Petizione degli emigrati a sostegno di Mimmo Lucano

@IOSTOCONMIMMO
Accoglienza, Solidarietà, Umanità, Integrazione
Noi singoli cittadini e cittadine italiani, associazioni, partiti, gruppi informali, democratici, antifascisti e antirazzisti, che vivono in Belgio esprimiamo completa solidarietà al sindaco di Riace, Mimmo Lucano, posto agli arresti domiciliari con l’accusa di aver favorito l’immigrazione clandestina.
Il reato di favoreggiamento dell´immigrazione clandestina fu introdotto nel 2009 con il pacchetto sicurezza dei ministri Maroni e Alfano. La criminalizzazione dei flussi migratori e la tendenza nel nostro paese di considerare il diritto di asilo solo come una questione di ordine pubblico è una tendenza di lungo corso.
Dalla legge Turco/Napolitano in poi, passando per la Bossi/Fini; per il pacchetto sicurezza di Maroni e Alfano,fino al decreto Minniti che ha ulteriomente ristretto i diritti dei richiedenti asilo, codificando un sistema ad hoc che non riconosce ai migranti gli stessi diritti degli altri. Un approccio discriminatorio e razzista che ha aperto le porte al decreto Salvini.

L’accusa di aver favorito l’immigrazione clandestina si basa sul fatto che il sindaco avrebbe favorito un matrimonio di comodo, utile a evitare l’ingiusta espulsione di una donna nigeriana alla quale era stato negato lo status di rifugiata e di non aver seguito tutte le procedure stabilite nell’assegnazione di un bando per la gestione della nettezza urbana a una cooperativa formata da riacesi e migranti. Questa accusa è la sola che resta delle 15 ipotizzate dal Pubblico ministero, dopo 2 anni di indagini e intercettazioni telefoniche. Il giudice per le indagini preliminari (GIP) ha infatti considerato infondate 14 delle 15 richieste.
Mimmo Lucano ha respinto fermamente queste accuse. A noi piace ripetere una frase detta proprio in questi giorni da Adriano Sofri: “Qualcuno si starà cautamente chiedendo quali elementi hanno indotto all’arresto del sindaco di Riace. Io no. Io sto con Mimmo Lucano”.
L’esperienza di Riace, famosa in tutto il mondo, è, ormai da venti anni, semplicemente la straordinaria dimostrazione che si può costruire un efficace sistema di accoglienza diffusa e integrazione, che questa rappresenta un’importante occasione di sviluppo per il territorio, che costruire una società inclusiva e accogliente è un vantaggio per tutti e sinonimo di pace duratura. Riace è divenuto un simbolo, un luogo dove l’umanità e la solidarietà non sono più solo belle parole. Dove gli immigrati sono tornati a essere persone e non oggetti. Un paese deserto, come tantissimi piccoli borghi del nostro Sud, è rinato.
I migranti accolti e inseriti in percorsi di formazione soprattutto nell’agricoltura e nell’artigianato hanno riportato la vita nel borgo e convinto anche alcuni dei giovani che avevano abbandonato il paese per cercare lavoro altrove a ritornare nella propria terra. La presenza dei figli dei migranti, così come i nuovi nati, hanno fatto sì che si potesse riaprire la scuola che era stata chiusa per mancanza di alunni. Riace con il suo modello ha dimostrato, in terra di ndrangheta, che è possibile uno sviluppo non criminale.
Riace è insomma una bellissima anomalia, uno schiaffo in faccia a chi sta seminando una cultura di odio contro i più deboli. Non è un caso che contro questa esperienza si è prontamente schierato il ministro degli interni italiano, che sta caratterizzando le sue politiche nel segno di razzismo e xenofobia. Un ministro anche segretario di un partito condannato in via definitiva per aver rubato 49 milioni di euro ai cittadini italiani.
La nostra storia ci insegna che non sempre la “legalità” è sinonimo di “giustizia” e che, come diceva don Milani, a volte “la disobbedienza è una virtù”.
La divisione tra immigrati e autoctoni è solo funzionale a chi detiene il potere e vuole mantenere lo status quo. L’unica vera divisione del mondo è tra sfruttati e sfruttatori, tra oppressi e oppressori.
Noi cittadini italiani all’estero, migranti economici, sappiamo cosa vuol dire lasciare il proprio paese e siamo perfettamente consapevoli del valore e allo stesso tempo delle difficoltà dell´integrazione. Per questo siamo dalla parte di Mimmo Lucano, difendiamo il lavoro svolto con coraggio da lui (come da tanti altri sindaci meno noti) e sosteniamo con forza il modello Riace affinché non sia più un’anomalia ma una realtà diffusa.
Riace non si arresta.
Per aderire all’appello basta inviare una mail all’indirizzo iostoconmimmobelgio@gmail.com o lasciare un commento a questa nota con nome, cognome e paese

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