18 09 08 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO ALTRE COMUNICAZIONI

1 – L’on. La Marca all’apertura della 43esima edizione di festitalia Hamilton. Anche quest’anno per l’On. Francesca La Marca si è rinnovato l’ormai consueto appuntamento con il Festitalia Hamilton
2 – Alla sinistra serve un segno di discontinuità e di rottura col passato Scenario.
3 – Brasile, la memoria bruciata. Le fiamme divampano in tutte le sale del museo nazionale di Rio de Janeiro
Beni culturali.
4 – Trump, un tiranno degno delle opere di Shakespeare. Stati Uniti. Dopo il nuovo libro di Bob Woodward che descrive una Casa Bianca in preda al caos, è arrivato l’esplosivo editoriale anonimo del New York Times attribuito a un «alto responsabile» dell’amministrazione.
5 – DIVERSITÀ NELL’UGUAGLIANZA, UNA UTOPIA POSSIBILE, intorno al XV secolo si diffonde dalla Spagna l’idea proto razzista del sangue puro.
6 – Comunicato. Conferenza: “en camino con don Quijote

1 – L’ON. LA MARCA ALL’APERTURA DELLA 43ESIMA EDIZIONE DI FESTITALIA HAMILTON. Anche quest’anno per l’On. Francesca La Marca si è rinnovato l’ormai consueto appuntamento con il Festitalia Hamilton.
Mercoledì 5 settembre, infatti, alla presenza di circa 450 persone, la parlamentare ha partecipato all’apertura del festival, giunto alla sua 43esima edizione.
Festitalia dura l’intero mese di settembre ed è centrato sulla cultura e sulle tradizioni delle diverse Regioni italiane, dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia. Nata 43 anni fa per rispondere ad un’esigenza identitaria della grande comunità italiana di Hamilton e zone limitrofe per iniziativa dell’imprenditore Frank Raso, è ormai una ricorrenza consolidata ed attesa con convinzione ed entusiasmo dalla comunit
Hanno portato il loro saluto il Console onorario Giuseppe Patricelli, il Sindaco della città Fred Eisenbeger, il capo del partito di opposizione ufficiale dell’Ontario, Andrea Horwath, e il Presidente del comitato esecutivo, Pat Mostacci.
Nel suo intervento, La Marca, dopo avere ringraziato la comunità per l’ospitalità e l’accoglienza che risale al giorno dell’inaugurazione di alcuni anni fa, si è complimentata con il Comitato e con i partecipanti per il costante contributo dato nel tramandare la cultura italiana alle nuove generazioni, soprattutto in una comunità, quella di Hamilton e dintorni, molto legata alle sue origini. “Con iniziative di questo genere e un grande lavoro di squadra – ha concluso la parlamentare – si è creato in questa città un forte senso di comunità e lo spirito di una grande e coesa famiglia”.
On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D.
Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America

2 – ALLA SINISTRA SERVE UN SEGNO DI DISCONTINUITÀ E DI ROTTURA COL PASSATOSCENARIO. È LEGITTIMO PENSARE CHE IL DIVORZIO TRA LA SINISTRA ED IL SUO POPOLO SIA COMINCIATO CON L’ESPERIMENTO SBAGLIATO DEL PARTITO DEMOCRATICO E CHE, QUINDI, OCCORRA BEN DI PIÙ DELLE FORMULETTE SULL’UNITÀ CHE È MEGLIO DELLA DIVISIONE O SULLE ALLEANZE PER BATTERE IL NEMICO DI TURNO CHE PIÙ LARGHE SONO MEGLIO È, SENZA MAI DIRE UNA PAROLA SULLA REDISTRIBUZIONE DI REDDITI E LAVORO, SULLA PROGRESSIVITÀ FISCALE, SUI DIRITTI NEL LAVORO ED AL LAVORO…. SE IL PROBLEMA FOSSE COSÌ SEMPLICE E SOLO DI BUONA VOLONTÀ IL PROBLEMA NON CI SAREBBE

di Aldo Carra EDIZIONE DEL 04.09.2018
Una crisi lunga 10 anni. Esattamente nella seconda parte del 2008 deflagrava la crisi economica e finanziaria che, in Italia, ci trasciniamo ancora oggi. Sì, in Italia, perché noi siamo l’unico paese europeo ancora lontano dai livelli di Pil pre-crisi (-5%).
È vero che gli occupati come numero hanno raggiunto i livelli del 2008, ma si tratta solo di un abbaglio statistico: sono aumentati, ma lavorano di meno – non per scelta, ma perché più precari e sottoccupati – ed il loro impiego in ore lavorate è ancora inferiore del 5%. Adesso, lo ha confermato l’Istat ieri, diminuiscono sia i disoccupati che gli occupati perché aumentano gli scoraggiati.
SERVE ALTRO PER CAPIRE perché ci sono più disuguaglianze, più povertà, relativa ed assoluta e, quindi, più amarezza, più rabbia, meno umanità e più intolleranza? Se non ci diciamo questa amara verità non possiamo capire perché siamo anche, in Europa, il paese col peggior quadro politico: unico con una maggioranza di governo larga, ma formata da due populismi e senza alternative possibili in vista.
Sarà questo il nuovo scenario politico italiano? Due populismi alleati oggi per guidare la transizione verso un bipolarismo tra populismi domani? Per quanto i grandi schieramenti politici e sociali di sinistra e destra siano stati scompaginati dai processi oggettivi di globalizzazione e finanziarizzazione e da quelli soggettivi di conversione anche delle sinistre al neoliberismo, penso – e spero – che il nuovo assetto non sia stabile e che possano aprirsi prospettive diverse.
Se, infatti, la prepotente irruenza di Salvini sta occupando tutti gli spazi liberi a destra, la stessa cosa non può dirsi per il M5S. Qui la gestione Di Maio sta mostrando tutti i suoi limiti e, mentre la Lega, nei pochi mesi di governo, ha quasi raddoppiato il suo 15%, il M5S ha perso qualche punto ed annaspa ad inseguire Salvini nelle sue performance quotidiane. Quasi certamente, quindi, tra poco assisteremo al sorpasso della Lega ed all’arretramento del M5S non tanto per un ritorno di elettori a sinistra, ma per altra astensione da delusione.
D’ALTRA PARTE è pressoché impossibile che questo M5S possa occupare, come avviene a destra, tutta l’area progressista fino alla sinistra. È più probabile, invece, che avremo una sotto rappresentazione dell’elettorato a sinistra di questo governo. Questo è il problema che ci sta. oggi, davanti: ci sarà un’area di sinistra non rappresentata che, però, non avanza una domanda esplicita di sinistra. Si produce, così, e solo a sinistra, una situazione paradossale: una domanda senza offerta ed un’offerta senza domanda.
Basta attendere gli errori degli altri perché la contraddizione si sani ed il punto di incontro si trovi? Pensarlo è legittimo sia per chi si pone in attesa sgranocchiando pop corn per ingannare il tempo, sia per chi, prendendo solo adesso le distanze da Renzi, pensa di riproporre le sue vecchie formule condite col buonismo di sempre, senza mai sottoporre a revisione critica la svolta del Lingotto.
MA ALTRETTANTO LEGITTIMO è pensare che il divorzio tra la sinistra ed il suo popolo sia cominciato proprio con l’esperimento sbagliato del Partito Democratico e che, quindi, occorra ben di più delle formulette sull’unità che è meglio della divisione o sulle alleanze per battere il nemico di turno che più larghe sono meglio è, senza mai dire una parola sulla redistribuzione di redditi e lavoro, sulla progressività fiscale, sui diritti nel lavoro ed al lavoro…. Se il problema fosse così semplice e solo di buona volontà il problema non ci sarebbe.
C’è, invece, perché esso è complesso e richiede non un appello, ma una strategia. La rottura tra soggetti sociali che di sinistra hanno bisogno e soggetti politici che la sinistra esprime è gravissima. Essa richiede l’attivazione di un processo nuovo, la creazione di un circolo virtuoso progressivo che riannodi il filo spezzato tra popolo di sinistra e sua rappresentanza, in grado di invertire il terribile processo che si è messo in moto. Di questo dovremmo ragionare. Di come dare un segno politico di rottura col passato e di discontinuità. Di come fare in modo che le seconde e le terze file di ciò che resta della sinistra organizzata possano imporsi ed assumere sulle loro spalle la responsabilità di creare una rete tra appartenenti a soggetti diversi che si ritrovino, ad esempio, sui tre capisaldi prima indicati per una nuova sinistra (redistribuzione, progressività, diritti…). Di come creare nei territori sedi aperte da mettere a disposizione di tutti i soggetti che operano nel sociale ed in qualunque forma organizzati. Di questo e di tanto altro, insomma.
PERCHÉ SI TRATTA di fare in modo che i germi di una nuova offerta politica possano alimentare la speranza di una nuova sinistra e che in parallelo si possano riattivare forme nuove di partecipazione e protagonismo, che a loro volta possano rafforzare e rendere credibile e possibile la costruzione di un soggetto nuovo. Solo a questo punto potrebbe prendere corpo una domanda organica di una sinistra che si incontra con una nuova offerta. Processo lungo? Si. D’altra parte le due forze oggi dominanti non vengono dal nulla, ma hanno alle loro spalle una lunga incubazione anche se due storie diverse. La Lega è nata nel vivo di un processo di ristrutturazione dell’apparato industriale del nord attingendo negli strati popolari ed operai, ha avuto un balzo iniziale, poi una crisi profonda e negli ultimi anni una vera e propria resurrezione che la fa apparire come una forza nuova sebbene abbia in realtà amministrato ed in molti casi male.
MA DI QUESTO PASSATO ha saputo sfruttare un certo radicamento nei territori e la creazione anche di una classe di amministratori. La storia del M5S è diversa, ma ha anche essa una lunga incubazione. Dagli spettacoli di Grillo che hanno seminato, soprattutto in un pubblico di giovani e di sinistra i temi dell’ambiente e della critica alla politica, alle elaborazioni discutibili, ma con un loro fascino utopico di Casaleggio. La sinistra con la sua lunga storia forse non deve ricominciare da zero. Ma deve ripensare alla società e ripensarsi radicalmente. Il lavoro sarà lungo, ma se non si comincia subito ad avviarlo sarà più lungo ancora. Ci sono le elezioni a breve? Si come sempre accade. Parliamone allora. Ma senza fare come sempre abbiamo fatto: parlare di alleanze a prescindere dai contenuti.

3 – BRASILE, LA MEMORIA BRUCIATA. LE FIAMME DIVAMPANO IN TUTTE LE SALE DEL MUSEO NAZIONALE DI RIO DE JANEIRO.BENI CULTURALI. IL MUSEO NAZIONALE DI RIO DE JANEIRO, IL PIÙ ANTICO E TRA I PIÙ IMPORTANTI DEL PAESE, È STATO DIVORATO DALLE FIAMME. POCO SI SA ANCORA SULLE CAUSE DELL’INCENDIO, MA LA TRASCURATEZZA E I TAGLI ALLE RISORSE DI TEMER HANNO RESO POSSIBILE LA TRAGEDIA

di Claudia Fanti da Il Manifesto 04.09.2018
È una sorta di metafora del Brasile l’incendio che ha ridotto in cenere il Museo nazionale di Rio de Janeiro, il più antico del Paese e il quinto più grande al mondo per la collezione esposta.
Inaugurato nel 1818 dal re del Portogallo Giovanni VI e attualmente amministrato dall’Università federale di Rio (Ufrj), il museo vantava oltre 20 milioni di pezzi: dall’arte egizia a quella greco-romana (passando per quella africana e pre-colombiana), dalla geologia alla zoologia, da una delle più grandi librerie del Paese, con 470mila volumi e oltre 2mila opere librarie rare, fino alla ricchissima sezione dell’archeologia brasiliana. È qui che si trovava il più antico fossile umano scoperto in Brasile, uno dei più importanti reperti del continente: il cranio di Luzia, una donna di 20-25 anni vissuta nella regione circa 12.000 anni fa, rinvenuto nel 1974 a Lagoa Santa, nello Stato di Minas Gerais. «Non potremo mai più vederlo. Luzia è morta nell’incendio», ha affermato Kátia Bogéa, presidente dell’Istituto do Patrimonio Histórico e Artistico Nacional: «Non c’è modo di ricostruire questo patrimonio. È distrutto, distrutto per sempre. Abbiamo perso la nostra memoria e la nostra storia».
Di origine ancora sconosciuta, l’incendio, iniziato intorno alle 19.30 ora locale di domenica, mentre il museo era chiuso al pubblico, non ha causato vittime. Ma, mentre i vigili del fuoco sono al lavoro per recuperare i pezzi non raggiunti dalle fiamme, pare che abbia risparmiato molto poco. «Sono andati persi duecento anni di lavoro, ricerca e conoscenza», ha dichiarato il presidente Michel Temer, parlando di «un giorno tragico per il Brasile». Ma si è trattato – e questo si è ben guardato dal dirlo – di una tragedia annunciata.

La situazione critica del museo, che aveva celebrato il suo bicentenario lo scorso 6 giugno, era infatti nota e anche piuttosto evidente, tra infiltrazioni alle pareti e fili elettrici esposti: 10 delle sue 30 sale di esposizione erano chiuse, comprese alcune delle più popolari, come quella che ospitava lo scheletro di un dinosauro rinvenuto nella regione di Minas Gerais, interdetta al pubblico dopo un attacco di termiti. Per consentirne la riapertura, il museo aveva persino lanciato una campagna di finanziamento pubblico, raccogliendo 40mila reais (sui 50mila previsti).
Ma il colpo di grazia, per il Museo Nazionale è venuto dalla politica di smantellamento dello stato sociale portata avanti dal 2016, cioè dall’insediamento del presidente de facto Michel Temer in seguito al golpe contro Dilma Rousseff. E, in particolare, dall’approvazione della Pec 95, il contestatissimo emendamento costituzionale che ha congelato per 20 anni la spesa pubblica, anche in settori come l’educazione, la scienza e la tecnologia. Uno scempio che ha significato per il Museo Nazionale di Rio de Janeiro addirittura un taglio dell’85% dei finanziamenti.
Ma se Temer ha fatto finta di niente limitandosi a piangere la «perdita incalcolabile», ancora meglio ha fatto il ministro della Cultura Sergio Sá Leitao, cercando di scaricare la responsabilità sui governi precedenti. Riconducendo l’incendio ad «anni di negligenza», il ministro ha affermato che era pronto a partire un progetto di rilancio, ma che non ci sarebbe stato abbastanza tempo per realizzare gli interventi necessari ed «evitare la tragedia». E ha concluso con una lezioncina finale al Paese: «Che questo serva da lezione perché tragedie così non si ripetano in altri musei e in altre istituzioni».
È tuttavia un diluvio di critiche quello si è abbattuto sul governo da parte di personalità del mondo culturale e politico. «Quanto è avvenuto – ha dichiarato il direttore del Teatro Niemeyer Alexandre Santini – dimostra che è il Brasile intero a essere in fiamme e che è necessario agire con urgenza». Di un «duro colpo alla scienza nazionale» ha parlato il fisico Luiz Davidovich, docente della Ufrj, puntando il dito contro la negligenza delle autorità sul terreno scientifico. E sulla scienza brasiliana che sta andando a pezzi ha posto l’accento anche il fisico Ildeu Moreira, presidente della Sociedade Brasileira pelo Progresso da Ciência: «La possibilità che avvengano disastri come questo non fa che aumentare. Il patrimonio brasiliano viene distrutto ogni giorno dall’incuria».
«L’incendio – ha immediatamente denunciato Dilma Rousseff in un tweet – è il ritratto della trascuratezza e dei tagli» che hanno caratterizzato l’azione di Temer, dell’ex ministro dell’economia Henrique Meirelles (dimessosi per candidarsi alla presidenza della Repubblica) e del Psdb, il Partido da Social Democracia Brasileira. «Nel Paese dei ’tagli-a-tutto’ dei golpisti, che congelano per 20 anni gli investimenti sulla salute, sull’educazione e sulla cultura, compromettendo il futuro dei brasiliani – ha proseguito la presidente deposta -, anche il passato è trasformato in cenere. Il golpe tenta di trasformare la nostra storia in terra bruciata».
E non è mancato chi ha fatto notare che, se l’incendio è avvenuto ad appena 24 mesi dalla Pec 95, il provvedimento che ha messo un tetto per due decenni alle spese del governo per i servizi pubblici, non è neppure immaginabile cosa potrà avvenire nei prossimi 18 anni. A meno che, è chiaro, il governo che uscirà dalle elezioni del 7 ottobre non riesca a trarre in salvo la cultura, la scienza, la memoria e l’intero Paese.

4 – TRUMP, UN TIRANNO DEGNO DELLE OPERE DI SHAKESPEARE. STATI UNITI. DOPO IL NUOVO LIBRO DI BOB WOODWARD CHE DESCRIVE UNA CASA BIANCA IN PREDA AL CAOS, È ARRIVATO L’ESPLOSIVO EDITORIALE ANONIMO DEL NEW YORK TIMES ATTRIBUITO A UN «ALTO RESPONSABILE» DELL’AMMINISTRAZIONE.

Un docente di Harvard, Stephen Greenblatt cita invece Riccardo III, Enrico VI e Macbeth come esempi di tiranni arrivati al potere a causa della «debolezza del Regno» e mette in luce inquietanti somiglianze fra le loro ambizioni, il loro carattere, i loro metodi e quelli di Trump, da IL MANIFESTO di Fabrizio Tonello edizione del 07.09.2018

Ci vorrebbe Shakespeare, non i mediocri sceneggiatori di Netflix, per descrivere ciò che accade a Washington. Dopo il nuovo libro di Bob Woodward che descrive una Casa Bianca in preda al caos, è arrivato l’esplosivo editoriale anonimo del New York Times. Editoriale attribuito a un «alto responsabile» dell’amministrazione Trump, non solo senza precedenti nella storia della presidenza, e del giornalismo americano, ma soprattutto devastante nella sua descrizione di un Trump ignorante, disinteressato alla politica estera, incapace di concentrarsi, palesemente inadatto al ruolo che ricopre. Così disperatamente fuori posto che l’autore dell’articolo afferma di restare in carica solo per impedire al presidente di combinare guai, aiutato in questo da un gruppo di altri ministri e funzionari impegnati a controllarlo, perfino facendo sparire documenti chiave dalla sua scrivania, come racconta Woodward.

Quella di Trump assomiglia più a una corte rinascimentale dei Borgia, o a un sultanato sull’orlo della dissoluzione, che non a una moderna presidenza. I collaboratori durano poche settimane o pochi mesi, tutti sparlano di tutti, ogni ministro e consigliere cerca di sopravvivere alle tempeste politiche e giudiziarie quotidiane, fino al momento in cui potrà andarsene a fare il lobbista avendo arricchito il curriculum di un’incarico governativo molto apprezzato dai potenziali datori di lavoro.

Per interpretare ciò che sta succedendo ci viene in aiuto un docente di Harvard, Stephen Greenblatt, che ha pubblicato recentemente un libro intitolato Tyrant. Shakespeare on Politics. Il volume non ha però nulla di accademico: l’autore cita Riccardo III, Enrico VI e Macbeth come esempi di tiranni arrivati al potere a causa della «debolezza del Regno» e mette in luce inquietanti somiglianze fra le loro ambizioni, il loro carattere, i loro metodi e quelli di Trump. Per esempio, scrive che una caratteristica dei regimi tirannici è il fatto che «perfino coloro nel cerchio più ristretto del potere molto spesso non hanno alcuna idea di ciò che sta per accadere». Nulla potrebbe essere più vero: Trump vuole scatenare la guerra nucleare contro la Corea del Nord, la prossima incontrerà Kim jong-un, quella dopo tornerà a un linguaggio minaccioso.

L’attuale presidente non riesce a pronunciare due frasi senza mentire, ma questa caratteristica dei demagoghi era già stata analizzata da Shakespeare nel personaggio di Jack Cade, che conservava i suoi fedeli sostenitori, pieni di risentimento verso le élite, ai quali non importava nulla delle sue esagerazioni, distorsioni, bugie, che erano anzi componenti essenziali del suo successo.
Nelle tragedie dell’autore inglese i tiranni finiscono male, in genere uccisi in battaglie che pensavano di vincere facilmente, nel dramma politico americano di oggi è difficile fare previsioni. Quel che è certo è che tutti aspettano il responso delle elezioni di medio termine per il Congresso, il prossimo 6 novembre. Se i democratici riusciranno a conquistare la maggioranza almeno alla Camera si avvierà una fase di conflitto all’ultimo sangue, con indagini a ripetizione e il possibile inizio di procedure di impeachment (benché sia probabile che esse non possano arrivare a conclusione perché i repubblicani probabilmente conserveranno il controllo del Senato).

Un successo dei democratici a novembre significherebbe però che politicamente la presidenza Trump è finita, il che potrebbe spingere un certo numero di repubblicani che più o meno la pensano come l’anonimo autore dell’editoriale del New York Times ad abbandonare la nave e passare all’opposizione. Ciò che li ha trattenuti fino ad oggi è stata non solo la sete di potere ma anche, e soprattutto, la consapevolezza che il potere di Trump sulla base repubblicana è ancora fortissimo. Trump ha un gradimento minoritario, ma stabile, attorno al 40%, fin dal giorno in cui è entrato in carica: gli scandali non lo hanno minimamente scalfito. Prima di prendere le distanze dal «leader maximo», quindi, deputati e senatori repubblicani ci devono pensare sette volte.

Nei prossimi giorni, le cronache saranno dominate dalla caccia all’autore anonimo, il che paradossalmente potrebbe mettere in ombra le ben più importanti audizioni per la conferma alla Corte suprema di Brett Kavanaugh, un ultraconservatore che consoliderebbe per decenni la maggioranza di destra nel massimo organo giudiziario e politico degli Stati Uniti.

5 – DIVERSITÀ NELL’UGUAGLIANZA, UNA UTOPIA POSSIBILE, intorno al XV secolo si diffonde dalla Spagna l’idea proto razzista del sangue puro.

VOLTO OSCURO DELL’UMANESIMO MODERNO, COME FENOMENO STORICO IL RAZZISMO EMERGE IN EUROPA ALL’ALBA DELLA MODERNITÀ E, COME INSIEME DI PRATICHE SOCIO POLITICHE DIFFONDE I SUOI SCHEMI NEL MONDO. TRAMITE IL COLONIALISMO, LA SCHIAVITÙ E IL NAZIONALISMO. MA UN ANTIDOTO ESISTE.
Immaginate allora di vedere gli stranieri derelitti, coi bambini in spalla e i poveri bagagli, arrancare verso i porti e le coste in cerca di trasporto, e che voi asseggiate come re dei vostri desideri l’autorità messa a tacere dal vostro vociare alterato, e ve ne possiate stare tutti tronfi nella gorgiera della vostra presunzione. Che avrete ottenuto? Ve lo dico io: avrete insegnato a tutti che a prevalere devono essere l’insolenza e la mano pesante. Vorreste abbattere gli stranieri, ucciderli, tagliar loro la gola, prendere le loro case e tenere al guinzaglio la maestà della legge per incitarla come fosse un mastino. Ahimè, ahimè! Diciamo adesso che il Re misericordioso (…) dovesse limitarsi a bandirvi dov’è che andreste? Che sia in Francia o in Fiandra, in qualsiasi provincia germanica, in Spagna o Portogallo, anzi ovunque non rassomigli all’Inghilterra, orbene, vi trovereste per forza ad essere degli stranieri. Vi piacerebbe allora trovare una nazione di indole così barbara che in una esplosione di violenza e di odio non vi conceda un posto sulla terra, affili i suoi detestabili coltelli contro le vostre gole, vi scacci come cani, quasi non foste figli ed opera di Dio, o che gli elementi non siano tutti appropriati al vostro benessere, ma appartenessero solo a loro? Che ne pensereste di essere trattati così? Questo è ciò che provano gli stranieri. Questa è la vostra disumanità». Queste parole suggestive vengono riportate a Shakespeare. Si tratta dell’ultimo testo scritto a mano, un dramma ambientato nel 1517, e descrive il discorso che sir Thomas More, in veste di sceriffo di Londra, rivolge alla folla inferocita contro gli immigrati francesi che fuggivano dalla Francia per motivi religiosi. Le parole di Shakespeare lasciano senza fiato… Mai come in questo momento sono così attuali. Mai come in questo momento è forte l’emozione che suscita un linguaggio che riesce ad essere poetico, anche nel descrivere la miseria umana. Iniziava così il mio intervento ad un congresso in Roma: “Diversità nell’uguaglianza, una utopia possibile” (2015/2016). Il titolo suggestivo era dello psichiatra Massimo Fagioli. Lui aveva fatto di tutta la sua vita la realizzazione di una utopia, aprendo a tutti gratuitamente le porte della cura della realtà psichica, da sempre rinchiusa nelle stanze imbottite degli psicoanalisti per nascondere il segreto di un setting che si era trasformato in un inutile confessionale.
Diversità nell’uguaglianza è una realtà da perseguire per tutta la vita perché, con la Teoria della nascita che rende tutti gli esseri umani uguali e diversi al tempo stesso ma uguali nella nascita, rappresenta una utopia che diventa possibile. Una teoria scientifica che non lascia spazio al razzismo (per approfondire: massimofagioli.com, ndr).
Tantissime persone aderirono spontaneamente a questa ricerca che ha scoperto il nesso tra l’odio violento che si scatena nei confronti dell’essere umano diverso, della donna, e l’odio che si sviluppa nei confronti dei migranti. Coloro, cioè, che già in quegli anni arrivavano fuggendo dalla morte, dalla miseria, dalle guerre, da regimi disumani, attraversando il Mediterraneo e spesso annegavano nel nostro mare che li ricopriva e tutt’ora li ricopre pietosamente nel suo infinito azzurro.
Fenomeno onnipresente nella storia, il razzismo si confonde con l’etnocentrismo: cioè l’auto preferenza di un gruppo e la intolleranza sprezzante e di- struttiva nei confronti degli altri gruppi. Si erigono così barriere. Gli altri non sarebbero esseri umani…
Volto oscuro dell’umanesimo moderno, come fenomeno storico il razzismo emerge in Europa all’alba della modernità e, come insieme di pratiche socio politiche, diffonde i suoi schemi in tutto il mondo, nazionalismo.
Andando indietro nella storia, poi, apprendiamo che tra il XV e il XVI secolo nasce in Spagna e in Portogallo l’invenzione del sangue puro, che verrà considerata come il nucleo del proto razzismo.
La purezza del sangue era ancora più importante della purezza della fede e funzionava bene al servizio degli interessi della classe dirigente, che mirava a preservare i suoi privilegi in una società cattolica e monarchica. Venne creata per escludere gli ebrei, i mori ed i marrani, ed i loro discendenti, dalle cariche pubbliche importanti. Il sangue aveva a che fare con i caratteri ereditari, dunque una qualità geneticamente trasmissibile. Si creò così la premessa per erigere una barriera razziale basata su un fattore organico: il sangue.
Quando gli italiani arrivarono negli Stati Uniti, fra 1880 e il 1920 ben 4 milioni, essi venivano considerati “olivastri” per designare che non erano neri ma nemmeno bianchi, e alle sfumature del colore della pelle venivano attribuite differenti impurità di sangue. Naturalmente era una classificazione di cittadini che venivano considerati di classe inferiore, via via che questo colore scuro si diradava fino alla “razza ariana”.
Non esistono razze, ha ribadito più volte Fagioli. «E nella destra, sia fascista che leghista, c’è strutturalmente un pensiero fatto a categorie: perché essa riduce la realtà umana a realtà fisica e s’inventa la stupidità delle razze, che in realtà sono inesistenti» ha raccontato a Flore Murard Yovanovitch in un’intervista, pubblicata sulla rivista scientifica II sogno della farfalla. «Bisogna scoprire la
verità dell’identità umana. E nella verità dell’identità umana c’è l’eliminazione di ogni razzismo e la sua cura: perché si riconosce la nascita uguale per tutti»,
ha scritto su Left del 14 maggio 2016 lo psichiatra dell’analisi collettiva.
Da Left, di Ludovica Costantino

6 – COMUNICATO CONFERENZA: “EN CAMINO CON DON QUIJOTE”
Il Comitato Dante Alighieri delle Isole Baleari ha organizzato una interessante conferenza dal titolo

“En camino con Don Quijote” per martedì, 18 settembre 2018, alle ore 19:00, presso la Caixa Forum di Palma. Vi allego il PDF con l’informazione in spagnolo.
Vi invio, pure, un secondo PDF per comunicarvi che il 15 ottobre 2018, inizierà il Corso di lingua italiana di livello base (A1.1). Il periodo di iscrizione per chi fosse interessato è ora aperto.
Inoltre, potete visitarci su Facebook come “Società Dante Alighieri Comitato delle Isole Baleari”.
Grazie dell’attenzione e buon fine settimana.
Ivano Lovat
E-mail: ivanolovat47@gmail.com

Comitato della Società Dante Alighieri delle Isole Baleari
Martes, 18 de septiembre de 2018
“En camino con Don Quijote”
ARMANDO SAVIGNANO FRANCESC TORRES
Conferencia impartida por el Profesor Armando Savignano, catedrático de Filosofía Moral y Bioética y Director del Departamento di Educación y Formación en la Universidad de Trieste (Italia), y por el Profesor ,
“… El alba de la certeza del tiempo y de la luz, y la incerteza de lo que luz y tiempo van a traer. Es la representación más adecuada que al hombre se le da de su propia vida, de su ser en la vida, pues que el ser del hombre también siempre alborea… “
Don Quijote se pone en camino a la hora del alba. No podía ser de otra manera en ese personaje que padece, de manera ejemplar, el sumo de la libertad, ese sueño que, en cierta hora, tan incierta, se desata en el hombre…
El alba ante la cual el hombre, a veces, se fatiga de ir al encuentro …”.
María Zambrano Acto público de divulgación cultural, con entrada libre hasta completar aforo.

Idioma: Español.
Lugar: CaixaForum, Plaça Weyler, 3, 07001 Palma.
Hora: 19:00 h.
Comitato della Società Dante Alighieri delle Isole Baleari
E-mail: ladantebaleari@gmail.com
Palma, 28 de Agosto, de 2018

CURSO ELEMENTAL DE ITALIANO (A1.1) 2018 • Para adultos y estudiantes • De 13 semanas, inicio 15 de octubre • Lunes y Miércoles de 19:30 a 21:00 • IES Politècnic, carrer Menorca, 1, 07011 Palma Profesora de idioma materno PLAZAS LIMITADAS Información: ladantebaleari@gmail.com –

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