CGIE, il tema della seconda giornata: Mondo del lavoro e “nuova mobilità”

CGIE – 41ma ASSEMBLEA PLENARIA

ROMA – La seconda seduta pomeridiana del Cgie, dedicata al tema “Il mondo del lavoro e la nuova mobilità”, è stata introdotta dal segretario generale Michele Schiavoneche ha rilevato l’importanza della nuova dimensione dei diritti e della tutela dei nostri emigranti che ormai rappresentano circa l’8%  della popolazione italiana, alla stregua della popolazione di una delle regioni del nostro Paese. “Negli ultimi 10 anni – ha spiegato Schiavone – il numero degli spostamenti per l’estero è aumentato del 55%. Dunque la nuova emigrazione non è riassumibile nella narrazione dei cervelli in fuga o dei ricercatori di eccellenza i quali certamente sono presenti nei flussi dell’emigrazione italiana, ma con quota minoritaria. Vi è invece una consistente componente proletaria e una preponderante quota a media e alta qualificazione che tuttavia spesso è costretta all’estero a svolgere professioni o mansioni al disotto delle proprie qualifiche, seppure con maggiori garanzie e tutele contrattuali rispetto a quelle offerte dal nostro Paese”.

La tematica è stata poi approfondita da Rodolfo Ricci (Filef) che ha sottolineto come la vicenda della nuova emigrazione, sebbene sia ormai conosciuta ed studiata sul piano scientifico, abbia scarsa capacità di penetrazione nel dibattito nazionale.

“Oggi la discussione – ha affermato Ricci – è monopolizzata dall’immigrazione, ma se andiamo a guardare i dati vediamo che i flussi di emigrazione sono ormai quasi il doppio di quelli in entrata, e non si capisce il motivo per cui anche la discussione politica non ne prenda atto e non cerchi di ragionare insieme su queste due questioni che sono fra le più significative per il futuro del nostro paese e della nostra comunità”. Ricci si è poi soffermato sui dati pubblicati in una ricerca del quindicinale “Le Monde diplomatique” relativa ai flussi di emigrazione nell’Unione Europea. Un’indagine in cui si evidenzia come molti paesi europei abbiano perso negli ultimi decenni alte percentuali della loro popolazione (Ucraina – 30%) , a causa del calo demografico e di intensi flussi di emigrazione diretti verso la Germania, il Belgio, la Svizzera e la Gran Bretagna fino al momento della Brexit.

Un fenomeno, quello della perdita della popolazione, che interessa anche l’Italia , dove ad esempio sull’Appennino campano dal 2011 al 2016 la popolazione locale,  a causa del calo demografico e dei flussi di emigrazione, è diminuita del 30%.

“In vista della Conferenza Stato Regioni Province Autonome Cgie del prossimo anno – ha proseguito Ricci – è necessaria la modulazione di una serie di misure che consentano di accompagnare in modo razionale questi nuovi flussi migratori dall’Italia, cercando di ridurre al minimo le possibilità di marginalità che si manifestano in diversi luoghi e incentivare politiche e misure di rientro, perché la perdita di forza lavoro giovane e qualificata è preoccupante per le opportunità di sviluppo del nostro Paese, Allo stesso tempo – ha continuato Ricci – vogliamo che questi giovani ricevano le dovute tutele in un contesto comunitario in cui si registrano espulsioni da alcuni paesi di persone che perdono il lavoro e pesano sul welfare locale”.

“ Io propongo – ha concluso Ricci – che questo nostro organismo si prenda l’impegno di costruire un dossier qualificato sul tema da sottoporre all’attenzione del sottosegretario, del ministro degli Esteri e di tutti i gruppi parlamentari e forze sociali”,  portando avanti il varo di alcune misure attraverso un tavolo congiunto Cgie, ministero del Lavoro e ministero degli Esteri.

Dopo l’intervento del consigliere della Dgit Giovanni Maria De Vita che ha segnalato come le comunicazioni di espulsione in Belgio per alcuni connazionali non abbiano poi avuto seguito operativo e che la questione è seguita con attenzione dalle nostre rappresentante diplomatiche in tutta Europa già allertate in proposito, ha preso la parola il professor Matteo Sanfilippo, del Centro Studi Emigrazione  (Cser) che ha evidenziato come la narrazione della fuga di cervelli sia ormai superata essendo l’attuale emigrazione italiana molto composita. Molti connazionali infatti lavorano all’estero nei negozi, nei ristoranti e nell’edilizia. Sanfilippo ha anche sottolineato come, nonostante i  dati ufficiali parlino di circa 124.000 persone in fuga dall’Italia ogni anno, in realtà la stima più realistica di questa diaspora sia di 372.000 connazionali espatriati nell’arco di dodici mesi.  A differenza del passato in questo flussi migratori quasi  la metà risultano essere donne e si registra una età media fra i trenta e i cinquanta anni. Si emigra, a volte si spostano interi nuclei familiari, dalla Lombardia, dal Veneto dal Piemonte, dal Lazio e dalla Sicilia. Sanfilippo  ha infine auspicato la creazione di una  rete di aiuto per queste persone che si recano all’estero dove trovano sempre lavori precari, ma con qualche diritto in più.

E’ stata poi la volta del docente Enrico Pugliese, dell’Università La Sapienza di Roma, che rilevato come la nuova emigrazione si presenti come una nebulosa formata solo in parte (30%) da giovani più acculturati. “Negli ultimi 40 anni  – ha spiegato Pugliese – è aumentata in Europa la flessibilità del lavoro che ha incrementato l’occupazione precaria. Alla riduzione delle garanzie sul mercato del lavoro sta corrispondendo, sempre in Europa,  anche  una riduzione della garanzie del walfare. Una erosione dei diritti sociali dei lavoratori comunitari, un fatto grave che va combattuto attraverso la difesa delle garanzie di welfare acquisite”. Pugliese ha anche rilevato come  lo spopolamento del Meridione a causa dell’emigrazione, impoverendo il territorio delle risorse umane, finisca per far aumentare la disoccupazione. Per Pugliese appaiono dunque necessari investimenti per Mezzogiorno e interventi per la protezione dei nostri migranti, con  rifermento alla tutela del walfare.

Ha preso la parola la professoressa Maria Immacolata Macioti dell’Università La Sapienza di Roma, che ha posto in evidenza l’importanza dei flussi migratori per l’Europa. “Migranti e rifugiati – ha affermato  – servono all’Europa e se noi li rimandiamo indietro, alla lunga tutto questo andrà a nostro danno”. La Macioti si è anche soffermata sulle caratteristiche della nuova migrazione italiana in cui si rileva la presenza di uomini e donne intorno ai 40 anni fortemente professionalizzati e molto apprezzati all’estero. Una diaspora di professionalità che in ogni caso  finisce per danneggiare il nostro Paese. La docente ha infine segnalato l’esigenza di studiare il fenomeno dei pensionati italiani che si recano all’estero per trovare con la loro pensione migliori condizioni di vita.

E’ poi intervenuta la presidente della VII Commissione del Cgie Maria Chiara Prodi che ha annunciato lo slittamento al primo semestre del 2019 della Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo. La consigliera ha anche parlato dell’importanza del coinvolgimento dei giovani della nuova emigrazione.  “La parte difficile – ha spiegato – è contattare i ragazzi che partono e non si iscrivono all’Aire. E’ difficile acquisire credibilità presso di loro come organizzazioni e associazioni che possono accogliere  bisogni e dare risposte concrete. Bisogna portare avanti un lavoro sulle nuove generazioni affinché tornino ad avere fiducia anche in questo tipo di intermediazione politica. A fronte di questa nuova grande emigrazione – ha aggiunto – le nostre istituzioni si presentano in ordine sparso e non riescono a dare un messaggio univoco a questi ragazzi”.

Dopo l’intervento del segretario generale Schiavone che ha segnalato una nuova forma di pendolarismo bidirezionale che coinvolge circa 100.000 persone fra l’Italia e la Romania, Mirko Dolzadelli (frontalieri Cgil – Cisl – Uil)  ha ricordato come in Europa siano presenti circa 8.500.000 frontalieri.  Dolzadelli si è poi soffermato sulla proposta dello Statuto dei lavoratori frontalieri. “Su questo tema – ha ricordato il consigliere – abbiamo aperto il tavolo interministeriale, fatto diversi incontri, ma ad oggi è mancata totalmente l’attenzione della politica. Il documento,  che è stato vagliato anche dagli organismi europei, può diventare una buona prassi per il resto di Europa. Lo statuto riguarda solo la situazione italiana con oltre 120.000 persone in uscita e circa 30.000 lavoratori che da altri paesi vengono in Italia”.

E’ stata poi la volta di Eleonora Medda (Belgio) che ha segnalato l’uso strumentale da parte del Belgio della regolamentazione comunitaria volta all’allontanamento dei cittadini comunitari che perdono il lavoro. Un approccio che, rileva la consigliera, erode i diritti sociali e viene applicato anche verso gli italiani ma che dovrebbe essere contrastato con opportune pressioni politiche.

Per quanto riguarda la legge sul controesodo la Medda ha sottolineato come, nonostante gli incentivi fiscali della legge siano i benvenuti,  sarebbe opportuno domandarsi “quali siano realmente i soggetti che hanno beneficiato o che riusciranno a beneficiare di questa norma, perché la scelta che è stata fatta è quella di agevolare solo determinate categorie di soggetti, persone altamente qualificate, professori e ricercatori, senza contare  che emigrano anche operai e persone poco qualificate”. Secondo la consigliera infine per favorire concretamente il rientro in Italia dei nostri ricercatori sarebbe opportuna la creazione di posti di lavoro per il settore nel nostro paese.

Dal canto suo Rita Blasioli Costa (Brasile) ha parlato della nuova mobilità italiana in Sud America. Un’emigrazione non numerosa e di alto profilo professionale che non conosce i Comites e l’associazionismo locale e che prende le informazioni in rete, con tutti i rischi che ne conseguono. La consigliera ha anche segnalato l’arrivo di pensionati italiani che vanno seguiti nel campo dell’assistenza e della previdenza. Dopo l’intervento di Giuseppe Stabile (Spagna – Portogallo), che ha evidenziato l’esigenza  di fare acquisire alla nuova popolazione emigrante l’identità propria dell’italianità ed ha segnalato la scarsa conoscenza fra i migranti all’estero della legge sul controesodo, il consigliere Riccardo Pinna (Sud Africa) ha rilevato come dai dati sulla nuova emigrazione si evinca la mancanza di politiche in questo ambito da parte dei governi degli ultimi anni di centro destra e centro sinistra. Politiche volte a creare posti di lavoro e quindi a frenare la diaspora che ora dovrebbero essere avviate.

“Londra – ha affermato il deputato del Pd Massimo Ungaro, eletto nella ripartizione Europa –  è una città che riceve ogni mese duemila ragazzi italiani al netto delle partenze. Una grande porzione lo fanno per scelta, ma molti altri per necessità, perché non vedono in questo paese i mezzi per soddisfare le proprie aspirazioni. Vi sono storie a Londra di una nuova emigrazione, molto simili a quelle di altre città europee come Berlino. Notiamo un disagio sociale anche in queste nuove fasce che sono difficilmente intercettabili, ma abbiamo casi di ragazzi che abitano in camerate con cinque sei o sette ragazzi e che vengono pagati sotto il salario minimo perché ancora non parlano inglese”. Ungaro ha poi lanciato un appello al Cgie per lavorare insieme ad una estensione della legge sul controesodo. “Nella norma – ha spiegato Ungaro  – gli interventi per i docenti e i ricercatori sono stati resi strutturali dall’ultima legge finanziaria, ma per quanto riguarda  i professionisti l’abbattimento dell’imponile Irpef viene a scadere nei prossimi mesi, quindi sarebbe giusto impegnarci insieme per una sua estensione anche per le prossime finanziarie e per un allargamento della platea  di chi beneficia del provvedimento”. Ungaro ha anche confermato il fatto che la legge fra i nostri connazionali nel mondo è poco conosciuta ed è stata utilizzata da circa 35.000 persone.

Dopo l’intervento di Francesco Papandrea (Australia) che ha auspicato la creazione di servizi di supporto per quei giovani che arrivano nei paesi di emigrazione e ha rilevato le difficoltà ad incentivare il loro ritorno senza la presenza in Italia di possibilità di impiego, Tony Mazzaro (Germania)  ha parlato della possibilità, visto l’alto numero di connazionali che si muovono verso Bucarest,  di indire l’elezione di un Comites. Mazzaro ha anche segnalato la necessità di intercettare i nuovi arrivi non iscritti all’Aire con incontri e sportelli informativi.

Dal canto suo il segretario generale Schiavone ha ricordato i progetti realizzati dal Maeci in collaborazione con i Comites per l’integrazione della nuova mobilità all’interno dei paesi di approdo e che il Cgie continuerà a lavorare per porre al vaglio del Parlamento proposte su questa tematica.

A seguire il direttore generale del Maeci per gli Italiani all’Estero Luigi Maria Vignali ha presentato un video volto a rendere omaggio alla storia degli italiani all’estero attraverso le immagini del cinema italiano. (G.M.-Inform)

Advertisement

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*