Documentazione CGIE: La relazione del segretario generale Michele Schiavone

CGIE – 41ma ASSEMBLEA PLENARIA

Fra i punti toccati il miglioramento delle procedure per il voto all’etero, la tutela delle risorse per la promozione della lingua e della cultura italiana e l’aumento del personale della rete diplomatica consolare 

ROMA – Nella sua relazione il segretario generale del Cgie, Michele Schiavone ricorda “lo scenario profondamente mutato” con il rinnovo del Parlamento, l’avvio di un nuovo esecutivo, nuove dinamiche internazionali ed europee

Ai nuovi interlocutori istituzionali e ai parlamentari, in particolare quelli eletti nella circoscrizione Estero, Schiavone augura buon lavoro, ribadendo la disponibilità del Cgie “a fare il suo dovere di collaborazione, proposta e controllo delle politiche per gli italiani nel mondo”, “a sostenere proposte convicenti” o “manifestare posizioni critiche quando ci sembrerà necessario per migliorare le cose”. Il segretario generale ritorna poi sulla novità di questo esecutivo, dove “compaiono come sottosegretari agli Affari esteri due eletti nella circoscrizione Estero, Ricardo Merlo – presente ai lavori – e Guglielmo Picchi” con l’augurio che “il rapporto diretto con le nostre collettività possa tramutarsi in costante opera di presentazione delle tematiche che riguardano il nostro mondo e di sollecitazione delle soluzioni per i problemi più acuti”, “mantenendo sempre la visione generale del ruolo che gli italiani all’estero svolgono per l’Italia”. Al nuovo esecutivo Schiavone chiede in primo luogo “una proiezione forte e credibile dell’Italia sul piano internazionale, un’immagine positiva del Paese che ci consenta di valorizzarne la presenza in ambito globale, di dare una spinta all’internazionalizzazione che esalti la funzione delle reti di promozione e associative che l’emigrazione italiana all’estero ha creato nel corso della sua storia”.

Guardando all’attualità, il segretario generale rileva come “il tema dell’accoglienza dei migranti sia diventato in Europa e nel mondo un motivo di forte competizione politica” ed esprime preoccupazione per le possibili conseguenze di tale competizione sulla difesa dei diritti umani e sul fatto che “i nodi irrisolti dell’accoglienza” possano far saltare in Europa “gli accordi sulla libertà di movimento raggiunti dopo decenni di trattative”. “Sulla mobilità del lavoro – rileva Schiavone – è stato costruito un modello di welfare che ancora rappresenta il sistema di maggiore riconoscimento e tutela dei diritti dei lavoratori mai realizzato al mondo. Non possiamo accettare che posizioni di opportunismo, chiusura e in alcuni casi pregiudiziale rigetto verso i migranti di oggi diventino il detonatore del sistema di mobilità e diritti che i migranti di ieri hanno realizzato – prosegue, rilevando come “solidarietà e diritti restino per noi le stelle polari verso cui continueremo a orientare le nostre azioni e i criteri con cui valuteremo le strategie politiche che sul tema saranno adottate dal Governo e dagli altri partner europei”.

Schiavone richiama poi tra i punti all’ordine del giorno nell’agenda dei lavori di questa plenaria il voto all’estero e l’impegno del Cgie per “un miglioramento delle procedure dirette ad assicurarne l’affidabilità”. Egli lamenta come anche nel corso delle ultime elezioni politiche si sia assistito in alcuni casi all’equiparazione del voto per corrispondenza a “un esercizio di irregolarità, brogli e prevaricazioni”, senza ricordare come esso sia invece “l’esercizio di un diritto primario di oltre 3 milioni di cittadini dispersi in oltre 100 Paesi del globo” e ringrazia in particolare Vignali e il personale della Farnesina per “il grande e proficuo lavoro compiuto, volto a consentire l’esercizio di un diritto di cittadinanza in un quadro di legalità”. Al di là delle polemiche, Schiavone invita ad avanzare proposte di miglioramento “senza mandare messaggi negativi”, “per un confronto serio e migliorare le cose”, ricordando come il Cgie lo stia facendo da tempo “con indicazioni concrete e meditate, con la convinzione che la sostituzione del voto per corrispondenza con un diverso sistema, come quello del voto ai seggi, sarebbe inapplicabile nei Paesi di grandi dimensioni, insostenibile dal punto di vista organizzativo e letale sotto il profilo della partecipazione”. “Noi non siamo contrari a priori ad esplorare la possibilità di avvalerci nel futuro del voto elettronico a certe condizioni – puntualizza Schiavone: – che ci siano fondi necessari a coprire il costo di programmi a prova di hacker; che si possano semplificare le condizioni per assegnazione e ricezione di password e monitorare l’utilizzo dei pc da cui proverranno le manifestazioni di volontà; che vi siano tempi necessari per predisporre e sperimentare il sistema”.

Altro tema prioritario, la diffusione di lingua e cultura italiana nel mondo, su cui negli ultimi anni si sono registrate importanti novità dal punto di vista normativo, di reperimento delle risorse e di metodologia di intervento. “Invitiamo a procedere in modo sempre più spedito su questa strada non solo a livello centrale, ma anche in sede territoriale, cercando di superare pratiche settorialistiche e la frammentazione degli interventi che in passato hanno portato alla polverizzazione delle risorse e alla scarsa incisività dei risultati – afferma il segretario generale, che richiama poi il fondo di 150 milioni di euro destinato al settore e la “triennalizzazione dei 12 milioni di euro per i corsi di lingua italiana degli enti promotori”. L’appello è quello che “non si tocchi nemmeno un euro delle risorse destinate alla diffusione di lingua e cultura italiana nel mondo”; “si consideri, anzi – aggiunge Schiavone – il livello dei 12 milioni non come un traguardo finale, ma come la base di ripartenza per un progressivo recupero degli standard del passato”. La richiesta è anche quella di procedere con un “chiarimento su natura e autonomia degli enti gestori”, i cui requisiti sono stati modificati dalla legge nel corso del tempo e che spesso devono attenersi localmente a regole “cha talvolta collidono con quelle che l’amministrazione deve seguire”. Altro nodo da sciogliere è “la capacità del sistema centrale di far fronte in termini temporali alle esigenze di normale funzionamento degli enti che gestiscono all’estero la formazione italiana”; e, infine, la questione dei funzionari preposti alla gestione amministrativa del sistema di promozione passati da 50 unità a 23, riduzione che ha determinato “un’emergenza ineludibile” che il Cgie chiede di discutere. “Quanto alla rete diplomatico-consolare siamo costretti a reiterare la constatazione che persiste l’insufficienza del numero dei funzionari nella Ambasciate, nei Consolati, negli IIC, anche a causa dei tagli al bilancio del Maeci – rileva Schiavone, che sottolinea la richiesta del Cgie di “essere coinvolto nella definizione delle iniziative tese a ovviare questa situazione e nella scelta dei criteri per le assegnazioni dei 150 impiegati di ruolo e dei 100 da assumersi in loco, per garantire una presenza adeguata nei Paesi di grande emigrazione italiana e in quelli fondamentali per la politica estera”.Infine, vengono richiamati i prossimi appuntamenti del Cgie: a novembre 2018 il convegno sulle donne italiane in emigrazione; la partecipazione del Cgie ad un convegno sul turismo di ritorno organizzato dalla Regione Basilicata; una conferenza sull’informazione e la comunicazione in via di preparazione; la terza riunione dell’Europa in movimento di cui il Cgie si farà promotore in vista delle elezioni europee del 2019. (Viviana Pansa – Inform)

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