Il Rapporto Italiani nel mondo 2018 della Migrantes

Don De Robertis: “nessuna invasione, differenza tra realtà e narrazione”   versione testuale
Alessandria –  “Un po’ è sotto gli occhi di tutti la differenza tra la realtà dei numeri e la ‘narrazione’ della presenza nel nostro Paese dei migranti. Molti sono convinti di essere davanti a un’invasione, ma non è così: negli ultimi tre anni il numero degli stranieri in Italia è rimasto costante”. Lo dice don Giovanni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, in un’intervista rilasciata al settimanale della diocesi di Alessandria “La voce alessandrina”.
“Un altro luogo comune – aggiunge don De Robertis – è che i migranti siano tutti musulmani, mentre invece sono solo il 28%. Esiste una distanza rilevante tra racconto della migrazione e realtà. C’è bisogno di un nuovo linguaggio per descrivere le cose come stanno”.
Il Direttore della Fondazione Migrantes osserva che “spesso i media comunicano una realtà distorta, in cui alcuni elementi vengono amplificati e altri, invece, vengono silenziati”. “Ma la realtà che noi sperimentiamo non è quella che ci immaginiamo: anzi, quando abbiamo a che fare con persone concrete, il tono cambia. Ecco perché, paradossalmente, nei posti in cui non ci sono migranti la gente ha più paura di loro. Non li conosce, questa è la verità”.
Guardando all’apparato normativo, secondo don De Robertis, è necessaria “una riforma della legge Bossi-Fini”. “Il fatto che tanti migranti in Italia siano diventati ‘regolari’, grazie alle varie sanatorie che i diversi governi hanno dovuto promuovere nel primo decennio del 2000, dimostra l’inadeguatezza della legge”.
Migrantes: oltre 5milioni gli italiani residenti all’estero   versione testuale
Roma – Dal 2006 al 2018 la mobilità italiana è aumentata del 64,7% passando da poco più di 3,1 milioni di iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) a più di 5,1 milioni. E’ uno dei dati presenti nell’edizione 2018 del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma.
Al 1 gennaio 2018 gli italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE, riferisce il Rapporto, sono 5.114.469, l’8,5% dei quasi 60,5 milioni di residenti totali in Italia alla stessa data. La crescita nell’ultimo anno corrisponde a +2,8%, a +6,3% nell’ultimo triennio e al +14,1% negli ultimi cinque anni.
A livello continentale l’Europa accoglie il numero più alto di cittadini italiani (54,1%) e, in particolare, l’UE15 (40,3%) mentre in America si registra una presenza del 40,3% con una maggiore concentrazione nel Centro-Sud (32,4%).
Le realtà nazionali più consistenti sono l’Argentina (819.899), la Germania (743.799), la Svizzera (614.545). Nell’ultimo anno, il Brasile (415.933) ha superato numericamente la comunità italiana in Francia (412.263).
Il 49,5% è di origine meridionale (Sud: 1.659.421 e Isole: 873.615); del Settentrione è il 34,9% (Nord-Ovest: 901.552 e Nord-Est: 881.940); del Centro il 15,6% (797.941).
Migrantes: le partenze dall’Italia nell’ultimo anno   versione testuale
Roma – Da gennaio a dicembre 2017 si sono iscritti all’AIRE quasi 243 mila italiani di cui il 52,8% per espatrio ovvero 128.193 italiani. E’ uno dei dati presenti nell’edizione 2018 del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma.
Nell’ultimo anno la crescita è stata del +3,3%, considerando gli ultimi tre anni la percentuale sale a +19,2% e per l’ultimo quinquennio arriva addirittura a +36,2%.
Il 37,4% di chi parte (quasi 48 mila persone) ha tra i 18 e i 34 anni. I giovani adulti, ovvero la classe tra i 35 e i 49 anni, sono un quarto del totale (poco più di 32 mila persone). Un’attenzione a sé meritano le fasce di età più mature. Infatti, se l’incidenza nel 2018 è dell’11,3% per chi ha tra i 50 e i 64 anni (valore assoluto: 14.500 circa) è il 7,1% dai 65 anni e oltre (valori assoluti: 5.351 persone per la classe 64-74 anni; 2.744 per la classe 75-84 anni e poco più di mille anziani per chi ha dagli 85 anni in poi).
Non si deve pensare che si tratti di una mobilità prevalentemente maschile (anche se i maschi sono il 55% del totale) poiché si rileva il peso importante delle partenze dei nuclei familiari. A sottolinearlo, i 24.570 minori (il 19,2% del totale), di cui il 16,6% ha meno di 14 anni e ben l’11,5% meno di 10 anni.
Nell’ultimo anno gli italiani sono partiti da 107 province differenti e sono andati in 193 località del mondo di ciascuna realtà continentale. Milano, Roma, Genova, Torino e Napoli sono le prime cinque province di partenza. Si tratta di grandi aree metropolitane a riprova del fatto che le attuali partenze coinvolgono i territori che ospitano importanti università e multinazionali che spingono per avere relazioni internazionali.
La prima regione di partenza è la Lombardia (21.980) seguita, a distanza, dall’Emilia-Romagna (12.912), dal Veneto (11.132), dalla Sicilia (10.649) e dalla Puglia (8.816).
La Germania (20.007) torna ad essere, quest’anno, la destinazione preferita distanziando, di molto, il Regno Unito (18.517), la Francia (12.870).
Con oltre 6 mila arrivi in meno, il Regno Unito registra un decremento del -25,2%. Il Portogallo, invece, registra la crescita più significativa (+140,4%). Da evidenziare, anche, la crescita del Brasile (+32,0%) e quelle della Spagna (+28,6%) e dell’Irlanda (+24,0%).
Migrantes: dall’Italia partono giovani e giovani adulti   versione testuale
Roma – I dati relativi alle partenze dell’ultimo anno dall’Italia comunicano che in questo momento stiamo assistendo ad un cambiamento: a partire sono sicuramente i giovani (37,4% sul totale partenze per espatrio da gennaio a dicembre 2017) e i giovani adulti (25,0%), ma le crescite più importanti le si notano dai cinquant’anni in su: +20,7% nella classe di età 50-64 anni; +35,3% in quella 65-74 anni; +49,8% in quella 75-84 anni e +78,6% dagli 85 anni in su.
E’ uno dei dati presenti nell’edizione 2018 del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma.
Come leggere questi dati? Sicuramente ci si trova di fronte alle necessità di provvedere – spiega la Migrantes –  alla precarietà lavorativa di italiani dai 50 in su rimasti disoccupati e soprattutto privi di prospettive in patria (definiti nel Rapporto Italiani del Mondo “migranti maturi disoccupati”). Si tratta di persone lontane dalla pensione o che hanno bisogno di lavorare per arrivarvi e che, comunque, hanno contemporaneamente la necessità di mantenere la famiglia. In quest’ultima, infatti, spesso si annida la precarietà a più livelli: la disoccupazione cioè può coinvolgere anche i figli, ad esempio, già pronti per il mondo del lavoro o ancora studenti universitari.
In questo stato di cose si inseriscono gli anziani per risolvere o tamponare la precarietà: la famiglia, cioè, si amplia fino a comprendere i nonni, scrivono i ricercatori Migrantes. Con il passare del tempo e l’evoluzione della mobilità italiana stanno emergendo “nuove strategie di sopravvivenza tra i genitori-nonni che sono inizialmente il trascorrere periodi sempre più lunghi all’estero con figli e nipoti già in mobilità”, fino al completo trasferimento di tutto o di buone parti dell’anno solare (si tratta del “migrante genitore-nonno ricongiunto”).
Un altro profilo da considerare è il “migrante di rimbalzo” ovvero chi, dopo anni di emigrazione all’estero soprattutto in paesi europei (Germania, Svizzera e Francia) oppure oltreoceano (Argentina, Cile, Brasile, Stati Uniti) è rientrato in Italia per trascorrere la propria vecchiaia “in paese”, ma rimasto vedovo/a, e magari con i figli nati, cresciuti e lasciati all’estero, decide di ripercorrere la via del rientro nella nazione che per tanti anni lo ha accolto da migrante e che oggi, stante le difficili condizioni socio-economiche vissute dall’Italia, gli assicura un futuro migliore.
Un ultimo profilo che emerge dallo studio Migrantes  sul quale porre l’attenzione è il “migrante previdenziale”. Che siano pensionati “di lusso”, colpiti da precarietà o sull’orlo della povertà, si tratta di numeri sempre più importanti. Le traiettorie tracciate da queste partenze sono ben determinate: si tratta – si legge nel volume – di paesi con in corso una politica di defiscalizzazione, territori dove la vita costa molto meno rispetto all’Italia e dove il potere d’acquisto è, di conseguenza, superiore. Ma non è solo il lato economico a far propendere o meno per il trasferimento: vi sono anche elementi altri, più inerenti alla sfera privata quali il clima, l’humusculturale, la possibilità di essere accompagnati durante il trasferimento e la permanenza. Quanto detto appare evidente considerando le mete principali: Marocco, Thailandia, Spagna, Portogallo, Tunisia, Santo Domingo, Cuba, Romania. Sono luoghi in cui la vita è climaticamente piacevole, dove è possibile fare una vita più che dignitosa (affitto, bolletta, spesa alimentare) e dove a volte con il costo delle assicurazioni sanitarie private si riesce a curarsi (o almeno a incontrare un medico specialista rispetto al problema di salute avvertito) molto più che in Italia.
Migrantes: la neo mobilità giovanile italiana nel mondo   versione testuale
Roma – Dopo aver dedicato lo Speciale ai luoghi di arrivo nel 2016 e ai territori di partenza nel 2017, il Rapporto Italiani nel Mondo 2018 della Fondazione Migrantes – presentato questa mattina a Roma –  pone l’attenzione su una precisa categoria di migranti italiani oggi in partenza: i giovani e i giovani adulti, coloro cioè che hanno una età compresa tra i 20 e i 40 anni e che hanno lasciato l’Italia nell’ultimo anno o, al massimo, negli ultimi 5 anni spostando la propria residenza in determinati paesi del mondo.
Si è definito questo movimento neo-mobilità, volendone sottolineare “la contemporaneità sicuramente, ma anche la fluidità che, in questo caso, diventa sinonimo di difficile categorizzazione e, quindi, di complessità di un fenomeno che, seppure sia sempre più presente nel dibattito pubblico, resta poco conosciuto nella sua reale consistenza numerica e nelle sue effettive caratteristiche”. Si è pensato che, per avvicinarsi il più possibile alla realtà dei numeri e dei fatti, fosse produttivo analizzare questa specifica tipologia dei migranti italiani di oggi, quelli che – spiega la Migrantes –  frettolosamente da più parti vengono definiti “cervelli in fuga”, dando per scontato per loro un titolo di studio medio-alto e la positiva riuscita del progetto migratorio. Purtroppo “non è così per tutti e i dati, quando non espressamente quantitativi sicuramente qualitativi, lo descrivono molto bene” delineando una “categoria” composita ed eterogenea.
Per rispondere a tanta complessità, si è scelta la divisione per destinazioni. Sono stati così individuati 25 paesi del mondo volutamente di tutti i continenti. Albania, Algeria, Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Cina, Emirati Arabi, Francia, Germania, India, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Malta, Nuova Zelanda, Portogallo, Regno Unito, Romania, Spagna, Stati Uniti, Sudafrica e Svizzera.
La scelta è stata fatta prevalentemente – spiega la curatrice del Rapporto Delfina Licata – in base alla preferenza della destinazione manifestata da parte di chi è partito di recente dall’Italia. Sono state però selezionate anche nazioni che si sono particolarmente distinte per crescita numerica in questi ultimi anni (come, ad esempio, gli Emirati Arabi o la Cina), paesi “storici” dell’emigrazione italiana (come l’Argentina o il Cile) e destinazioni “particolari” (come la Nuova Zelanda, Malta o l’Islanda) che danno riscontro di quanto oggi la mobilità italiana sia spinta da un ventaglio plurimo di motivazioni che vanno dalla ricerca dell’indipendenza economica e di una occupazione a necessità di ordine sentimentale e/o culturale, dal bisogno di sentirsi professionalmente realizzati all’urgenza di inseguire nuove opportunità di vita, dal voler confrontarsi con altre realtà al rifiuto di un sistema nazionale, quello italiano per l’appunto, in cui non ci si identifica più.
De Robertis e Licata: “la vera emergenza è la mobilità italiana” 64,7% negli ultimi 12 anni   versione testuale
Roma – “Se c’è oggi una emergenza in Italia relativa al mondo della mobilità, questa non riguarda il numero dei migranti che arrivano nel nostro Paese – un numero di persone sempre più limitato e che per lo più intendono proseguire il viaggio verso altri Paesi – ma il numero crescente di italiani e persino di immigrati, che in questi ultimi anni sta uscendo”. Lo ha affermato don Giovanni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, aprendo a Roma la presentazione della XIII edizione del “Rapporto Italiani nel mondo”, “l’unico strumento in Italia che ci dà una fotografia il più possibile completa e attendibile di quella che è oggi l’emigrazione italiana”. “Un esodo che non può non far riflettere – ha osservato -, che dice come sempre meno l’Italia sia un Paese per giovani, e che rischia di avere conseguenze gravi per il nostro futuro”. Basti pensare, come ha ricordato Delfina Licata, curatrice del Rapporto “Italiani nel mondo”, che dal 2006 al 2018 “la mobilità italiana è aumentata del 64,7%” e che dall’Italia se ne vanno anche “circa 25.000 migranti, che tornano nei loro Paesi: Bangladesh, Pakistan, India, Brasile”. Ma il dato più eclatante è la crescita, negli ultimi anni, degli over 50: “Più 20% nella fascia tra i 50 e i 64 anni, molti sono disoccupati che si ricollocano all’estero, ma anche genitori e nonni che si ricongiungono ai figli e nipoti espatriati”.

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