Le problematicità del voto all’estero alla Giunta delle Elezioni

Il sito di Castelnuovo di Porto è del tutto inadeguato ad ospitare lo spoglio dei voti all’estero; le operazioni di identificazione degli elettori sono “anacronistiche” e comunque i connazionali dovrebbero esercitare il diritto d’opzione (se vuoi votare per corrispondenza lo comunichi al consolato); la Corte d’Appello di Roma, da sola, non può gestire tutte le operazioni – che devono essere compiute in sola giornata – senza contare che il termine per l’arrivo dei plichi votati in consolato è troppo “stretto” e i contrattempi – anche meteorologici – possono mettere in crisi tutto il sistema. Queste, in estrema sintesi, le criticità evidenziate da Flavia Perra, presidente dell’Ufficio Centrale per la Circoscrizione Estero della Corte d’Appello di Roma, che ieri è stata ascoltata dalla Giunta per le elezioni della Camera presieduta da Roberto Giachetti.
Giunta che sta lavorando ad una indagine per evidenziare tutte le criticità del voto – non solo all’estero – da inoltrare alla Commissione Affari Costituzionali che, a sua volta, ha cominciato l’esame di alcune modifiche tecniche delle operazioni elettorali per aspetti “molto parziali”, ha precisato Giachetti, ma che comunque potrebbe essere la sede per alcuni mirati aggiustamenti.
Perra ha esordito ricordando i dati sull’elettorato, evidenziando l’aumento degli aventi diritto e, quindi, dei seggi istituiti per lo spoglio delle schede: nel 2013 i seggi erano stati 1361, quest’anno 1730, per 10.380 addetti designati ai seggi – tra presidenti, segretari e scrutatori. Persone che, in una sola giornata, si dirigono verso Castelnuovo, bloccando il traffico. Un’annotazione che pare banale, ma che non lo è perché ha avuto conseguenze pratiche: gente bloccata in macchina per ore che ha deciso di tornarsene a casa. Risultato: 502 presidenti di seggi non si sono presentati, ha spiegato Perra; in più, il Comune di Castelnuovo che avrebbe dovuto nominare sostituti “non ha provveduto tempestivamente” quindi “alle 15:00 di domenica 4 marzo ben oltre 300 seggi ancora dovevano essere costituiti” e quelli che lo erano, non erano al completo, ma con il numero “minimo” di personale, cioè presidente, segretario e scrutatore.
Il risultato “è stato che le operazioni di scrutinio sono iniziate molto in ritardo”, soprattutto quelle “preliminari, che sono molto importanti per identificare l’elettore”, ha ricordato Perra, riferendosi all’apertura della busta grande con il certificato elettorale, da separare da quella piccola che contiene il voto. “Il presidente di seggio deve andare a spuntare e identificare il nome titolare del certificato elettorale dall’elenco cartaceo: se pensiamo che ogni seggio ha dai 1000 ai 2000 elettori, significa consultare questi volumi enormi con gli elenchi degli elettori da identificare a mano. Anche questa è una criticità, perché comporta un lavoro gravoso che porta via molto tempo, per cui noi suggeriamo di introdurre un lettore ottico che dà garanzie di regolarità. Ciò significa che nella busta esterna che manda il Consolato dovrebbe esserci un codice a barre, così che queste operazioni vengano agevolate sia nella velocità che nella attendibilità”. Anche perché, ha aggiunto Perra, queste operazioni preliminari “dovrebbero terminare alle 23:00 della domenica, quando si inizia lo spoglio”, insieme ai voti “italiani”.
La concentrazione delle operazioni in una sola giornata prevista dalla legge “ha inciso anche sulle operazioni di distribuzione della consegna dei plichi che l’ufficio deve effettuare nei giorni antecedenti alla domenica man mano che le schede elettorali votate pervengono all’aeroporto di Fiumicino. Qualsiasi problema di ritardo dei voli – per esempio quest’anno le condizioni meteorologiche hanno comportato dei ritardi dell’arrivo dei plichi dall’America settentrionale e dall’Europa settentrionale che sono arrivate a tardissima notte del sabato – fa sì che i plichi vengono consegnati dall’ufficio ai presidenti di seggio nella mattinata, in contemporanea alla costituzione del seggio stesso. E questa è un’altra situazione problematica”.
E poi Castelnuovo di Porto, un sito “inadeguato” per Perra: “ha una superficie di 67000 metriquadri” suddivisa in edifici “enormi” che hanno porte e finestre senza chiavi “per cui la custodia dei plichi è stata molto difficile. È dovuto intervenire un gran numero di forze dell’ordine per custodire questo materiale e in alcuni casi durante le operazioni di spoglio si sono introdotte troupe televisive”, subito allontanate.
Le persone sono talmente tante, ha aggiunto Perra, che si lavora gomito a gomito “senza la serenità” necessaria.
Sei le indicazioni segnalate dalla presidente dell’Ufficio estero: la prima riguarda il personale per lo scrutinio che dovrebbe essere reperito “anche nei comuni limitrofi a Castelnuovo, per evitare questo grande afflusso da Roma”.
In secondo luogo, la competenza dovrebbe essere suddivisa tra più Corti d’Appello, magari una per ripartizione: “gli elettori da scrutinare sono troppi”, dividendoli “ogni ripartizione sarebbe a carico di una Corte d’Appello”. Quanto alla possibilità di trovare più siti per lo spoglio nel comune di Roma, Perra è stata categorica: “è impensabile perché la Corte non ce la farebbe proprio. Quest’anno la Corte d’Appello di Roma è stata impegnata non solo nell’ufficio estero ma anche in altri cinque diversi uffici elettorali, con un grande dispiego di magistrati e di personale di cancelleria per cui, praticamente, durante il periodo elettorale l’attività ordinaria è stata paralizzata”.
Quanto alla identificazione degli elettori, secondo Perra “occorrerebbe un sistema elettronico: quello che c’è adesso è del tutto inadeguato e anacronistico direi”.
Un altro “suggerimento” sempre per una eventuale modifica legislativa riguarda “l’opportunità di invertire il cosiddetto “diritto di opzione”: chi vuole votare per corrispondenza deve farne richiesta al Consolato competente entro un termine stabilito. In questo modo si avrebbe un maggiore controllo sui plichi e una maggiore consapevolezza da parte degli aventi diritto, unitamente ad una razionalizzazione dei costi”, che sono alti a fronte del 30% degli aventi diritto che hanno votato quest’anno.
Secondo Perra, poi, il termine per la riconsegna dei plichi da parte degli elettori ai consolati, ora fissato alle 16.00 locali del giovedì antecedente la data del voto in Italia, è troppo stretto: “la spedizione in Italia così avviene durante il venerdì o il sabato; qualsiasi problema rimanda l’arrivo dei plichi” e di conseguenza la loro consegna ai seggi, con una “concentrazione delle operazioni”. Dunque basterebbe “anticipare al mercoledì” questo termine per dare un margine maggiore per la spedizione.
“Tutte queste criticità – ha sottolineato Perra – hanno fatto sì che l’ufficio elettorale è dovuto subentrare in surroga nelle operazioni di scrutinio: i ritardi nella costituzione dei seggi ha fatto sì che noi siamo dovuti subentrare in 52 seggi per la Camera e 45 seggi per il Senato”; in alcuni seggi, il personale della Corte “ha dovuto fare proprio le operazioni di spoglio” e poi “abbiamo anche dovuto integrare 400 verbali perché molti non l’avevano completati”. Nel 2013 i verbali da integrare erano stati “solo” 152. Insomma un “lavoro gravoso” per la Corte che Perra auspica sia alleggerito alle prossime consultazioni.
A margine dell’audizione, Giachetti ha proposto ai colleghi di mettere in agenda una visita al sito di Castelnuovo per rendersi conto della situazione.

 

FONTE: ma.cip.\aise

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