condizionare, confermando di avere la schiena ben diritta. Un limitato numero di smarcamenti in questa fase non vuol dire che la situazione sia tranquilla per tutti gli altri, del resto al voto mancavano alcuni parlamentari dei 5Stelle e la riflessione per fortuna proseguirà. Se sarà ancora questo il modo di affrontare le diversità il M5 Stelle pagherà un prezzo pesante in termini di dissenso e in termini di voti.

Tutte le organizzazioni che hanno guida debole e talora ondivaga (Tap, Tav, ecc. insegnano) ricorrono ad azioni disciplinari per cercare di serrare le fila. I toni tenuti su argomenti di grande peso, da ultimo sulle critiche dei giornalisti, confermano che il nervosismo è molto alto. Tuttavia c’è un punto che va sottolineato con forza e che è più importante di tutti gli altri. I 5Stelle hanno, come tutti gli altri partiti che hanno presentato le liste per il Parlamento, usufruito di un meccanismo elettorale che in pratica ha consentito di preparare liste bloccate, decise dall’alto o comunque da pochissimi. Qualcuno ha iniziato a ricordarsi ragioni fondanti del movimento e i condoni certamente non lo sono. Ora i soliti esagerati vorrebbero non solo l’espulsione di chi non ha obbedito, dimostrando una ben povera concezione della dialettica democratica dentro i partiti, le organizzazioni, i movimenti. I soliti esagerati rilanciano anche la proposta di togliere la libertà dei deputati e dei senatori di decidere il loro voto secondo coscienza, si tratta dell’articolo 67 che esclude il vincolo di mandato nei comportamenti parlamentari.

L’ARTICOLO 67 DELLA COSTITUZIONE VA CUSTODITO GELOSAMENTE E CON CURA PERCHÉ SANCISCE L’AUTONOMIA DEL PARLAMENTO DALL’ESECUTIVO
Questo articolo è fondamentale per garantire che al di là di gravi limiti nel sistema elettorale, che sottrae ai cittadini la scelta dei parlamentari, chiunque si trovi ad esercitare il ruolo di parlamentare deve poter comportarsi su questioni di fondo secondo coscienza, senza sottostare ai diktat del capetto di turno. Si tratta di un meccanismo senza il quale i parlamentari, che già vengono eletti con leggi elettorali che consegnano ai capi partito la decisione di fondo su chi verrà eletto e chi no, scivolerebbero inevitabilmente verso un ruolo di totale subalternità anche su questioni di grande rilievo, la cui approvazione risulterebbe altrimenti indigeribile. Se dovesse saltare la garanzia dell’articolo 67 il Parlamento diventerebbe del tutto subalterno al governo e la Costituzione italiana cambierebbe di fatto non solo per gli effetti di questo articolo ma perché perderebbe di significato la centralità del Parlamento così come è scritta in Costituzione e i parlamentari non sarebbero più in grado di rappresentare la nazione ma diventerebbero mere figure subalterne al governo. È sperabile che ci sia un rinsavimento, ma se si volesse procedere al mutamento dell’articolo 67 sarebbe inevitabile costruire un fronte referendario contrario e si vedrà cosa decideranno elettrici ed elettori in un referendum in cui si confronteranno le vere ragioni delle proposte di modifica e quelle contrarie.

4 – BARCA IN TEMPESTA (FONTE PIXABAY). UNA “NAVE” CON TROPPI NOCCHIERI IN GRAN TEMPESTA E SENZA BUSSOLA. GOVERNO IN PANNE! LA COLPA…DEI GIORNALISTI, di Roberto Mostarda

Che tutto cambi, perché nulla cambi! L’antica saggezza, sconfortata, che traspariva dalle parole del protagonista del Gattopardo, sembra informare con il passare dei giorni il cammino del governo gialloverde. Un cammino dove la trazione leghista oltreché sostenuta dai sondaggi, appare in evidente rafforzamento e la componente pentastellata in totale confusione.
Il risultato di questa evoluzione, per ora, è il consueto: senza risultati visibili, senza una linea chiara su molti temi, senza una strategia complessiva, la colpa ricade come sempre sull’informazione e sui giornalisti. Un classico esempio sempre di moda nei momenti di crisi. Se una scelta non si dimostra corretta non si analizza a fondo, ma si attaccano gli organi di informazione perché fanno emergere contraddizioni ed incongruenze, invece di guardare la realtà e non l’immaginazione di essa che si vorrebbe veder realizzata. Uno strano modo di affermare il famoso cambiamento di passo, il nuovo che guida il paese. Anche perché l’assenza di una visione si manifesta su ogni settore di azione del governo. Ecco allora che si annuncia, si annuncia, si annuncia ma sostanzialmente nulla cambia.
Lo smacco di chi pensava di avere un paese alla propria mercè perché stanco del passato, della corruzione, del malgoverno di fronte ai problemi epocali da affrontare, appare sempre più evidente mostrando la tela danneggiata del tessuto del movimento squassato molto più di quanto appaia in quelle che non possono essere correnti interne, ma che sono altrettanti riferimenti di una galassia non più movimento e che non vuole o non riesce ad essere un qualcosa di più strutturato. Per una forza di governo uno iato pesante e carico di incognite.
Intanto l’alleato leghista miete successi nel campo della sicurezza, affronta con più prudenza gli aspetti sociali ed economici cruciali interni ed in Europa, e dopo le sparate iniziali di qualche colonnello, ha assunto anche un atteggiamento più pacato nel confronto internazionale. Senza rinnegare, anzi ribadendo a parole i punti programmatici e la stabilità dell’esecutivo e della sua maggioranza, ma avvertendo sempre più la debolezza e la sconclusionatezza della componente grillina.
La poca distanza temporale dalle elezioni europee, mentre si consuma il duello sul bilancio dello Stato e sul documento di economia e finanza all’esame delle autorità di Bruxelles con il rischio di infrazione, stanno producendo un lento ma chiaro riposizionamento pur nella continua riaffermazione delle parole d’ordine e della linea del “non cederemo” richieste europee. La priorità è infatti dare risposta alle priorità: emergenze ambientali, infrastrutture al collasso, spinta all’economia e alla ripresa a confronto con redditi di cittadinanza e altre misure di puro assistenzialismo e in deficit.
Il rischio di deflagrazione ancorché considerato teorico è sempre presente. La reazione smodata ed indegna di un confronto civile del vice premier e di altri esponenti grillini contro i giornalisti, l’acquiescenza di altri pentastellati a tale linea, la volontà di attaccare frontalmente gli istituti di categoria (pensiamo alla proposta di abolire l’ordine dei giornalisti) sono altrettanti segni di un malessere profondo che porta come spesso accade a confondere “lucciole per lanterne”, a scambiare il risultato per l’origine del male. L’informazione e la critica fanno parte dell’esercizio democratico e sovente si rivolgono laddove si riscontrano le maggiori crepe o criticità. Anche il leader leghista viene criticato e attaccato dalla stampa per le sue posizioni sui migranti o per altre scelte difficili e dirigiste, ma si guarda bene per saggezza politica dal mettersi contro il mondo dell’informazione e punta più sui risultati che sugli ostracismi.
Questo psicodramma che si dipana davanti ai nostri occhi sta peraltro lasciando in ombra la estrema divisione e difficoltà che alberga nelle opposizioni, dove non si scorge alcun segnale di vitalità e di capacità di tornare a rappresentare ampie fasce del paese (quelle silenti alle elezioni, quelle che non hanno votato) . E questo aggrava anche il confronto sempre duro e senza quartiere con l’Europa.
Per il Pd ormai la sindrome dell’irrilevanza sembra essere alla fase conclusiva ma non si intravede nessuno scatto verso una rinnovata presenza politica, anzi prevalgono alcuni riflessi condizionati non più adatti a contrastare il governo e la sua visione del paese e delle cose da fare. Un ritardo pericoloso del quale però i suoi dirigenti non sembrano del tutto consapevoli.
Per Forza Italia, poi, la questione sopravvivenza appare ancor più marcata soprattutto per la evidente divaricazione del rapporto con la Lega almeno a livello nazionale. La preoccupazione di Berlusconi per il rischio della democrazia italiana in questa fase, irriso dal leader leghista che lo ha tacciato di avere pulsioni “di sinistra”, dà la misura di una inconciliabilità che minaccia di divenire più accentuata e in prospettiva meno sanabile in futuro. Difficile collocare con il governo anche Fratelli d’Italia, vicini e lontani a intermittenza.
Insomma una confusione che regna sovrana, dove ognuno va per la sua strada e in direzioni apparentemente divergenti. Da sperare non sia questa la realtà! Sarebbe questo il vero dramma per tutto il popolo italiano che votando come a marzo aveva sperato in un reale cambiamento di passo, in scelte coraggiose ma non folli!

5 – NUMERI ALLA MANO – I DATI SONO UN OTTIMO MODO PER ANALIZZARE FENOMENI, RACCONTARE STORIE E VALUTARE PRATICHE POLITICHE. CON NUMERI ALLA MANO FACCIAMO PROPRIO QUESTO.

PARLAMENTO

93 – GIORNI DAL DISASTRO, APPROVATO IL DECRETO GENOVA
Giovedì è diventato legge il decreto Genova ed emergenze. Si conclude così un lungo iter, cadenzato da numerose date clou: 14 agosto crollo ponte, 13 settembre conferenza stampa di presentazione del decreto, 28 settembre arrivo in aula del testo, 1 novembre voto alla camera, 15 novembre approvazione finale del senato.

10 – I SENATORI DEL M5S CHE NON HANNO PARTECIPATO AL VOTO
Il provvedimento ha generato molto dibattito all’interno del M5s. Oltre ai già noti dissidenti De Falco, Fattori e Nugnes, si sono esposti contro il testo anche Ciampolillo e De Bonis. 5 quindi i senatori “ribelli” che hanno espresso il loro dissenso non partecipando al voto. Formalmente in missione Bogo Deledda, Di Marzio, Giarrusso e Turco, con Cinzia Leone presente non votante.

4 – ORGANISMI BICAMERALI COSTITUITI
In settimana si sono svolte le elezioni degli uffici di presidenza di 4 organi bicamerali. Il Comitato Schengen, Europol e immigrazione, la commissione per l’infanzia e l’adolescenza e le due commissioni d’inchiesta antimafia ed ecoreati. Le leggi per l’istituzione di quest’ultime erano state approvate a fine luglio.

121 – THINK TANK E FONDAZIONI POLITICHE CENSITE DAL 2015
La settimana prossima è in calendario la discussione alla camera del cosiddetto ddl “spazza corrotti”. Nel testo anche un primo tentativo di normare il mondo di think tank, fondazioni ed associazioni politiche, soprattutto per quanto concerne la trasparenza dei loro finanziamenti. Leggi il nostro report su think tank e fondazioni politiche

4 SU 249 – ASTENUTI PER LA COMMISSIONE D’INCHIESTA BANCHE
Al senato ha ottenuto il primo via libera il ddl per la costituzione della commissione d’inchiesta bicamerale sul sistema bancario, nata per la prima volta nella scorsa legislatura. Zero voti contrari, 245 favorevoli e 4 astenuti. I senatori controcorrente sono stati: Emma Bonino, Pier Ferdinando Casini e i 2 senatori a vita Elena Cattaneo e Mario Monti. Ora il testo passa alla camera.

6 – ECONOMIA / ISTAT E CORTE DEI CONTI: DUBBI SU REDDITO DI CITTADINANZA E FLAT TAX

Tra i criteri da fissare per l’assegnazione del reddito di cittadinanza
bisognerebbe considerare anche il canone d’affitto. Lo suggerisce l’Istat, nella persona del
presidente Maurizio Franzini, nel corso di una audizione sulla legge di Bilancio, spiegando che “si
pone un problema di equità che potrebbe essere risolto in diversi modi ed in particolare fissando
soglie di accesso che tengano conto oltre che dei diversi livelli di reddito anche delle condizioni di
godimento dell’abitazione”. Secondo l’Istat infatti delle circa 1,8 milioni di famiglie italiani pari al
6,9% del totale, che vivono in condizione di povertà assoluta (il 5,4% al Nord, il 5,1% al Centro e il
10,3% al Sud), quasi la metà (il 43,7%) abita in una casa in affitto, e il pagamento del canone d’affitto
pesa ulteriormente sulle condizioni di vita. Secondo l’Istat la quota di famiglie in affitto che versano
in povertà assoluta supera il 64% nei centri metropolitani e il 50%l Nord. Il costo medio dell’affitto è
di 310 euro (357 euro al nord; 384 al centro e 230 al Sud). Da non sottovalutare che molte famiglie
che hanno una casa di proprietà pagano comunque un mutuo mensile medio di 525 euro. La Corte
dei Conti intanto mostra dubbi sulle stime inserite dal governo nella manovra, spiegando che la
crescita dell’1,5% del Pil, ipotizzata per il 2019, “richiederebbe una ripartenza particolarmente
vivace e una ripresa duratura e l’effetto contabile di trascinamento sul 2019 potrebbe essere a fine
anno molto modesto”. Avvertimento della Corte dei Conti anche circa la flat tax per le imprese:
bisogna “valutare attentamente gli effetti negativi in termini di rinvio della fatturazione, allo scopo di
non superare la soglia di legge o, peggio, spingendo all’occultamento tout court delle prestazioni
effettuate”.

7 – ITALIA NEL MONDO / LA PLENARIA DEL CGIE TRA VOTO ESTERO E NODO RISORSE
Una settimana di assemblea plenaria, un seminario sulle donne in emigrazione e una tappa a Matera Capitale europea della Cultura 2019. Il Consiglio generale degli italiani all’estero torna a riunirsi (dal 12 al 16 novembre) per affrontare alcune delle tematiche più care alle comunità dei connazionali presenti nel mondo. Nuova mobilità, rete consolare, promozione della lingua italiana; senza dimenticare la questione risorse e le situazioni di maggiore criticità (dal Venezuela al Sud Africa fino ad arrivare alla questione Brexit).
Tanti i temi intorno al tavolo del Cgie, che ha visto riuniti il 13 novembre alla Farnesina anche una parte dei
parlamentari eletti all’estero: Elisa Siragusa (M5S), Laura Garavini (Pd), Simone Billi (Lega),
Angela Schirò (Pd), Massimo Ungaro (Pd), Francesca Alderisi (FI), Francesca La Marca (Pd),
Mario Borghese (Maie), Adriano Cario (Maie). Grande protagonista della plenaria sarà il voto
all’estero, destinato a essere presto riformato. “La bozza di riforma della legge elettorale” che
disciplina il voto all’estero “è pronta e verrà discussa come disegno di legge parlamentare”, ha
detto il presidente della Commissione Affari esteri di Palazzo Madama, il senatore M5S Vito
Petrocelli. “Non sarà un decreto governativo – sottolinea Petrocelli -. Ci sarà la possibilità in
audizione di avere tutte le componenti, a cominciare dal Cgie. Sarà proposta dalle componenti di
maggioranza della Commissione Affari esteri e discussa in prima Commissione Affari
costituzionali. Lì ci sarà il confronto anche con le altre proposte e disegni di leggi già depositati e
che a essa potranno essere collegate”. Che il voto all’estero debba essere riformato è d’accordo
anche il Consiglio generale degli italiani all’estero, da cui dovranno uscire proposte concrete da
presentare in Parlamento. Lo strumento elettorale che disciplina il voto all’estero “nella forma
praticata fino a oggi, richiede una manutenzione e una revisione tesa a renderlo del tutto libero,
segreto e personale – sottolinea Michele Schiavone, segretario generale del Cgie -. Sarà nostra
indicare anche eventuali modalità aggiuntive per rispettare la recente direttiva europea sul voto
applicabile alle elezioni di maggio 2019, che contempla la partecipazione dei cittadini europei
residenti nei paesi extra-Ue mediante il voto per corrispondenza e il voto elettronico”. Ma di
fronte a “qualsiasi necessario cambiamento normativo in materia di procedure elettorali, gli
italiani all’estero non possono e non devono essere discriminati per un mero contenimento dei
costi elettorali – prosegue Schiavone -. Si tratterebbe di una scelta anticostituzionale alla quale
ci opporremo con tutte le nostre forze”. Altro tema “caldo” della plenaria è la situazione della rete
consolare. “Non tutti i problemi sono risolti, anzi ci sono carenze soprattutto per quanto riguarda
il personale: il vero nodo che tocca la presenza del paese all’estero”, ha detto Luigi Maria Vignali,
direttore generale per gli italiani all’estero della Farnesina. Per quanto riguarda la “mancanza di
organici adeguati, il governo è attivamente impegnato a reperire nuove risorse – ha sottolineato
Vignali -. E’ stata presentata la richiesta in legge di bilancio per assunzione di personale a ruolo e
a contratto da destinare prioritariamente ai consolati”. Sulla questione risorse, “vorrei sgombrare
il campo da alcune incertezze e paure – afferma ancora Vignali -. Non ci sono stati tagli
significativi ai nostri capitoli di bilancio: quelli che riguardano la Direzione generale per gli italiani
all’estero. Nel 2019 gli stanziamenti sono esattamente quelli del 2018, non ci sono stati tagli. C’è
stato un limitato ritocco ad altri capitoli, ma nella legge di bilancio, allo stato attuale, non ci sono
riduzioni sui capitoli per gli italiani all’estero. Vigileremo”. Vignali ricorda poi gli appuntamenti
importanti per l’emigrazione italiana delle scorse settimane: dagli Stati generali della Lingua
italiana nel mondo alla presentazione del Rapporto Migrantes fino ad arrivare alla Conferenza dei
consoli italiani nel mondo. In quest’ultimo evento si è parlato della cittadinanza, su cui – secondo
Vignali – è necessaria una “riforma normativa. E’ ineludibile per ancorare il legame non solo
affettivo ma anche culturale con il nostro Paese di chi chiede la cittadinanza italiana”. Ci sono poi
le situazioni di “emergenza” da affrontare: Venezuela, Sud Africa, Brexit. Dal Regno Unito “oggi
le notizie sono più incoraggianti, ma dobbiamo mantenerci pronti a tutti gli scenari – chiosa il
direttore generale per gli Italiani all’estero -. Un accordo sarebbe quello che maggiormente tutela
i nostri connazionali, ma dobbiamo prepararci anche alla mancanza di un accordo. Dobbiamo
attivare tutti i canali istituzionali affinché i diritti dei cittadini italiani vengano garantiti”. Situazione
“da monitorare” è anche quella del Sud Africa, dove c’è “un clima di insicurezza di cui la nostra
collettività soffre particolarmente”, afferma ancora Vignali. C’è poi il Venezuela, dove c’è “una
gravissima crisi – sottolinea Vignali -. Dobbiamo assistere i nostri connazionali, aiutarli. Continua
l’impegno dell’amministrazione, del governo, della nostra Direzione, per riuscire a rispondere alle
richieste di farmaci. Non è semplice”.

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