18 09 15 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO ALTRE COMUNICAZIONI

0 – PARLAMENTARI PD ESTERO: I DUE FRONTI DEL MINISTRO SALVINI . Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, reduce dalle battaglie navali nel Mediterraneo contro qualche centinaio di migranti in fuga da guerre, torture e violenze, ha ripiegato sul fronte interno affrontando con il consueto sprezzo del pericolo il delicato tema della cittadinanza
1 – La Marca (Pd) a Italia Chiama Italia – Italiani all’estero e cittadinanza: “Giusto limitare lo ius sanguinis ai nonni”.
2 – Italia bocciata. Istruzione sotto la media dei Paesi sviluppati Rapporto Ocse Education at a glance 2018. Il 30% dei giovani italiani è inattivo, bassa scolarizzazione, 4 adulti su cento sono laureati.
3 – Italiani all’estero e cittadinanza, nessuna limitazione a ius sanguinis.
4 – Sulle crepe del governo-regime lo spazio per l’opposizione. Contraddizioni del governo gialloverde. Dilatare le contraddizioni senza deleghe al potere giudiziario, che fa il suo dovere. Ma oltre un ovvio gioco tattico serve un programma alternativo da mettere in campo
5 – Una magistratura partigiana sta testando la democrazia in Brasile. Venerdì scorso, un tribunale per le elezioni brasiliano ha stabilito che Lula da Silva non era eleggibile per candidarsi alla presidenza a causa di una sentenza giudiziaria per corruzione, nonostante il fatto che non abbia esaurito i suoi appelli.
6 – Brasile. Lula si ritira: «Votate per Haddad» In una lettera l’ex presidente annuncia il passo indietro e chiede ai suoi sostenitori di appoggiare il candidato del Pt.
7 – Cos’è il decreto Milleproroghe e come funziona. Decreto Milleproroghe: il testo del 2018, cos’è e coma funziona. Alla scoperta del decreto ‘di emergenza’ utilizzato ogni anno dal 2005.
Decreto dal carattere eccezionale ma che a partire dal 2005 è stato proposto ogni anno, il Decreto Milleproroghe consente di rinviare l’entrata in vigore o posticipare la scadenza di alcune normative. Decreto Milleproroghe: cos’è?
8 – Schirò (pd) – decreto milleproroghe: opposizione dura e voto contrario del partito democratico.

 

0 – PARLAMENTARI PD ESTERO: I DUE FRONTI DEL MINISTRO SALVINI . Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, reduce dalle battaglie navali nel Mediterraneo contro qualche centinaio di migranti in fuga da guerre, torture e violenze, ha ripiegato sul fronte interno affrontando con il consueto sprezzo del pericolo il delicato tema della cittadinanza.
Con un solo colpo, per altro ancora in canna, si appresta a portare devastazione su due fronti, quello degli stranieri residenti in Italia e quello degli italiani residenti all’estero.
Sul fronte degli immigrati, il suo obiettivo è quello di contenere, tendenzialmente fino ad annullarla, la concessione dei visti per motivi umanitari, che hanno consentito finora di collocare nella sfera della legalità la presenza di migliaia di richiedenti asilo. Con la riduzione o la pratica eliminazione di questo canale, l’effetto non è accelerare i rimpatri, ma soltanto negare prerogative tutelate da leggi internazionali e aumentare vertiginosamente il numero dei residenti irregolari. Insomma, nella gestione salviniana, il Ministero dell’Interno, che dovrebbe essere custode dell’ordine pubblico, si conferma come un centro di negatività e una fabbrica di irregolarità.

Il decreto, inoltre, prevedeva la limitazione del riconoscimento della cittadinanza jure sanguinis ai discendenti di cittadini italiani entro due generazioni, nonché l’eliminazione dell’ostacolo formale esistente al riconoscimento della cittadinanza alle donne che l’hanno perduta automaticamente per matrimonio con uno straniero, senza la loro volontà. Limitando la possibilità di trasmettere la cittadinanza a due livelli di discendenza, non si capisce, tra l’altro, perché non consentire di recuperarla a chi è nato in Italia e l’ha perduta per ragioni di lavoro.

In ogni caso, sui vari aspetti del delicato tema della cittadinanza jure sanguinis e jure soli, da quando esiste la circoscrizione Estero, si sono susseguite in Parlamento decine di disegni di legge. E gli organi di rappresentanza degli italiani all’estero, COMITES e CGIE, a loro volta, si sono espressi innumerevoli volte. Tutto questo, tuttavia, a Salvini poco importa: dialogo e rispetto sono parole che non esistono nel suo vocabolario politico ed etico, sono semmai segno di debolezza da bandire nella guerra di tutti contro tutti, che sembra essere la sua strategia prevalente.

Nella battaglia salviniana non è mancato il fuoco amico, quello del Sottosegretario Merlo con delega agli italiani nel mondo che, dopo avere appreso del provvedimento dalle agenzie, ha aperto, a suo dire, una guerra nella guerra, dichiarandosi unilateralmente vincitore.

Che dire di un governo in cui la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra e i rappresentanti che ne fanno parte spendono il miglior tempo a cancellare l’uno le orme dell’altro? Uno spettacolo francamente raggelante, considerando soprattutto l’immagine che del Paese si dà all’estero.
Intanto, si rischia di buttare l’acqua sporca e il bambino, eliminando l’unica cosa seria che si dovrebbe fare: il sacrosanto riconoscimento per le donne e per i loro discendenti, i cui diritti sono stati sanciti da tempo da chiare e ripetute sentenze della Cassazione e della Corte costituzionale.
Gli eletti PD Estero: Garavini, Giacobbe, Carè, Schirò, Ungaro.

1 – LA MARCA (PD) A ITALIA CHIAMA ITALIA – ITALIANI ALL’ESTERO E CITTADINANZA: “GIUSTO LIMITARE LO IUS SANGUINIS AI NONNI”.
Onorevole La Marca, in questi giorni si è molto parlato di diritto e trasmissione della cittadinanza. La proposta di Salvini verteva su una limitazione dello ius sanguinis alla seconda generazione.
Qual è la sua opinione al riguardo?

Per iniziare posso dire che ovviamente sono per lo ius sanguinis. Non sono d’accordo su nulla riguardo le politiche di Salvini, detto questo non posso che dargli ragione relativamente al fatto che la trasmissione della cittadinanza non debba andare oltre i nonni.

La cittadinanza italiana è un privilegio, ma penso ai casi emersi in Sud America dove è stata concessa a lunghe generazioni di pronipoti: non solo è uno spreco di denaro che lo Stato italiano non può permettersi, ma anche una banalizzazione della cittadinanza. Regalarla in questo modo, in particolare mi riferisco ai casi in America Latina, mentre ci sono persone di una certa età che sono nate e cresciute in Italia e non possono riacquisirla, lo ritengo ridicolo.

Questa proposta era già stata avanzata dall’ex-senatore Micheloni nella scorsa legislatura. Ripeto, è l’unico punto che condivido con Salvini, bisogna mettere fine al caos che si è creato nei vari consolati del Sud America e per non sminuire il valore della cittadinanza italiana.

Aggiungo però che oggi più che mai noi eletti all’estero dobbiamo batterci per il recupero della cittadinanza per coloro che l’hanno persa. Faccio riferimento alla mia proposta di legge sul riacquisto della cittadinanza presentata nella scorsa legislatura, che ho ripresentato in questa. È una battaglia che merita, mi impegnerò con la stessa energia. Chi ha perso la cittadinanza italiana per ottenere quella di uno stato estero dove risiede deve poterla riottenere.

La notizia di questa mattina (ieri per chi legge, ndr) pubblicata su italiachiamaitalia.it è proprio che Salvini ha rassicurato il sottosegretario Merlo: niente limiti allo ius sanguinis. Quali sono quindi secondo lei le formule da adottare per l’acquisizione della cittadinanza?

A mio avviso la limitazione sarebbe potuta essere positiva. Io sono per lo ius sanguinis ma con certi confini. Oltre i nonni non si dovrebbe andare. Sono anche a favore dello ius soli temperato, o ius culturae come era stato nominato, proposta avanzata nella scorsa legislatura che prevedeva un ciclo di studi prima dell’acquisizione della cittadinanza.

L’operato del Governo di questi mesi sul lavoro svolto per gli italiani all’estero?

Vorrei attendere prima di dare un giudizio sul lavoro del sottosegretario Merlo, è ancora troppo presto, ma posso darlo sul Governo gialloverde. Come ho detto già in diverse interviste, temo che faremo dei passi indietro. Basti pensare che le ultime due leggi di bilancio sono state in assoluto le più positive per quanto concerne i fondi destinati agli enti gestori per gli italiani all’estero, sono stati approvati anche molti dei miei emendamenti al riguardo. Oggi vediamo dei segnali negativi, basti pensare che nella scorsa legislatura sia Lega che M5S hanno presentato emendamenti per l’abolizione della circoscrizione estera e hanno chiamato in causa la democrazia per gli italiani all’estero sostenendo che il voto per corrispondenza non fosse democratico. Già questo dice tutto.

Secondo lei le modalità di voto all’estero andrebbero riformate?

Sono certamente per un dialogo, per capire quali sono le migliori modalità di controllo e sicurezza per il voto. In campagna elettorale ho presentato un progetto per allineare i dati tra Ministero dell’Interno e quello degli Esteri. Pare infatti che i due ministeri non comunichino tra loro, se vi fosse un allineamento sarebbe già qualcosa di positivo. Detto questo non sono favorevole al voto nei seggi, le difficoltà dovute alle distanze sono troppo grandi e porterebbero svantaggi a molte persone, in particolare quelle più anziane. Siamo nel 2018 e credo che i tempi siano maturi per sviluppare il voto on-line anche in aggiunta al voto per corrispondenza garantito dal codice a barre, così come accade in altri paesi civili. Non esiste il sistema perfetto, ma queste potrebbero essere delle migliorie.

Le scelte del Governo in tema di migranti?

Confermo il mio essere in disaccordo con le idee di Salvini. Come si dice “tutto fumo e niente arrosto”, spesso fa la voce grossa con pochi risultati. Salvini dà l’impressione di aver limitato gli sbarchi ma non è così, già lo scorso anno con i provvedimenti presi dall’ex-Ministro Minniti abbiamo avuto una diminuzione degli sbarchi dell’80%. Il resto è tutta retorica e poca sostanza, Salvini è in costante campagna elettorale, parla alla pancia della gente ottenendo pochi risultati.

Inizia una lunga e complessa fase congressuale per il Pd. Sarà l’occasione per una rinascita del partito?

Assolutamente sì. Il Pd ha fatto molti errori e abbiamo lasciato troppo spazio alle destre nell’occuparsi di questioni che hanno sempre interessato la sinistra. Alla luce del risultato elettorale in Svezia, ma in generale nei paesi occidentali, possiamo comunque dire che la crisi della sinistra non è solo una tendenza italiana. E’ ora di tornare ad avere rapporti stretti con l’elettorato, parlare e scendere in piazza con la gente. Mi auguro che si possa fare a partire da questa fase.
On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D.
Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America

2 – ITALIA BOCCIATA. ISTRUZIONE SOTTO LA MEDIA DEI PAESI SVILUPPATI RAPPORTO OCSE EDUCATION AT A GLANCE 2018. IL 30% DEI GIOVANI ITALIANI È INATTIVO, BASSA SCOLARIZZAZIONE, 4 ADULTI SU CENTO SONO LAUREATI, di Gilda Maussier.

Il grado di istruzione in Italia mediamente non è affatto soddisfacente. Se non fosse ancora del tutto evidente, almeno dal tono e dal livello dei contenuti delle campagne più social approdate perfino in Parlamento, ce lo rivela ora il rapporto annuale dell’Ocse, Education at a glance 2018, presentato ieri alla Luiss, che focalizza lo sguardo sull’educazione dei 36 Paesi aderenti all’organismo. E uno dei motivi, secondo gli studiosi dell’Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico, è che il sistema scolastico italiano, dalla primaria all’università, non funziona affatto bene, è organizzato e pianificato in modo troppo centralizzato e ha il corpo docente più anziano e tra i meno pagati al mondo.

IL TASSO DI SCOLARIZZAZIONE infatti è appena sufficiente nella fascia di età tra i 15 e i 19 anni (l’83%, poco sotto la media Ocse dell’85%), ma diminuisce pesantemente in quella successiva, tra i 20 e i 29 anni, con picchi preoccupanti in alcune regioni. In Basilicata, nella Provincia autonoma di Bolzano e nella Valle d’Aosta i tassi di scolarizzazione sono inferiori del 10% rispetto alla media nazionale e scendono addirittura a -25% in altre cinque regioni: Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Provincia autonoma di Trento e Toscana. Anche il numero di laureati è inferiore agli altri Paesi dell’area – 27 ogni cento persone, contro i 44 della media Ocse, più donne che uomini – malgrado sia cresciuto costantemente negli ultimi dieci anni (erano il 19% nel 2007), e diventa addirittura quasi irrilevante tra gli adulti, con 4 laureati ogni cento persone tra i 35 e i 65 anni (sono 17 in media negli altri Paesi).

D’ALTRONDE, RIVELA il rapporto, solo il 19% delle persone che provengono da famiglie non istruite ha superato il livello di istruzione dei genitori. Perché le pari opportunità in Italia sono ancora un orizzonte da raggiungere. Gli immigrati per esempio: gli adulti laureati nati all’estero hanno molte meno probabilità di trovare un lavoro rispetto agli autoctoni. Condizione che si ribalta per le persone con un titolo di studio inferiore al grado secondario superiore. Ecco perché in Italia si stabiliscono soprattutto immigrati scarsamente qualificati che competono sul mercato del lavoro con gli italiani senza titolo di studio.

ANCHE I GIOVANI NEET (che non studiano, non lavorano e non cercano impiego) superano di 4 punti percentuali la media Ocse, con il 30% dei 20-24enni, e addirittura in alcune regioni si arriva al 38% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni. Il numero di ragazze inattive è molto maggiore di quello dei ragazzi, anche tra le laureate. D’altronde i giovani hanno meno prospettive lavorative degli adulti, soprattutto nel Sud e nelle isole, dove il tasso di occupazione giovanile è inferiore del 22% rispetto all’insieme della popolazione in età lavorativa (-14% nel Centro e -9% nel Nord). Perfino tra i laureati, il tasso di occupazione giovanile è molto inferiore rispetto a quello degli adulti.

SUCCEDE POI che gli italiani vadano sempre più all’estero per laurearsi: +36% negli ultimi tre anni, mentre il numero di studenti stranieri iscritti all’università in Italia è aumentato solo del 12% perché, secondo il rapporto, le competenze trasmesse dall’università non sembrano quelle ricercate dalle imprese.

Evidentemente un motivo c’è. Rivelano gli studiosi dell’Ocse che gli insegnanti italiani continuano a essere tra i più anziani nel panorama internazionale (il 58% ha più di 50 anni). E i loro stipendi sono inferiori alla media dei 36 paesi aderenti all’organizzazione (mentre il divario tra la retribuzione degli insegnanti e quella dei dirigenti scolastici è il più elevato). Al top della carriera, il salario di un docente raggiunge tra il 79% (scuola primaria) e l’86% (scuola pre-primaria) della media Ocse a un analogo livello. Di contro, le ore di insegnamento nette vanno dalle 945 della pre-primaria alle 626 della scuola secondaria, sotto le medie Ocse (1.029 nella pre-primaria, 701 per la secondaria inferiore e 655 per la superiore). E le classi sono leggermente meno numerose della media. Da notare che il corpo docente è composto per la grande maggioranza da donne.

COMPLETA IL QUADRO la spesa complessiva dello Stato italiano per tutti gli istituti di istruzione, dalla scuola primaria all’università, che nel 2015 equivaleva al 3,9% del Pil, contro il 5% medio dei Paesi industrializzati e il 4,6% dell’Unione europea. Una spesa, per altro, che era diminuita dopo il 2010 (con i premier Monti e Letta) ed è ritornata allo stesso livello precedente solo nel 2015. Infine, la governance: secondo l’Ocse oltre la metà delle decisioni sono prese a livello centrale, ovvero il 52% rispetto al 24% in media nei 36 Paesi dell’organizzazione.

3 – ITALIANI ALL’ESTERO E CITTADINANZA, NESSUNA LIMITAZIONE A IUS SANGUINIS.
La legge non subirà alcuna variazione. Nessuna limitazione nella trasmissione di cittadinanza italiana, l’ha assicurato il vicepremier Matteo Salvini al sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo.
In tanti oltre confine si erano preoccupati. Soprattutto in America Latina. Ora, però, molti discendenti di emigrati italiani possono tirare un sospiro di sollievo. “Annunciamo che il sottosegretario agli Esteri Sen. Ricardo Merlo ha ricevuto dal vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini la conferma che qualsiasi limitazione nella trasmissione di cittadinanza italiana per ius sanguinis è stata eliminata”. Ad annunciarlo, con un video pubblicato su Facebook in cui si esprime in portoghese, il capo segreteria del sottosegretario Merlo, Nicola Occhipinti.
Dunque la legge che regola la trasmissione di cittadinanza “resterà la stessa”, assicura Occhipinti, che poi aggiunge:
“Questo è stato il risultato di una battaglia che il sottosegretario Merlo ha portato avanti durante tutti questi ultimi giorni per evitare qualsiasi modifica alla legge”.
Poco dopo la pubblicazione del video di Nicola Occhipinti, ecco che il sottosegretario Merlo in persona decide di rivolgersi direttamente a chi lo segue sui social con un breve video nel quale conferma:
“Nessuna limitazione alla trasmissione di cittadinanza ius sanguinis, battaglia vinta”.

B ) Italianos en el exterior y ciudadanía, ningún límite al ius sanguinis
La ley no será modificada. El vicepremier italiano, Matteo Salvini, aseguró al Subsecretario de Asuntos Exteriores, Ricardo Merlo, que no habrá límites para la transmisión de la ciudadanía italiana.
Fuera de los límites italianos, la preocupación aumentaba, sobre todo en América Latina. Ahora, muchos descendientes de emigrantes italianos pueden mostrarse aliviados.
“El Subsecretario, Senador Ricardo Merlo, recibió la confirmación por parte del Vicepremier y Ministro del Interior, Matteo Salvini, de que se eliminarán las restricciones a la transmisión de la ciudadanía italiana ius sanguinis”. Lo anunció con un video en Facebook, en portugués, el Jefe de la Secretaría de Merlo, Nicola Occhipinti.
Entonces, la ley que reglamenta la transmisión de la ciudadanía no será modificada, aseguró Occhipinti, y luego agregó: “Este es el resultado de una batalla que el Subsecretario Merlo ha llevado a cabo durante todos estos últimos días para evitar cualquier cambio en la ley”.
Poco después de la publicación del video de Nicola Occhipinti, el Subsecretario decidió dirigirse a sus seguidores en las redes sociales a través de un video, en el cual confirma: “No habrá limitación a la transmisión de la ciudadanía ius sanguinis, hemos ganado esta batalla.

4 – SULLE CREPE DEL GOVERNO-REGIME LO SPAZIO PER L’OPPOSIZIONE. CONTRADDIZIONI DEL GOVERNO GIALLOVERDE. DILATARE LE CONTRADDIZIONI SENZA DELEGHE AL POTERE GIUDIZIARIO, CHE FA IL SUO DOVERE. Ma oltre un ovvio gioco tattico serve un programma alternativo da mettere in campo di Alfonso Gianni

Il sequestro delle risorse finanziarie della Lega, fino a 49milioni di euro, merita forse qualche considerazione ulteriore, fatto salvo il diritto degli avvocati difensori di quest’ultima di presentare un ennesimo ricorso e degli esiti che questo potrà avere. Quando la notizia è dilagata si sono sentite, persino negli ambiti della sinistra radicale, dubbi o critiche nei confronti dell’operato della Magistratura che avrebbe ex abrupto inibito l’azione di un partito. Mentre su questo nel M5stelle si riapre la contesa fra Di Maio e Di Battista.

Bene ha fatto Michele Prospero a ricordare che gli anni ’90 differiscono in modo sostanziale dagli attuali. Allora Tangentopoli intervenne al culmine di una crisi matura del sistema dei partiti, anche se ne accelerò obiettivamente l’esito disastroso. Che non ci fosse neppure allora una “via giudiziaria al socialismo”, si incaricò di dimostrarlo l’avvento del ventennio berlusconiano. Ora la decisione del tribunale si colloca in una situazione opposta, con un governo, e con la Lega al suo interno, sulla cresta dell’onda dei sondaggi e persino del plauso di settori popolari purtroppo non trascurabili.

Proprio per questo il vox populi, vox dei, immediatamente contrapposto da Salvini alla azione della Magistratura, appare peggio che inquietante. La strada spianata da Berlusconi viene portata agli estremi traguardi, ovvero il consenso elettorale diventa fonte di legittimazione di qualunque abuso contro la legalità costituzionale. La sacralità della e dalla proprietà viene traslata sul corpo del capo del partito. Non sfugge il nesso di causalità e finalità di queste sortite con le proposte nuovamente avanzate di una modifica in senso presidenzialista con l’elezione diretta del capo dello Stato e con l’inutilità del parlamento vagheggiata da Casaleggio jr..

Se vogliamo evitare che tutto ciò getti radici e prenda corpo una “fascistizzazione del senso comune” bisogna opporsi ad ogni singolo passo di questa regressione. Tale compito non può che essere della politica. Il guaio è che la forza di questo governo è principalmente fondata dall’assenza di una opposizione di cui ha finora goduto in modo sfacciato. Non la incontra sul lato destro, per l’ovvia ragione che il principale partito di quello schieramento è il protagonista più dinamico del governo stesso. Non la trova alla sua sinistra, perché un Pd, tra la paralisi e la confusione, riesce al massimo a rimproverare al governo la mancata attuazione di parti del famoso contratto, comprese le peggiori, dando origine a dibattiti parlamentari e a dichiarazioni paradossali. Mentre Leu è tutt’ora alla ricerca di una propria identità e funzione, con il rischio di deludere un già striminzito elettorato.

Eppure, malgrado questa condizione che solo veri e propri regimi hanno potuto godere, emergono crepe non trascurabili fra Lega e M5stelle. Lo si è visto ultimamente nella tragica vicenda del crollo del ponte Morandi, lo si riscontra nella faticosissima gestazione di una legge finanziaria, emerge sulle sanzioni a Orban (con i 5stelle non ancora accasati nel parlamento europeo), poiché la divisione dei compiti fra economia e sicurezza non tiene, sia per la bulimia politica di Salvini che per l’intreccio obiettivo dei temi. Mentre nella vicenda Ilva è emersa pur a tentoni una mediazione da parte di Di Maio, ben diversa da quella del suo predecessore nel ruolo Carlo Calenda, ma anche contropelo rispetto al proprio elettorato su elementi importanti, peraltro ancora da chiarire, come quello delle conseguenze ambientali.

Tutte queste contraddizioni poi si ricompongono rapidamente quando ci si infila sotto l’ombrello decisionale della Ue. L’antitesi fra flat tax e reddito di cittadinanza viene sensibilmente ammortizzata, se le aliquote fiscali da due diventano tre; se il reddito di cittadinanza diventa quello di inclusione di renziana matrice un po’ più esteso e rinforzato. La ridiscesa dello spread, dopo avere veleggiato a quota 300, è indicativa, anche se l’aumento del rendimento dei nostri titoli di stato continua a rivelare la scarsa fiducia nella nostra economia. L’intervista, ben più paludata del solito, che Salvini ha rilasciato al Sole24Ore pochi giorni fa, in cui era ben in evidenza il “rispetto dei vincoli Ue”, è stata subito apprezzata da Confindustria ben felice di riaprire il dialogo. La mossa del ricorso alla piazza era un bluff, non essendo nelle sue corde.

Tensioni dentro coalizioni governative non sono certo una novità, in passato ne hanno costituito una valvola di sfogo, quindi di tenuta, ma assumono una rilevanza maggiore e più corrosiva in un’intesa bipartitica. Una opposizione di sinistra, se ci fosse, se si costruisse, come non sarebbe impossibile fare (e a questo serve anche la proposta di una manifestazione nazionale antirazzista lanciata dal manifesto) dovrebbe approfittare di queste crepe per dilatarle irrimediabilmente. Non si può delegare al potere giudiziario, che comunque fa il suo dovere. Sarebbe una buona quanto elementare tattica, che però avrebbe bisogno di una strategia per avere un senso compiuto. Ovvero la capacità di non vivere di riflesso, denunciando le malefatte altrui, ma definendo un programma alternativo a quello del governo, da agire subito pur nelle difficili condizioni date. Un processo costituente che disarticola quello costituito, impedendogli ogni saldatura.

5 – UNA MAGISTRATURA PARTIGIANA STA TESTANDO LA DEMOCRAZIA IN BRASILE.
Venerdì scorso, un tribunale per le elezioni brasiliano ha stabilito che Lula da Silva non era eleggibile per candidarsi alla presidenza a causa di una sentenza giudiziaria per corruzione, nonostante il fatto che non abbia esaurito i suoi appelli. Il calcolo politico è chiaro: esclusa la campagna elettorale, le sue possibilità si indeboliscono. scritto da Roberto Livi
Lula è stato escluso dalle elezioni presidenziali brasiliane il 7 ottobre. La sentenza del Supremo Tribunale Elettorale sul Venerdì sera, con una maggioranza di 6-1, ha confermato le paure di tutti. Luiz Inácio da Silva, che è il candidato più popolare nei sondaggi, con circa il 38% di supporto contro il 18% per il suo sfidante più vicino, non potrà partecipare alle elezioni presidenziali perché “è stato condannato (a 12 anni) per corruzione e riciclaggio di denaro da parte di una corte d’appello “.

Come le precedenti frasi pronunciate contro di lui, anche questo è chiaramente politico. Nega a Lula il diritto – che le Nazioni Unite ha sostenuto due settimane fa – di candidarsi alla carica di presidente prima di una condanna definitiva da parte dei tribunali.

L’ex presidente ha ancora alcune strade: un ricorso dinanzi alla Corte Superiore di giustizia (un tribunale di livello superiore) e due davanti alla Corte Suprema (il più alto livello della magistratura). È stato chiaro per mesi che i giudici del caso Lava Jato e i ministri del governo di Temer installato sul colpo di stato intendevano assassinare politicamente Lula, per mezzo di un ramo giudiziario che mostra pochissima indipendenza. Questo è stato ovvio da aprile, quando l’ex presidente era stato inizialmente condannato solo per presunte “confessioni” da altri e senza alcuna prova concreta.

Quest’ultima frase costruisce un muro invalicabile attorno alla prigione federale di Curitiba, dove si trova l’ex presidente Lula. Non gli è permesso partecipare ai dibattiti o parlare direttamente nelle pubblicità elettorali, e la sentenza proibisce di mettere su poster della campagna con la sua immagine.

Queste misure – approvate rapidamente per volere del ministro Rosa Weber, presidente del Tribunale supremo elettorale (TSE) – hanno lo scopo di impedire a Lula di condurre una campagna fino al 17 settembre, l’ultima data in cui il precedente partito del presidente, il Partito dei Lavoratori (PT), può ufficialmente cambiare il loro candidato. Sono particolarmente mirati a impedirgli di esortare i suoi sostenitori a dare i loro voti al numero due di Lula, l’ex sindaco di São Paulo Fernando Haddad (che, in assenza di Lula, sarebbe candidato alla presidenza in coppia con il candidato del Partito comunista brasiliano, Manuela D’Avila).

Il tempo è essenziale per il PT, perché Haddad non è stato in grado di ottenere un seguito da solo, e ad oggi solo una piccola parte dei potenziali elettori di Lula hanno detto che avrebbero votato per l’ex sindaco se Lula fosse stata esclusa dalla corsa. Il TSE ha dato al partito dei lavoratori solo 10 giorni per cambiare il loro candidato alla presidenza.

Il PT e Lula si trovano quindi di fronte a una scelta drammatica. Sabato, la televisione pubblica brasiliana ha iniziato a trasmettere annunci pubblicitari gratuiti (l’unica rete autorizzata a farlo per legge) durante la prima serata. A Lula non è permesso usare il tempo di trasmissione gratuito assegnato a lui come candidato mentre attende il risultato del suo ricorso alla Corte Suprema, perché sarebbe in violazione della decisione TSE, e quindi sta perdendo tempo di trasmissione e, implicitamente, voti .

La dirigenza del PT dovrà quindi decidere tra due percorsi di azione che sono entrambi difficili e tradiscono la loro vulnerabilità. Uno sarebbe cambiare il loro candidato immediatamente, a partire da lunedì, e gettare tutto il loro peso organizzativo dietro il tandem Haddad-D’Avila, diminuendo così la possibilità che Lula potesse vincere il suo appello alla Corte Suprema. O, invece, potrebbero provare a difendere a dismisura i loro diritti di usare l’immagine di Lula (almeno negli annunci registrati prima dell’ultima sentenza) per riunire le persone ad Haddad, il che significherebbe piegare la legge al limite e mostrare anche chiara debolezza politica.

La situazione in Brasile presenta un drammatico conflitto tra il principio dello stato di diritto – qui, l’applicazione della legge Ficha limpia (“penale pulito”) che esclude le persone condannate da una corte d’appello per una serie di reati, inclusa la corruzione, da in corsa per ufficio – e il principio di democrazia, in cui il popolo dovrebbe avere il diritto di scegliere i propri leader preferiti se non vi è stata una condanna definitiva contro di loro in un tribunale.

Questo paradosso è stato armato dalla destra e da potenti interessi (stranieri) contro la sinistra brasiliana negli ultimi due anni. Il 31 agosto 2016, il Congresso ha spinto l’impeachment della presidente Dilma Rousseff (del Partito dei lavoratori) in un colpo di stato politico nudo.
L’uso di un sistema giudiziario sotto l’influenza di forti interessi (sostenuti dalla Casa Bianca) a fini politici non si limita al Brasile. Qualche giorno fa, il movimento “Colombia umana” (che aveva sostenuto il progressista candidato presidenziale colombiano Gustavo Petro (che ricevette otto milioni di voti), fu negato il diritto a diventare un partito politico ufficiale dal Bogotà giudiziario – un partito che sarebbe stato nell’opposizione contro il presidente eletto di destra Iván Duque.
E in Ecuador, la battaglia politica tra l’ex presidente Rafael Correa e l’attuale, Lenín Moreno (che, dopo la sua elezione, abbandonò la linea politica del suo predecessore e mentore, al punto di togliere l’Ecuador dall’Alleanza Bolivariana per i Popoli della nostra America) è combattuta con l’uso della magistratura, che ha ordinato l’arresto preventivo di Correa (apparentemente per corruzione) ed è stata coinvolta nel concorso di leadership per il potenziale partito di opposizione, il Movimiento acuerdo nacional (MANA).

6 – Brasile. Lula si ritira: «Votate per Haddad» In una lettera l’ex presidente annuncia il passo indietro e chiede ai suoi sostenitori di appoggiare il candidato del Pt
Alla fine si è arreso: Luiz Inacio Lula da Silva ha deciso di ritirarsi dalla corsa alla presidenza dopo la bocciatura della sua candidatura da parte del Tribunale supremo elettorale. Con una lettera attesa alle 19 ora locale brasiliana (le 2 in Italia) Lula si ritira e chiede ai suoi sostenitori di votare per il candidato del Partito dei Lavoratori, Fernando Haddad, ex sindaco di San Paolo. Una decisione sofferta ma obbligata.

A nulla sono serviti i ricorsi del team di legali dell’ex presidente e nemmeno gli appelli delle Nazioni unite: il prossimo 7 ottobre alle presidenziali Lula non ci sarà, costretto in carcere da una condanna a 12 anni per corruzione. E subito Haddad fa un balzo in avanti: i sondaggi ieri lo davano al 9% (+ 5% dai dati precedenti). In testa il candidato di destra Jair Bolsonaro (24%).

7 – Cos’è il decreto Milleproroghe e come funziona. Decreto Milleproroghe: il testo del 2018, cos’è e coma funziona. Alla scoperta del decreto ‘di emergenza’ utilizzato ogni anno dal 2005.
Decreto dal carattere eccezionale ma che a partire dal 2005 è stato proposto ogni anno, il Decreto Milleproroghe consente di rinviare l’entrata in vigore o posticipare la scadenza di alcune normative. Decreto Milleproroghe: cos’è? Dopo aver fatto il suo esordio sulla scena politica italiana nel 2005 durante il terzo governo Berlusconi, il Decreto Milleproroghe, come è stato rinominato dalla stampa, consente di accordarsi sul rinvio dell’entrata in vigore di alcuni provvedimenti o sul prolungamento della scadenza degli stessi. Decreto Milleproroghe: come funziona Trattandosi di un decreto legge, ha un limite di sessanta giorni per diventare effettivamente legge attiva. Il Milleproroghe viene quindi sottoposto al Consiglio dei Ministri e in sessanta giorni deve ottenere la maggioranza alla Camera e al Senato, un procedimento legittimato dall’articolo 77 della Costituzione che consente al Governo di adottare in caso di emergenza “provvedimenti provvisori con forza di legge”. https://www.facebook.com/Cameradeideputati/ Decreto Milleproroghe 2018:
il testo Di seguito il testo del decreto Milleproroghe del 2018:
Art. 1 – PROROGA DI TERMINI IN MATERIA DI ENTI TERRITORIALI 1.
All’articolo 4, comma 6-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2015, n. 210, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 febbraio 2016, n. 21, al primo e al terzo periodo, le parole «Per gli anni 2016 e 2017» sono sostituite dalle seguenti: «Per gli anni 2016, 2017 e 2018». 2. Il mandato dei presidenti di provincia e dei consigli provinciali in scadenza tra la data di entrata in vigore del presente decreto-legge e il 31 ottobre 2018 e’ prorogato fino a tale data, anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 1, commi 65 e 69, della legge 7 aprile 2014, n. 56, e le elezioni per il rinnovo delle cariche predette si tengono il 31 ottobre 2018, contestualmente alle elezioni del rispettivo consiglio provinciale o presidente di provincia, qualora sia in scadenza per fine mandato entro il 31 dicembre 2018.
Art. 2 – PROROGA DI TERMINI IN MATERIA DI GIUSTIZIA 1.
All’articolo 9, comma 1, del decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 216, le parole «dopo il centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto» sono sostituite dalle seguenti: «dopo il 31 marzo 2019». 2. L’efficacia delle disposizioni di cui all’articolo 1, commi 77, 78, 79 e 80, della legge 23 giugno 2017, n. 103, fatta salva l’eccezione di cui al comma 81 dello stesso articolo 1 per le persone che si trovano in stato di detenzione per i delitti ivi indicati, e’ sospesa dalla data di entrata in vigore del presente decreto fino al 15 febbraio 2019. 3. All’articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 19 febbraio 2014, n. 14, le parole «31 dicembre 2016» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2021», conseguentemente, il termine di cui al comma 13 del medesimo articolo 10 del decreto legislativo n. 14 del 2014, limitatamente alla sezione distaccata di Ischia, e’ prorogato al 1° gennaio 2022.
ART. 3 – PROROGA DI TERMINI IN MATERIA DI AMBIENTE 1.
Il termine per la denuncia del possesso di esemplari di specie esotiche invasive di cui all’articolo 27, comma 1, del decreto legislativo 15 dicembre 2017, n. 230, iscritte nell’elenco dell’Unione alla data di entrata in vigore del medesimo decreto, e’ prorogato al 31 agosto 2019.
ART. 4 – PROROGHE DI TERMINI IN MATERIA DI INFRASTRUTTURE 1.
All’articolo 1, comma 165, quarto periodo, della legge 13 luglio 2015, n. 107, le parole: «entro il 30 settembre 2018» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31 dicembre 2019». 2. All’articolo 9, comma 2, del decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19, la parola «2018», ovunque presente, e’ sostituita dalla seguente: «2019». 3. Le disposizioni di cui all’articolo 39, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, relative all’obbligatorietà della patente nautica per la conduzione di unità aventi motore di cilindrata superiore a 750 cc a iniezione a due tempi, si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2019.
ART. 5 – PROROGA DI TERMINI IN MATERIA DI POLITICHE SOCIALI 1.
All’articolo 10 del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, le parole «A decorrere dal 2018» sono sostituite dalle seguenti: «A decorrere dal 2019»; b) al comma 3, primo periodo, le parole «e’ stabilita la data a partire dalla quale e’ possibile, in via sperimentale per un periodo di almeno sei mesi, accedere alla modalità di presentazione della DSU,» sono sostituite dalle seguenti: «e’ stabilita la data a partire dalla quale e’ possibile accedere alla modalità precompilata di presentazione della DSU, nonché’ la data a partire dalla quale e’ avviata una sperimentazione in materia,»; c) il comma 4 e’ sostituito dal seguente: «4. A decorrere dal 1° gennaio 2019, la DSU ha validita’ dal momento della presentazione fino al successivo 31 agosto. In ciascun anno, a decorrere dal 2019, all’avvio del periodo di validita’ fissato al 1° settembre, i dati sui redditi e i patrimoni presenti in DSU sono aggiornati prendendo a riferimento l’anno precedente.».
ART. 6 – PROROGA DI TERMINI IN MATERIA DI ISTRUZIONE E UNIVERSITA’ 1.
Il termine previsto dall’articolo 8, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 4 aprile 2016, n. 95, come modificato dall’articolo 4, comma 5-sexies, del decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19, e’ prorogato al 31 ottobre 2018. 2. All’articolo 19, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, le parole «e 2017-2018» sono sostituite dalle seguenti: «, 2017-2018 e 2018-2019». 3. All’articolo 37, comma 5, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 64, le parole «dall’anno scolastico 2018/19» sono sostituite dalle seguenti: «dall’anno scolastico 2019/2020. La validita’ delle graduatorie vigenti per l’anno scolastico 2017/18 e’ prorogata per l’anno scolastico 2018/2019 per le assegnazioni temporanee di cui all’articolo 24 e per le destinazioni all’estero sui posti che si rendono disponibili nell’ambito dei contingenti di cui agli articoli 18, comma 1, e 35, comma 2.
ART. 7 – PROROGA DI TERMINI IN MATERIA DI CULTURA 1.
All’articolo 1, comma 626, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, al primo periodo, dopo le parole «nell’anno 2017» sono inserite le seguenti: «e nell’anno 2018».
ART. 8 – PROROGA DI TERMINI IN MATERIA DI SALUTE 1.
All’articolo 118, comma 1-bis, secondo periodo, del decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 193, le parole «A decorrere dal 1° settembre 2018» sono sostituite dalle seguenti: «A decorrere dal 1° dicembre 2018». 2. All’articolo 8, comma 1-bis, secondo periodo, del decreto legislativo 3 marzo 1993, n. 90, le parole «A decorrere dal 1° settembre 2018» sono sostituite dalle seguenti: «A decorrere dal 1° dicembre 2018». 3. All’articolo 2, comma 67-bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, al quinto periodo, le parole «e per l’anno 2017», sono sostituite dalle seguenti: «, per l’anno 2017 e per l’anno 2018». 4. All’articolo 16 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 2, primo periodo, le parole «nel periodo 2015-2017», sono sostituite dalle seguenti: «nel periodo 2018-2020»; b) al comma 2-bis, le parole «Nel periodo 2015-2017» sono sostituite dalle seguenti: «Nel periodo 2018-2020».
ART. 9 – PROROGA DI TERMINI IN MATERIA DI EVENTI SISMICI 1.
All’articolo 1-septies del decreto-legge 29 maggio 2018, n. 55, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2018, n. 89, le parole «centottanta giorni» sono sostituite dalle parole: «trecento giorni». 2. All’articolo 1, comma 436-bis, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, sono apportate le seguenti modificazioni: a) alla lettera b), dopo le parole «2018» sono aggiunte le seguenti: «e l’anno 2019»; b) la lettera c) e’ soppressa.
ART. 10 – PROROGA DI TERMINI IN MATERIA DI SPORT 1.
Al fine di consentire l’ultimazione delle opere previste per l’Universiade Napoli 2019, il termine previsto dall’articolo 1, comma 378, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, e’ prorogato al 31 maggio 2019, e al comma 375, del medesimo articolo, le parole da: «con decreto del Presidente» sino a: «il quale opera» sono sostituite dalle seguenti: «il Direttore dell’Agenzia regionale Universiade 2019 (ARU) e’ nominato commissario straordinario». Conseguentemente, all’articolo 1, comma 379, della legge n. 205 del 2017, il terzo e quarto periodo sono sostituiti dai seguenti: «Il commissario, previa intesa con il sindaco in caso di interventi da realizzare nell’ambito territoriale del comune di Napoli, assicura la realizzazione degli interventi di cui al comma 375. A tale scopo e’ costituita una cabina di coordinamento, della quale fanno parte il commissario straordinario, il Presidente della Regione Campania o un suo delegato e i sindaci delle città capoluogo di provincia della Campania o loro delegati nonché’ dei comuni ove vengano localizzati gli interventi, il presidente della FISU, il presidente del CUSI, il presidente del CONI o un suo delegato e il presidente dell’ANAC o un suo delegato.».
ART. 11 – PROROGA DI TERMINI IN MATERIA DI BANCHE POPOLARI E GRUPPI BANCARI COOPERATIVI 1.
All’articolo 2, del decreto-legge 14 febbraio 2016, n.18, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 2016, n. 49, al comma 1, secondo periodo, e al comma 2, primo periodo, le parole «90 giorni» sono sostituite dalle seguenti: «180 giorni»; all’articolo 1, comma 2, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, le parole «18 mesi dalla data di entrata in vigore delle disposizioni di attuazione emanate dalla Banca d’Italia ai sensi del medesimo articolo 29» sono sostituite dalle seguenti: «il 31 dicembre 2018». 2. All’articolo 37-bis, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, lettera a), la parola «maggioritaria» e’ sostituita dalle seguenti: «pari ad almeno il sessanta per cento»; b) dopo il comma 2, e’ inserito il seguente: «2-bis. Lo statuto della capogruppo stabilisce che i componenti dell’organo di amministrazione espressione delle banche di credito cooperativo aderenti al gruppo siano pari alla meta’ piu’ due del numero complessivo dei consiglieri di amministrazione.»; c) al comma 3, lettera b), alinea, dopo le parole «finalita’ mutualistiche» sono inserite le seguenti: «e del carattere localistico delle banche di credito cooperativo»; d) al comma 3, lettera b), n. 1, dopo le parole «obiettivi operativi del gruppo» sono inserite le seguenti: «, tenendo conto di quanto previsto dal comma 3-bis,»; e) dopo il comma 3, sono inseriti i seguenti: «3-bis. Con atto della capogruppo e’ disciplinato il processo di consultazione delle banche di credito cooperativo aderenti al gruppo in materia di strategie, politiche commerciali, raccolta del risparmio ed erogazione del credito nonche’ riguardo al perseguimento delle finalita’ mutualistiche. Al fine di tener conto delle specificita’ delle aree interessate, la consultazione avviene mediante assemblee territoriali delle banche di credito cooperativo, i cui pareri non sono vincolanti per la capogruppo. 3-ter. Le banche del gruppo che, sulla base del sistema di classificazione del rischio adottato dalla capogruppo, si collocano nelle classi di rischio migliori: a) definiscono in autonomia i propri piani strategici e operativi, nel quadro degli indirizzi impartiti dalla capogruppo e sulla base delle metodologie da quest’ultima definite; b) comunicano tali piani alla capogruppo che ne verifica la coerenza con i citati indirizzi; c) nominano i componenti dei propri organi di amministrazione e controllo e, in caso di mancato gradimento della capogruppo, sottopongono alla stessa, ai fini della sostituzione di ogni componente non gradito, una lista di tre candidati diversi da quelli gia’ indicati nella medesima procedura di nomina, fermi restando i requisiti di cui al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze adottato ai sensi dell’articolo 26. Ogni atto della capogruppo di specificazione del sistema di classificazione del rischio previsto nel contratto di coesione e’ sottoposto all’approvazione preventiva della Banca d’Italia.»; f) al comma 7, alinea, prima delle parole «Il Ministro dell’economia e delle finanze» e’ inserito il seguente periodo: «Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia, puo’ essere stabilita una soglia di partecipazione delle banche di credito cooperativo al capitale della societa’ capogruppo diversa da quella indicata al comma 1, lettera a), tenuto conto delle esigenze di stabilita’ del gruppo.»; g) al comma 7, la lettera b) e’ soppressa.». Art. 12 – Proroga Fondo di cui all’articolo 37, secondo comma, del decreto-legge 26 ottobre 1970, n. 745, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 1970, n. 1034 1. Al fine di consentire il proseguimento per l’anno 2018 delle attività di sostegno alle esportazioni italiane gia’ finanziate con l’articolo 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, al Fondo di cui all’articolo 37, secondo comma, del decreto-legge 26 ottobre 1970, n.745, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 1970, n. 1034, e’ attribuito l’importo di 160 milioni di euro per l’anno 2018, di 125 milioni di euro per l’anno 2019, e di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2032. 2. Agli oneri derivanti dal comma 1, pari a 160 milioni di euro per l’anno 2018, a 125 milioni di euro per l’anno 2019 e a 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2032, che aumentano a 27,6 milioni di euro per l’anno 2020, 27,4 milioni di euro per l’anno 2021, a 6,4 milioni di euro per l’anno 2022, a 17,2 milioni di euro per l’anno 2023, a 33,4 milioni di euro per l’anno 2024, a 54,9 milioni di euro per l’anno 2025, a 55,5 milioni di euro per l’anno 2026, a 55,1 milioni di euro per l’anno 2027, a 53,3 milioni di euro per l’anno 2028, a 47,1 milioni di euro per l’anno 2029, a 39,7 milioni di euro per l’anno 2030, a 31,4 milioni di euro per l’anno 2031, a 25,8 milioni di euro per l’anno 2032, ai fini della compensazione degli effetti in termini di fabbisogno e indebitamento netto, si provvede: a) quanto a 150 milioni di euro per l’anno 2018 e a 110 milioni di euro per l’anno 2019, mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo di cui all’articolo 37, comma 6, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89; b) quanto a 10 milioni di euro per l’anno 2018 e a 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2032, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2018-2020, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2018, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero; c) quanto a 12,6 milioni di euro per l’anno 2020, 10,4 milioni di euro per l’anno 2021, a 2,2 milioni di euro per l’anno 2023, a 18,4 milioni di euro per l’anno 2024, a 39,9 milioni di euro per l’anno 2025, a 40,5 milioni di euro per l’anno 2026, a 40,1 milioni di euro per l’anno 2027, a 38,3 milioni di euro per l’anno 2028, a 32,1 milioni di euro per l’anno 2029, a 24,7 milioni di euro per l’anno 2030, a 16,4 milioni di euro per l’anno 2031, a 10,8 milioni di euro per l’anno 2032, mediante corrispondente utilizzo del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all’attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189. 3. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
ART. 13 – PROROGA DI TERMINI IN MATERIA DI FINANZIAMENTO DEGLI INVESTIMENTI E DI SVILUPPO INFRASTRUTTURALE DEL PAESE 1.
All’articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, ultimo periodo, le parole da «sono da adottare» fino alla fine, sono sostituite dalle seguenti: «sono adottati entro il 31 ottobre 2018». Fonte foto: https://www.facebook.com/Cameradeideputati/

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8 – SCHIRÒ (PD) – DECRETO MILLEPROROGHE: OPPOSIZIONE DURA E VOTO CONTRARIO DEL PARTITO DEMOCRATICO.“Porre la questione di fiducia al provvedimento “Milleproroghe” è stato un atto di grave arroganza del governo Lega-M5S.
Il Partito democratico ha reagito con un’opposizione dura, motivata e seria. Nel corso della seduta fiume di questa notte, i deputati PD hanno dimostrato unità e senso di responsabilità, ma soprattutto hanno chiarito ai cittadini italiani i punti di maggiore criticità di questo provvedimento e le gravi conseguenze che avrà sulla vita economica, sociale e culturale del Paese.
L’opposizione del PD ha riguardato principalmente tre questioni: la modifica dell’obbligo delle coperture vaccinali per i minori, il blocco dei fondi per i progetti di riqualificazione delle periferie già stanziati, il mancato inserimento nel decreto della proroga di una serie di norme in materia di ammortizzatori sociali per i lavoratori di territori particolarmente colpiti dalla crisi economica degli ultimi anni.
Come deputata estera ed insegnante ho trovato sconcertante la modifica dell’obbligo vaccinale previsto dalla legge Lorenzin come requisito indispensabile per fare entrare i bambini a scuola. Tale modifica, infatti, crea un vulnus che costituisce una seria minaccia per il diritto alla vita e alla salute di migliaia di bambini e adolescenti. Si tratta di un arretramento grave per la salute pubblica e un colpo all’immagine del nostro Paese a livello internazionale.
In Italia sono circa 10mila i bambini e gli adolescenti immunodepressi o con patologie che, per questo, non possono essere vaccinati: lo stop all’obbligo vaccinale mette a rischio soprattutto loro e getta nello sconforto le loro famiglie e i loro insegnanti. Un prezzo altissimo e cinico che si paga ad un movimento aggressivo come quello NO VAX che evidentemente per questa maggioranza e per i suoi interessi puramente elettoralistici ha più ascolto e peso rispetto al movimento delle famiglie, all’opinione di moltissimi insegnanti e alla totalità della comunità scientifica.
Nell’illustrazione del mio ordine del giorno in Aula, ho voluto soffermarmi anche sui ritardi nell’invio del personale scolastico destinato alle scuole e ai corsi di formazione in italiano all’estero. A questo proposito ho esortato il governo a fare in fretta poiché, a causa dei ritardi nella formazione delle graduatorie degli insegnanti, per mesi gli studenti rischiano di rimanere senza docenti e il nostro Paese non farà certamente una buona figura rispetto alle famiglie, alle autorità scolastiche e all’opinione pubblica locali”.
On. Angela Schirò
Camera dei Deputati

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