18 09 29 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO ALTRE COMUNICAZIONI

0 – Parlamentari Pd Estero: il decreto SALVINI tenta di fare dell’Italia uno stato gendarme
1 – comunicato – 24 settembre 2018. L’ON. LA MARCA incontra alcuni rappresentanti diplomatici dell’ambasciata USA a Roma)
2 – Italiani all’estero, a Rosario chiara INVERSIONE DI TENDENZA: migliorano i servizi consolari.
3 – Intervista a Mariano Gazzola, vice-segretario per l’America Latina del CGIE. Mariano Gazzola, tutto pronto per l’assemblea continentale del CGIE? Perchè a Santo Domingo (e non, per esempio, il Brasile?)
4 – Economia / commercio estero, ad agosto export extra UE +3,6%. Ad agosto 2018 si stima, per i flussi commerciali da e verso i paesi extra Ue, un aumento congiunturale per le esportazioni (+3,6%) e un calo per le importazioni (-0,7%). A renderlo noto nei giorni scorsi è stato l’Istat, spiegando che l’incremento congiunturale delle esportazioni è esteso a tutti i raggruppamenti principali di industrie.
5 – OSCURANTISMO DI GOVERNO, IL BESTIARIO. Ma per quanto tempo li dovremo ancora a sentire…
6 – L’On. La Marca (PD) discute con il direttore Marco Giudici le questioni sollevate dai connazionali sulle trasmissioni di rai Italia.
7 – LA «MANOVRA DEL POPOLO» «Governo del popolo», tutte le misure della manovra: pensioni, tasse, pace fiscale, reddito di cittadinanza .

0 – PARLAMENTARI PD ESTERO: IL DECRETO SALVINI TENTA DI FARE DELL’ITALIA UNO STATO GENDARME. Il Consiglio dei Ministri, all’unanimità, ha approvato il Decreto Salvini sui migranti, o meglio ciò che ne è rimasto dopo le numerose osservazioni di incostituzionalità da più parti avanzate. Con questo atto, il Governo giallo-verde si omologa senza eccezioni su posizioni di chiusura verso i migranti e di isolamento nel contesto mediterraneo.

Le lesioni di principio e giuridiche che con esso si compiono sono numerose e gravi. Si adotta uno strumento di necessità e d’urgenza, quale il decreto, mentre i flussi in ingresso sono in flessione da oltre un anno, evitando in tal modo un ampio confronto parlamentare. Si restringono i casi di richiesta di asilo escludendo chi ha avuto una condanna in primo grado, quindi ancora dotato di presunzione di innocenza in base al nostro ordinamento. Si estende la detenzione amministrativa da tre a sei mesi per i destinati al rimpatrio, con immaginabile crescita di tensioni e spinta verso la clandestinità. Si riduce la cittadinanza a una specie di premio di buona condotta, da revocare in caso di prima condanna. Soprattutto, si elimina di fatto la protezione umanitaria facendo ingrossare smisuratamente marginalità e clandestinità, visto che finora quasi nessun paese di origine si è dichiarato disponibile a riprendersi chi è andato via. Si depotenziano gli SPRAR che, alla prova dei fatti, si sono dimostrati uno strumento di minimo impatto sociale e territoriale e di buona capacità di integrazione.

La figura del migrante è assimilata a quella di un potenziale terrorista, facendo lievitare rancore e risentimento, quegli stessi sentimenti che nelle banlieue di alcuni paesi europei hanno fatto da reale brodo di coltura del terrorismo negli ultimi anni.

Un rimedio, insomma, peggiore del presunto male che non ridimensionerà in modo sostanziale la presenza dei migranti nella nostra realtà, ci mette dalla parte dei paesi gendarmi e antagonisti, intacca principi giuridici ed etici essenziali della nostra convivenza democratica. Su questo atto, dunque, quando arriverà in Parlamento, rivendicheremo i principi di umanità, solidarietà e legalità che sono alla base di ogni migrazione.

I Parlamentari PD Estero: Garavini, Giacobbe, Carè, La Marca, Schirò, Ungaro.

1 – COMUNICATO – 24 SETTEMBRE 2018. L’ON. LA MARCA INCONTRA ALCUNI RAPPRESENTANTI DIPLOMATICI DELL’AMBASCIATA USA A ROMA.
L’On. La Marca ha incontrato venerdì 21 settembre, presso la Camera dei Deputati, alcuni rappresentanti diplomatici dell’Ambasciata USA a Roma: Morgan Hall, responsabile per la politica interna, Jim Donegan, ministro consigliere per gli affari politici e Manuele Ferrari, analista politico.
Dopo avere ricordato i rapporti di storica e consolidata amicizia e collaborazione tra l’Italia e gli Stati uniti, gli interlocutori hanno avuto un proficuo scambio di vedute sull’attualità politica nazionale, europea ed internazionale.
Per l’Onorevole La Marca è stata anche l’occasione per richiamare l’attenzione dei diplomatici statunitensi su una serie di questioni di particolare importanza per i connazionali che vivono negli Stati Uniti e per gli americani che vivono nel nostro Paese.
La parlamentare italiana ha avuto modo di chiarire ai rappresentanti diplomatici statunitensi il ruolo dei parlamentari eletti all’estero e la peculiarità delle comunità e degli interessi rappresentati.
In tale contesto, dopo aver ricordato il contributo della nostra emigrazione allo sviluppo moderno degli Stati Uniti e le particolari caratteristiche dei protagonisti delle nuove emigrazioni, ha sottolineato l’esigenza di realizzare su alcune questioni la opportune sinergie tra i due Paesi, ad esempio per il reciproco riconoscimento delle patenti di guida, per l’attualizzazione della convenzione di sicurezza sociale, stipulata addirittura negli anni settanta, e per il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti in entrambi i sistemi formativi.
Gli interlocutori statunitensi hanno manifestato interesse per le questioni sollevate, ripromettendosi di porle agli uffici competenti per ulteriori approfondimenti.
On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D.
Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America
Electoral College of North and Central America

2 – ITALIANI ALL’ESTERO, A ROSARIO CHIARA INVERSIONE DI TENDENZA: MIGLIORANO I SERVIZI CONSOLARI
A – Il nuovo Governo Italiano ha mostrato con i suoi primi passi di avere dato ascolto alle richieste degli italiani all’estero e la gestione della Rete Consolare mostra già gli effetti di questo cambiamento.
Da oltre dieci anni il Consolato Generale d’Italia a Rosario si trova nel peggiore rapporto numerico tra la quantità di italiani con cittadinanza italiana (145.000) e quella degli impiegati adibiti alle funzioni (soltanto 13). Per questo motivo, durante tutti questi anni è stato il Consolato più inefficiente di tutta l’America Latina, a tal punto che per richiedere un appuntamento relativo alla cittadinanza si doveva aspettare un tempo infinito e per l’ottenimento del passaporto più di un anno.
Con l’inizio di questa legislatura, abbiamo potuto registrare che finalmente è arrivato il cambiamento. In primo luogo con il nuovo Console Generale d’Italia che immediatamente ha contattato i rappresentanti del Com.It.Es. e del C.G.I.E., i soli che realmente conoscono le esigenze dei nostri connazionali e, in secondo luogo, l’incontro che il Signor Console ha avuto con il nuovo Sottosegretario per gli italiani all’estero, Sen. Ricardo Merlo, con l’obiettivo di lavorare congiuntamente e mettere in pratica le iniziative più adatte a risolvere i gravi problemi della rete consolare.

Adesso le lamentele dei cittadini italiani per il ritardo dell’ottenimento del passaporto sono finite: si può prenotare on line ed entrarne in possesso entro i quindici giorni.
Inoltre, il Consolato ha implementato un sistema di comunicazione che consente di evitare di recarsi alle città della Circoscrizione come Santa Fe (Capitale), Paraná (Entre Ríos), Corrientes (Capitale), Posadas (Misiones) e Resistencia (Chaco), posti molto lontani dalla città di Rosario e in cui i nostri connazionali trovano molto difficile accedere alle pratiche, tanto per la lontananza quanto per le spese.
Con questa semplice, ma importante iniziativa, per la quale sono state determinanti la buona predisposizione del Signor Console, Martín Brook e la gestione del Sottosegretario Ricardo Merlo, la Farnesina ha dato le risorse al Consolato per rendere efficiente il lavoro dei funzionari e si è potuto risolvere un grave problema che ci preoccupa da molti anni.
Il cambiamento è iniziato davvero e l’inversione di tendenza, anche per quanto riguarda gli italiani nel mondo, è sotto gli occhi di tutti. Avanti così.

B – ITALIANOS EN EL EXTERIOR, EN ROSARIO CAMBIA LA TENDENCIA: MEJORAN LOS SERVICIOS CONSULARES
Con sus primeros pasos, el nuevo gobierno italiano demostró escuchar los reclamos de los italianos en el exterior. La red consular muestra ya los efectos de este cambio.
Cav. Avv. Franco Tirelli, Presidente Com.It.Es. C.C. de Rosario – ItaliaChiamaItalia – 25/09/2018
Desde hace más de diez años, el Consulado General de Italia en Rosario mostraba la peor relación entre la cantidad de ciudadanos italianos residentes (145.000) y el número de empleados en el consulado (solo 13). Por este motivo, durante todos estos años fue el Consulado más ineficiente de toda América Latina, al punto que para los turnos para la ciudadanía era necesario esperar infinitamente y para obtener un pasaporte, más de un año.
Con el inicio de este gobierno, nos dimos cuenta que finalmente había llegado el cambio. Primero, con el nuevo Cónsul, que inmediatamente contactó los representantes del Com.It.Es. y del C.G.I.E., los únicos que verdaderamente conocen las exigencias de nuestros connacionales. Luego, con el encuentro que mantuvo con el nuevo Subsecretario con mandato para los italianos en el mundo, Sen. Ricardo Merlo, con el objetivo de trabajar juntos para implementar las iniciativas más adecuadas para resolver los graves problemas de la red consular.
Finalmente, los reclamos de los ciudadanos italianos sobre la obtención del pasaporte fueron escuchados: se puede reservar en línea el renuevo y tener el documento luego de quince días.
Además, el Consulado implementó un sistema de comunicación que permite a los ciudadanos no viajar hasta las ciudades de la circunscripción, como Santa Fe (capital), Paraná (Entre Ríos), Corrientes (capital), Posadas (Misiones) y Resistencia (Chaco), ciudades muy lejanas de la ciudad de Rosario y en las cuales nuestros connacionales difícilmente pueden acceder a realizar los trámites, tanto por la lejanía como por los costos.
Con esta simple pero importante iniciativa, para la cual fueron decisivos la buena predisposición del Cónsul, Martin Brook, y la gestión del Subsecretario Merlo, la Farnesina otorgó los recursos al Consulado para hacer más eficiente el trabajo de los funcionarios y se pudo resolver un problema grave que nos preocupaba hace años.
El cambio ya inició y el cambio de tendencia, también para los italianos en el mundo, está a la vista de todos. Avanti così.

3 – INTERVISTA A MARIANO GAZZOLA, VICE-SEGRETARIO PER L’AMERICA LATINA DEL CGIE. MARIANO GAZZOLA, TUTTO PRONTO PER L’ASSEMBLEA CONTINENTALE DEL CGIE? PERCHÈ A SANTO DOMINGO (E NON, PER ESEMPIO, IL BRASILE?) SÍ TUTTO PRONTO. La scelta di Santo Domingo, cittá sede del Comites di Panama-Republica Dominicana, si basa nella necessità di prendere contatto con le comunitá di tutta un’area che dopo la riforma della legge istitutiva del CGE fatta dal Governo PD, non ha piú rappresentanti nel Consiglio Generale: tutto il Centroamerica, Ecuador, Colombia. Poi si sono costituiti anche i Comites in Bolivia e Paraguay , due comunità non rappresentate nel CGIE. In questa occasione sono stati invitati a partecipare in qualità di esperti i Presidenti dei Comites di Messico, Ecuador, Guatemala e Panama-Rep. Dominicana, che con i loro contributi ai temi generali dell’Odg non sono arricchiranno i nostri lavori ma potranno anche presentare in prima persona la re altà delle loro comunità. Poi é giusto ricordare che sa sempre, le riunioni Continentali del CGIE si fanno in rotazione nei diversi paesi dell’Area. Da quando si é insediato questa nuova “consigliatura” del CGIE, ne abbiamo fatto le riunioni a Buenos Aires, Santiago del Cile, Montevideo. Così nel 2019 una delle due Continentali verrà fatta in Brasile, nella prossima Assemblea Plenaria del mese di novembre, decideremo in quale città e in quale data.

RITIENE OPPORTUNA LA DISCUSSIONE DI UNA NUOVA LEGGE CITTADINANZA ESATTAMENTE ADESSO CHE SI SCAPPA (ALMENO MOMENTANEAMENTE) DI UNA PROPOSTA CHE VORREBBE IMPORRE DEI LIMITI AL “IUS SANGUINIS”?
La ritengo necessaria ma oggi come oggi, non prioritaria. Oggi le priorità sono altre: il voto all’estero (c’é stata una formale richiesta del Governo al CGIE di presentare una proposta entro quest’anno), la situazione della Rete Consolare (una priorità sopratutto per chi abita oltreoceano), la Riforma della Circolare 13 (che regola la assegnazione e l’erogazione di contributi agli Enti Gestori della Lingua Italiana, e alla quale il CGIE debe dare un parere). Ad essere precisi abbiamo “scapato” ben due volte ad una limitazione del ‘ius sanguinis’: a novembre del 2017 era stata presentata una proposta dei senatori del PD eletti all’estero di limitare lo ‘ius sanguinis’ e introdurre un esame di lingua. E sempre il pericolo é stato fermato la prima volta grazie al intervento del senatore Zin in Senato; la seconda grazie al sottosegretario Merlo presso il Ministro dell’Interno, tutte e due grazie alla mobilizzazione di tutti i dirigenti MAIE, e questo non é una opinione, ma un fatto di cronaca.

Se in meno di un anno abbiamo avuto questi due tentativi, non é casuale. Ovviamente la cittadinanza, cioè la decissione normativa di chi è cittadino italiano e chi non, è un tema oggi in discussione in Italia. E noi italiani all’estero abbiamo oggi una grande opportunità: di fare noi una legge di cittadinanza, una legge che sia giusta per noi. Abbiamo bisogno di discutere su questo tema, noi dirigenti degli italiani all’estero non possiamo far finta di nulla, non possiamo negare che c’e una necessità di aggiornare la legge alla realtà di un mondo e di una comunità italiana all’estero che non è quella del 1912 (data della prima legge di cittadinanza) ne quella di 26 anni fa quando fu varata la legge n. 91/92. Abbi amo l’opportunità di fare una proposta, e che tramite il sottosegretario Merlo il Governo la faccia sua e la presenti in Parlamento. Una legge che garantisca a chi è italiano il diritto di essere riconosciuto cittadino italiano, nato ovunque sia nato, sia per via paterna o materna. Una legge che consenta al chi ha dovuto prendere un’altra cittadinanza per motivi di lavoro di riprendere la sua italiana e che consenta ai suoi figli che sono italiani di essere riconosciti come tali. Perché è chiaro che se la proposta non la facciamo noi italiani all’estero, se la riforma la fa chi non ci rappresenta, le possibilità che sia una riforma ingiusta sono grandi: se vogliamo scongiurare questo pericolo, dobbiamo affrontare il tema non certo in fretta, forse nel trascorso dell’anno prossimo, in un percorso di consultazione con le basi, le associazioni, i Comites.

LA PROPOSTA BASICA DEL CGIE SAREBBE QUELLA GIÀ CONOSCIUTA, CIOÈ, FATTA DAI CONSIGLIERI SANGALLI E ALCIATI?
No. Il CGIE non ha ancora iniziato formalmente la discussione, non c’è una “proposta base del CGIE”. C’é solo una proposta in giro, presentata alla Terza Commissione dai colleghi Sangalli e Alciati che è la loro opinione, non la nostra, e che ancora non ha stato. Se ci sarà una “proposta base”, la dovrà fare – penso – la III Commissione Tematica del CGIE. Alle prossime Continentali che si terranno tra le ultime settimane di settembre e la prima di ottobre, a Metz (Commissione Europa), Johannesburg (Commisione Anglofona) e Santo Domingo (Commissione America Latina), si dovrà prima discutere sull’opportunità di affrontare questo tema, e se lo ritengono necessario, le Commissioni forniranno al Comita to di Presidenza elementi su come procedere, e sarà il Comitato di Presidenza di ottobre a strumentare il processo e sopratutto a calendarizzare il tema. Ma ricordiamoci, come abbiamo detto che il CGIE ha altre priorità.

IL CGIE SI BASERÀ SOLTANTO NEI PARERI DEI PROPRI CONSIGLIERI E QUELLI EVENTUALI DEI COMITES, O CERCHERÀ DI COINVOLGERE ANCHE LE COMUNITÀ?
Il CGIE ha titolo per elaborare una proposta, e i compito dei singoli consiglieri in tutti i temi, non solo in questo, è quello di consultare i Comites e la comunità delle quali siamo espressione. Ripeto, le prossime Commissioni Continentali debbono fornire al CdP suggerimenti su come procedere. La mia opinione personale è che, su questo tema della cittadinanza, una volta calendarizzato, dobbiamo iniziare un processo di consultazioni con la base, con le associazioni e i Comites. È quanto il CGIE ha fatto con la discussione della proposta di riforma del CGIE e Comites, e con il tema della riforma del voto all’estero, e dunque mi auguro che così venga fatto con questo tema.
Girando il mondo, siamo davanti a realtà troppo diverse, anche nel territorio sudamericano. In Brasile, per esempio, l’italianità è stata ‘criminalizzata’ e soffocata a lungo, al contrario che in Argentina. Queste differenze verrano messe in considerazione in una eventuale proposta di legge del CGIE?
Proprio per queste diversità, la discussione di un tema assai sensibile come la cittadinanza debba iniziare con un processo ampio di consultazioni. È una riflessione importante quella che fai, perché il compito delle leggi è quella di captare normativamente la realtà, e la realtà dell’italianità all’estero é complessa. La proposta di legge, dovrà tenere conto di tutte le realtà; ma anche dobbiamo tenere conto del principio di unicità, è impensabile una legge di cittadinanza per gli “italo-sudamericani” e un’altra per gli “italo-europei”. È importante la tua domanda anche in un altro senso:

D’ACCORDO SI APPRENDE DELLE SUE ULTIME DICHIARAZIONI, LEI, PERSONALMENTE, SAREBBE FAVOREVOLE A UNA SORTA DI “IUS CULTURAE”. E QUESTA SAREBBE, IN FONDO, ANCHE LA VERA POSIZIONE MAIE. È PROPRIO COSÌ? E COME SAREBBE?
Ho in parte una certa invidia ai dirigenti colleghi del CGIE o Comites, e dei parlamentari eletti all’estero, che hanno già avanzato proposte. Vuol dire che hanno già “la soluzione”. Io non mi vergogno a dirlo, in questo tema ho più domande che risposte. Forse c’e chi ha delle risposte perché partono posizioni dogmatiche, personali o di speculazione politica. È un tema sensibile, e io sono convinto che in questo particolare tema, noi dirigenti più che voler imporre la nostra soluzione, dobbiamo prima ascoltare e sopratutto studiare il tema. Analizzare come si diceva prima tutte le situazioni, consultare gli esperti, consultare la base, coinvolgere in questo processo tutti, perciò la discussione di questo tema è necessar ia ma non prioritaria, non dobbiamo farlo subito, dobbiamo darci un tempo per superare la fase de confusione e di speculazione. C’è chi senza aver consultato nessuno presenta una proposta cambiando l’attuale principio della legge e, allo stesso tempo, promuove una raccolta firme per evitare che la legge cambi; per me non é serio. Sappiamo a scienza certa che cosa siano lo “ius sanguinis” e lo “ius soli”, le due forme che ha lo Stato di riconoscere la cittadinanza degli individui. Ma che cosa é il cosiddetto “ius culturae”?. Come tu dici “come sarebbe”? È un interrogante ancora aperta, perché “ius culturae” è un concetto ancora in elaborazione. Prima, se “ius culturae” significa “solo lingua”, attenzione, ricordiamo l’art 3 della Costituzione Italiana, e consultiamo gli esperti…. e poi se parlare italiano è essere italiano, allo ra non dovremo riconoscere la cittadinanza a più della metà dei signori Cardinali che parlano perfettamente la lingua italiana, indipendentemente della loro nazionalità? Se lo “ius culturae” significa conoscere la storia, le abbitudini, la realtà italiana, allora non dobbiamo riconoscere la cittadinanza a Sebastian Vettel? Sì a Vettel, che di nazionalità é tedesco, ma che l’anno scorso abbiamo visto tutti, sorridente e felice, intonare alla perfezione l’Inno di Mameli dal podio nel GP di Monaco? Certo é un assurdo ciò che sto dicendo, però che serve a dimostrare che lo “ius culturae” non ha entità indipendente, se non legato o al “ius sanguinis” o al “ius soli”.
“Ius sanguinis” o “ius soli” sono insostituibili. E ciò che io sono personalmente favorevole è a mantenere lo “ius sanguinis”: il figlio di italiano è italiano, ovunque sia nato. Non si può prescindere dello “ius sanguinis”. La cittadinanza é lo istituto giuridico che regola il rapporto tra lo Stato e l’individuo. Nel ordinamento giuridico la legge capta la realtà e la trasforma in norma giuridica, capta il “connazionale” (in questo caso “l’italiano”) e lo riconosce cittadino. Uno Stato di diritto agisce con i diritti, e per tanto riconosce quale “cittadino” tutti i connazionali senza distinzione (di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politiche di condizioni personali o sociali). E lo “ius sanguinis” è la forma di miglior garantire questo riconoscimento universale (lo “ius soli”, esclude una condizione personale: la nascita fuori del territorio nazionale).
Ma come opera lo “ius sanguinis”? Presupone che il genitore trasmette la sua identità (l’italianità nel nostro caso) al suo generato, cioè al suo figlio. La legge capta questa situazione di fatto – la trasmissione dell’italianità – e riconosce cittadino al figlio di cittadino. Ciò che tanti dicono oggi è che ci sono casi in cui questa trasmissione di identità non è effettivamente avvenuta, e che il presupposto è falso. Io non sono d’accordo, il presupposto non è come tale falso, in alcuni casi può darsi che non si verifichi, ma qui è dove si apre la possibilità non di negare lo “ius sanguinis” (perché, ripeto, non si può prescindere), ma di r afforzarlo con elementi che consentano al discendente di italiano di sciogliere tutti i dubbi, e dimostrare che l’italianità – come tu dici nella tua domanda anteriore – è stata sì soffocata a lungo, ma non certamente uccisa!
È questo che dobbiamo studiare come dare più forza allo “ius sanguinis”, come sciogliere tutti i dubbi sulla nostra identità italiana, anche se siamo nati oltreoceano. In quanto alla “vera, in fondo” posizione del MAIE… la unica verità è la realtà, i fatti concreti: tra gli eletti all’estero, gli unici che hanno sostenuto sempre senza indugi lo “ius sanguinis”, inclusive votando contro i tentativi di indebolirlo, è stato il MAIE. La posizione del MAIE è quella che ha espresso il presidente Merlo al ministro Salvini, e che ha fatto pubblico, io ho visti i messaggi: Merlo ha difeso il “ius sanguinis” e ha ottenuto che esso non venga limitato a due generazione come si proponeva.

DA QUALCHE PARTE SI HA DETTO CHE SAREBBE ACCETTATA UNA PROPOSTA MISTA, CIOÈ, LIBERA LA TRASMISSIONE ‘IUS SANGUINIS’, MA A PARTIRE DELLA TERZA GENERAZIONE CI SAREBBE UN ‘ESAME DI ITALIANITÀ’. CHE NE DICI?
Salvo una mia rinuncia alla mia italianità, la legge non può impedire il mio diritto umano a trasmettere la mia identità a mio figlio. Guardate caso, quasi tutti gli Stati che adottano lo “ius soli”, consentono al figlio nato all’estero di un cittadino di farsi riconoscere la cittadinanza del padre. Non si può discutere lo “ius sanguinis”. Certo è una cosa, noi abitiamo paesi di lunga emigrazione. Ci sono italiani non dall’ 1880, ma anche dalla fine del 1700. In Argentina, nel primo governo patrio (1810) c’erano – almeno- comprobati (senza dubbi) due figli di italiani. Alcuni di loro ne hanno oggi discendenti con lo stesso cognome (cioè linea paterna mai interrotta). Possiamo negare la loro italianità p erché di sesta o settima generazione?. Secondo me no. Possiamo dubitare che una di queste generazioni non abbia tramesso l’italianità? Forse sí. Allora come si risolve?

E qui entrerebbe il discorso del presupposto legale, cioè: la legge può supporre – senza ammissione di prova contraria – che il padre abbia trasmesso l’italianità al figlio e questo al nipote, in generale i nipoti conoscono e più o meno convivono con i nonni. I bisnipoti forse nemmeno sono riusciti a conoscere il bisnonno, ma sì l’ha conosciuto il nonno (cioè suo figlio) e la legge può supporre – senza ammissione di prova contraria – che la trasmissione sia avvenuta in continuità tre generazioni. Dopo la quarta generazione? E qui entra l’ “esame di italianità”? Forse sì, è qui che si potrebbe rafforzare (non cancellare!) lo “ius sanguinis”, con un elemento c oncreto di italianità. Tre o quattro generazioni? Bene sono tutti ragionamenti in voce alta, che debbono essere studiati. Ripeto, non mi sembra che oggi l’opportuno sia dire la soluzione l’ho trovata ed è questa.

COSA DICI A CHI SOSTIENE CHE L’INTERESSE DEL MAIE NEL LIMITARE LA TRASMISSIONE DELLO “IUS SANGUINIS” HA COME INDIRIZZO BLOCCARE LA CRESCITA ELETTORALE DEL BRASILE, IL PAESE SUDAMERICANO DOVE IL NUMERO DI ITALO DISCENDENTI É QUELLO DI MAGGIOR PESO?
Sembrerebbe che tra i dirigenti della nostra comunità sia nata una nuova pratica sportiva: il “tiro al MAIE”. Sembra che ci sia stata una presentazione nel Comitato Olimpico Internazionale per farlo riconoscere come sport olimpico… forse così chi lo pratica riesce finalmente a vincere qualcosa!
Non si parla più di incostituzionalità sulla tassa cittadinanza. Intanto qualche soldi già sono arrivati ai consolati e le file della cittadinanza e quella dei passaporti continuano. Al CGIE del Sud America non interessa più questo argomento?
Io l’ho detto anche pubblicamente in parecchie opportunità che la tassa non serviva – come non é servita – a risolvere il problema delle file. E lo continuo a dire. La soluzione é l’assunzione di personale di ruolo e contrattisti. E per quanto si conosce, il Governo sta lavorando in questo senso. L’argomento dello stato della rete consolare e dei servizi è sempre all’ordine del giorno dei lavori della Continentale America Latina del CGIE.

SULLA LEGGE DEL VOTO, QUALE SONO LE PROPOSTE IN GIOCO? IL VOTO ELETTRONICO SAREBBE FATTIBILE? CON, O SENZA QUELLA PRE-ISCRIZIONE?
Su questo argomento il CGIE ha invitato ai Comites di tutto il mondo di promuovere incontri con la comunità e con le associazioni per discutere il tema e formulare proposte di messa in sicurezza del voto all’estero. Questo tema é oggi quello prioritario e sarà il più importate nei lavori delle diversi Commissioni Continentali.
Il CGIE é stato invitato dal sottosegretario Merlo a lavorare sul tema. C’è un documento formulato dalla III Commissione Tematica del CGIE. Speriamo le proposte e i suggerimenti dei Comites e i lavori delle Continentali. In base a tutto questo, l’Assemblea Plenaria del CGIE, che si terrà a novembre a Roma, formulerà la proposta da presentare al Governo. Il CGIE in più opportunità ha espresso l’opinione che il voto per corrispondenza sia l’unico che consente a tutti di partecipare. Naturalmente ci sono delle correzioni da fare per dare più sicurezza e trasparenza al processo, perciò si parla più che di modifica del voto di “messa in sicurezza delle modalità di voto”.
Personalmente penso, ed questa è anche la posizione del MAIE, che la cosiddetta “inversione della opzione”, è l’unica soluzione possibile per dare soluzione al problema maggiore che è la zona di ombra del processo: i plichi che vengono spediti a persone non interessate a votare. Il voto non è obbligatorio, perché va inviato anche a chi non vuole votare? Perché il cittadino che non vuole votare debba assumersi la responsabilità di custodia di una documentazione assai importante come il materiale elettorale?
Certo che deve essere fatta di una forma diversa a come si è fatto per le ultime elezioni dei Comites: prima si deve fare una ampia campagna informativa e di comunicazione continua, il registro degli elettori non deve aprirsi per pochi giorni prima dell’elezioni ma per un lungo periodo, forse permanente. L’iscrizione deve essere anch’essa permanente, l’elettore si registra per tutte le elezioni, si resta iscritto finché non c’è comunicazione di voler cancellarsi. Si parla anche di sistemi misti: un voto in seggi per chi risiede nelle città sede dei Consolati e voto per corrispondenza con opzione per chi abita lontano… È una soluzione da studiare.

Come è anche da studiare il voto elettronico. Potrebbe essere un’alternativa, ma non sono certo che ci sia ancora il 100% di sicurezza, la tecnologia è in permanente evoluzione, non la scarterei per un futuro, ma anche qui occorre una iscrizione previa.

E SULLE LISTE DEGLI ELETTORI? QUESTO NON SAREBBE ANCHE UN PROBLEMA DA AFFRONTARE?
Certo. Non possiamo continuare con questo sistema che una persona é iscritta all’AIRE del suo Consolato, va al Consolato e rinnova il passaporto, va al Consolato e inscrive il suo matrimonio e la nascita dei figli, ma non vota perché non risulta nelle liste elettorali del Ministero dell’Interno. Questo non allineamento tra i due registri, potrebbe essere risolto con la pre iscrizione (o “inversione dell’opzione”, come se la voglia chiamare).

4 – ECONOMIA / COMMERCIO ESTERO, AD AGOSTO EXPORT EXTRA UE +3,6% .

Da ( Nove Colonne ATG) Roma – Ad agosto 2018 si stima, per i flussi commerciali da e verso i paesi extra Ue, un aumento congiunturale per le esportazioni (+3,6%) e un calo per le importazioni (-0,7%). A renderlo noto nei giorni scorsi è stato l’Istat, spiegando che l’incremento congiunturale delle esportazioni è esteso a tutti i raggruppamenti principali di industrie. L’energia (+32,9%) e i beni intermedi (+4,9%) registrano un aumento molto marcato. Dal lato dell’import, la flessione è intensa per i beni strumentali (-4,5%) e i beni di consumo durevoli (-3,5%). Gli acquisti di beni intermedi (+2,3%) sono invece in aumento. Nell’ultimo trimestre, la dinamica congiunturale dell’export verso i paesi extra Ue risulta positiva (+2,8%), trainata dal marcato aumento dell’energia (+7,9%) e dei beni intermedi (+4,2%). Nello stesso periodo, anche le importazioni registrano una crescita congiunturale (+4,7%), determinata soprattutto dall’energia (+9,8%) e dai beni strumentali (+4,4%). Ad agosto 2018, le esportazioni sono in aumento anche su base annua (+4,5%). La crescita è molto sostenuta per l’energia (+25,6%) e rilevante per i beni intermedi (+5,9%) e i beni di consumo non durevoli (+5,0%). Le importazioni registrano un forte aumento tendenziale (+12,4%) determinato principalmente dall’energia (+31,7%), dai beni strumentali (+10,2%) e dai beni intermedi (+7,4%). Il surplus commerciale ad agosto 2018 è stimato pari a +1.749 milioni, in diminuzione rispetto a +2.527 milioni di agosto 2017. Da inizio anno aumenta l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici (da +42.443 milioni per il 2017 a +44.267 milioni per il 2018). Ancora con riguardo al confronto tendenziale, ad agosto 2018 l’export verso gli Stati Uniti (+13,0%), India (+11,1%) e Giappone (+8,6%) è in forte aumento. In flessione le vendite di beni verso il Medio Oriente (-14,6%), la Turchia (-13,1%) e i paesi MERCOSUR (-6,4%). Gli acquisti da paesi OPEC (+34,9%), India (+25,3%), Medio Oriente (+24,7%) e paesi ASEAN (+19,2%) registrano incrementi tendenziali molto più ampi della media delle importazioni, mentre sono in diminuzione quelli dal Giappone (-11,2%).

5 – OSCURANTISMO DI GOVERNO, IL BESTIARIO.
Se non si rispetta la vita dal concepimento alla fine naturale si arriva ad aberrazioni come quelle di cui siamo stati e siamo testimoni»
Lorenzo Fontana, ministro per la Famiglia, 26 aprile 2018

«L’aborto lo si è fatto diventare ufficialmente un “diritto umano”: in realtà è uno strano caso di “diritto umano” che prevede l’uccisione di un innocente»
Lorenzo Fontana, ministro per la Famiglia, 26 aprile 2018

Come pensa di comportarsi nei confronti delle famiglie Arcobaleno?
«Perché esistono le famiglie Arcobaleno?».
Sì, esistono e sono tante in Italia…
«Ma per la legge non esistono in questo momento»
Lorenzo Fontana, ministro per la Famiglia, 2 giugno 2018

«Oggi non ci sono le condizioni per cambiare la legge 194 sull’aborto, ma anche noi ci arriveremo, come è successo in Argentina»
Simone Pillon, senatore Lega Nord, 12 agosto 2018

«La libertà di scelta ce l’hai prima di concepire una vita. Poi c’è il diritto di un innocente di venire al mondo».
Simone Pillon, senatore Lega Nord, 12 agosto 2018

Facciamo un gioco: Pillon dittatore d’Italia. Che fine fa l’aborto?
«Noi sosteniamo la vita e dunque dobbiamo convincere ogni donna a tenere il suo bambino».
E se vuole abortire?
«Le offriamo somme ingentissime per non farlo».
E se vuole ancora?
«Glielo impediamo».

Matrimonio gay?
«Quale matrimonio gay? Non esiste, perché la famiglia è quella naturale. Se intende le unioni civili, le abolirei». Divorzio?
«Vorrei introdurre in Italia il “convenant marriage” americano: una forma di matrimonio indissolubile»
Simone Pillon, senatore Lega Nord, 12 settembre 2018

«Quella scorsa è stata una legislatura orribile: è passata con il voto di fiducia una legge sulle unioni civili che come previsto ha aperto alla stepchild adoption per via giudiziaria, ed è stata approvata una cattiva legge sul testamento biologico, eutanasica»
Gaetano Quagliariello, senatore Idea, 18 settembre 2018

«A undici settimane il bambino ha già le impronte digitali, e però l’aborto è una costante che nessuno mette in discussione»
Alessandro Pagano, deputato Lega Nord, 18 settembre 2018

6 – L’ON. LA MARCA (PD) DISCUTE CON IL DIRETTORE MARCO GIUDICI LE QUESTIONI SOLLEVATE DAI CONNAZIONALI SULLE TRASMISSIONI DI RAI ITALIA

COMUNICATO – 28 SETTEMBRE 2018

L’On. Francesca La Marca venerdì 28 settembre ha incontrato il Direttore di RAI Italia, Dott. Marco Giudici, per discutere con il responsabile della maggiore struttura dedicata agli italiani all’estero extraeuropei di una serie di questioni sulle quali si manifesta una maggiore sensibilità da parte dei nostri connazionali. Nel corso del lungo e cordiale colloquio, avvenuto per altro alla vigilia di importanti novità nella programmazione di RAI Italia, si è evidenziata la disponibilità all’ascolto e al dialogo da parte del Direttore.
La parlamentare, a sua volta, ha toccato una serie di questioni più volte segnalate dagli utenti: la qualità del palinsesto, l’informazione di ritorno, la possibilità di disporre all’estero di programmi in HD e di collegamenti in streaming, la qualità tecnica della distribuzione e la maggiore regolarità della Guida dei programmi, spesso sfalsati rispetto alla programmazione effettiva.
In particolare, La Marca ha insistito che nel palinsesto siano riservati maggiore spazio e attenzione, in considerazione anche dei flussi di nuova emigrazione, alle trasmissioni dedicate ai bambini e agli adolescenti, sia per ragioni formative che di mantenimento e apprendimento della lingua italiana.
Il Direttore Giudici ha convenuto sull’opportunità di sollecitare costantemente i distributori a migliorare la qualità tecnica del servizio e a risolvere i problemi legati alla corrispondenza alla Guida dei programmi, mentre non ha mancato di evidenziare i problemi tecnici, interni alla struttura della RAI, legati all’utilizzazione di HD e quelli giuridici, legati al copyright, dei collegamenti in streaming all’estero.
L’On. La Marca, nel ringraziare il Direttore di RAI Italia per la sua disponibilità, ha ribadito che continuerà a trasmettere ai responsabili della struttura le questioni di maggiore importanza sollecitate dai connazionali, dialogando con loro alla ricerca delle migliori soluzioni.
On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D.
Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America

7 – LA «MANOVRA DEL POPOLO» «Governo del popolo», tutte le misure della manovra: pensioni, tasse, pace fiscale, reddito di cittadinanza – di Redazione online 27 settembre 2018
Un primo avvio della flat tax per oltre un milione di partite Iva ma anche del reddito e della pensione di cittadinanza, una nuova rottamazione delle cartelle, il superamento della legge Fornero e un fondo da 1,5 miliardi per i truffati delle banche. Sono questi i principali contenuti dell’accordo raggiunto nella maggioranza di governo in vista della predisposizione della nota di aggiornamento del Def.
In più vanno aggiunti 12,5 miliardi per la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia sull’Iva (ossia per evitarne l’aumento). La manovra vale quindi 33,5 miliardi, di cui 27,2 in deficit. Ecco i punti principali
LA MANOVRA DEL POPOLO 28 settembre 2018
Reddito di cittadinanza, come funziona e chi potrà riceverlo
1) REDDITO DI CITTADINANZA, 10 MILIARDI: arriva un primo assaggio da 10 miliardi del reddito di cittadinanza e delle pensione di cittadinanza. Secondo i calcoli del M5s riguarderà 6,5 milioni di persone che ora sono sotto la soglia di povertà. C’è anche il via libera alle pensioni di cittadinanza, che fissa una soglia di 780 euro per le pensioni minime. Si parte sicuramente da un rafforzamento dei centri per l’impiego.

PER APPROFONDIRE:
Reddito di cittadinanza, come funziona e chi potrà riceverlo
2) ALIQUOTA AL 15% PER OLTRE 1 MILIONE DI PARTITE IVA, 1,5 MILIARDI : La flat tax comincerà dalle piccole imprese. Per loro è in arrivo un prelievo fisso del 15% che – secondo fonti della Lega – riguarderà oltre un milione di italiani. Di fatto è un allargamento del fisco forfettario che include l’Iva: proprio per questo il beneficio nel 2019 per i contribuenti riguarderà l’imposta sul valore aggiunto per poi spostarsi nel 2020 sui redditi guadagnati. Per gli altri cittadini – ipotizza invece una bozza del Def – si arriverà alle due aliquote del 23% e del 33% a fine legislatura.

PER APPROFONDIRE:
Flat tax, come funziona per professionisti artigiani e commercianti
CONTE: RIDURREMO DEBITO CON LA CRESCITA 28 settembre 2018
Di Maio: non vogliamo scontro con Ue. Salvini: se Bruxelles boccia la manovra tiriamo avanti
3) SUPERAMENTO FORNERO E LAVORO GIOVANI, 6-8 MILIARDI: I sondaggi dicono che è il tema più atteso della manovra e sia Lega sia M5s puntano ad intestarsi la misura. La possibilità di andare in pensione anticipatamente – attraverso un meccanismo di quota 100 – riguarderà almeno 400 mila persone e – secondo i partiti di maggioranza – si tradurrà in altrettanti posti di lavoro per i giovan
La quota 100 tra età e contributi per andare in pensione nel 2019 dovrebbe avere un doppio paletto con l’età minima a 62 anni e i contributi a 38 anni. Allo studio anche la possibilità di bloccare l’aumento
dell’aspettativa di vita di 5 mesi per le pensioni anticipate previsto per il 2019. In pratica quindi nel 2019 si potrà continuare ad andare in pensione indipendentemente dall’età avendo 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 3 mesi per le donne) invece che 43 anni e 3 mesi.

PER APPROFONDIRE:
Pensioni, quota 100 solo con 38 anni di contributi
4) TRUFFATI BANCHE, AUMENTANO I RISARCIMENTI, 1,5 MILIARDI: Aumentano i fondi per i “truffati dalle banche”. Inizialmente si ipotizzava un fondo di 500 milioni, ieri il vicepremier Di Maio ha parlato di un miliardo: si sarebbe arrivati a trovare 1,5 miliardi per un fondo ad hoc alimentato dai conti dormienti.

PER APPROFONDIRE:
Banche, ai risparmiatori truffati un fondo rimborsi da 1,5 miliardi
5) ARRIVA LA PACE FISCALE, NUOVA ROTTAMAZIONE: L’accordo di governo contiene anche il provvedimento per la cosiddetta “pace fiscale” che prevede la chiusura delle cartelle Equitalia e che avrà un impatto una tantum sui conti. Il tetto della pace fiscale dovrebbe essere 500 mila euro.

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