18 05 09 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ ESTERO e ALTRE COMUNICAZIONI

0 – Ultima ora. ‘Ok a governo M5s-Lega. No veti ma Fi non vota fiducia.
1 – Eletti pd estero: si sacrificano gli interessi reali del paese alle ambizioni di alcuni partiti e leader irresponsabili. La differenza si è vista subito. E che differenza!
2 – COMUNICATO – 9 maggio 2018 / GARAVINI-SCHIRÒ (PD): la nostra proposta di legge per la promozione dello studio nelle scuole dell’emigrazione italiana.
3 – Scontro sul governo nel centrodestra
4 – Comunicato – 9 maggio 2018. La Marca (PD): ho chiesto al futuro governo di assumere concrete misure per adeguare l’elenco degli elettori
0 – ‘Ok a governo M5s-Lega. No veti ma Fi non vota fiducia. ‘Il paese da mesi attende un governo,
aspettiamo che ci sia accordo Di Maio-Salvini. Ore concitate in vista delle prossime scelte del capo dello Stato sul governo con Lega ed M5s che continuano il dialogo e chiedono al Colle 24 ore per provare a trovare un’intesa.
In serata arrivata una nota di Silvio Berlusconi che annuncia il suo via libera ad un governo M5s-Lega. Il governo Lega-M5S “non segna la fine dell’alleanza di centro-destra: rimangono le tante collaborazioni nei governi regionali e locali, rimane una storia comune, rimane il comune impegno preso con gli elettori”, dice Berlusconi nella nota. “Se un’altra forza politica della coalizione di centro-destra ritiene di assumersi la responsabilità di creare un governo con i cinque stelle, prendiamo atto con rispetto della scelta – prosegue la nota -. Non sta certo a noi porre veti o pregiudiziali. In questo caso non potremo certamente votare la fiducia. Di più a noi non si può chiedere, anche in nome degli impegni che abbiamo preso con gli elettori”.
“Il paese da mesi attende un governo. Continuo a credere che la soluzione della crisi più naturale, più logica, più coerente con il mandato degli elettori sarebbe quella di un governo di Centro-Destra, la coalizione che ha prevalso nelle elezioni, guidato da un esponente indicato dalla Lega, governo che avrebbe certamente trovato in Parlamento i voti necessari per governare. Questa strada – si legge nella nota – non è stata considerata praticabile dal Capo dello Stato. Ne prendo atto”. Se un governo Lega-M5S “non potesse nascere, nessuno potrà usarci come alibi di fronte all’incapacità – o all’impossibilità oggettiva – di trovare accordi fra forze politiche molto diverse”.

“Di fronte alle prospettive che si delineano – continua Berlusconi -, non possiamo dare oggi il nostro consenso ad un governo che comprenda il Movimento Cinque Stelle, che ha dimostrato anche in queste settimane di non avere la maturità politica per assumersi questa responsabilità. Questo lo abbiamo sempre detto, e per quanto ci riguarda non è mai neppure cominciata una trattativa, né di tipo politico, né tantomeno su persone o su incarichi da attribuire”.
E all’ora di pranzo faccia a faccia tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio che hanno formalizzato, poi, la richiesta al capo dello Stato di poter avere più tempo per cercare la quadra. “Qualunque cosa accada l’alleanza del centro destra non si romperà, è un prerequisito”, ha detto il leader del Carroccio.
“Io non ho disdetto la campagna elettorale. Salvini mi ha chiesto altre 24 ore – ha avvertito poi però Di Maio – e insieme le abbiamo chieste al Colle, ma io resto in campagna elettorale”.

1 – ELETTI PD ESTERO: SI SACRIFICANO GLI INTERESSI REALI DEL PAESE ALLE AMBIZIONI DI ALCUNI PARTITI E LEADER IRRESPONSABILI
LA DIFFERENZA SI È VISTA SUBITO. E CHE DIFFERENZA!
Nel 2013 il Parlamento si insediò senza una maggioranza definita. Dopo il generoso tentativo di Bersani di dare un governo al Paese, naufragato nella pantomima in streaming del Movimento 5Stelle, le forze maggiori raccolsero l’appello alla responsabilità del Presidente della Repubblica e avviarono il lavoro parlamentare, facendo nascere un governo che mise subito mano all’opera di risanamento e alle riforme. Una maggioranza di responsabili, per quanto politicamente eterogenea, ha retto all’urto del passaggio all’opposizione di alcuni gruppi parlamentari, come quello di Forza Italia, e ha consentito di compiere l’intera legislatura. Nonostante alcuni fattori d’emergenza, come l’intensificarsi dei flussi migratori e gli eventi sismici in Italia centrale.

L’ASSE SUL QUALE HA POGGIATO QUESTO ASSETTO È STATO IL PARTITO DI MAGGIORANZA RELATIVA: IL PARTITO DEMOCRATICO.

Cinque anni di lavoro: un lungo tratto di strada sul cammino del risanamento, la conversione dei parametri economici da negativi a positivi, oltre 900.000 occupati in più di cui la maggioranza a tempo indeterminato, numeri record nelle esportazioni e affermazione del made in Italy nel mondo, la svolta nelle politiche degli italiani all’estero, riforme di civiltà come le Unioni civili, il Dopo di noi, il Fine vita e numerose altre. Si è ricostruita, inoltre, l’immagine internazionale del Paese, riconosciuto, dopo anni imbarazzanti, come un partner dignitoso e affidabile.
Oggi, di fronte a drammatiche necessità, come il lavoro ai giovani, il contrasto al disagio sociale, la costruzione di una governance a livello europeo dei flussi di immigrazione e lo spegnimento di focolai di guerra in aree di interesse strategico, i partiti premiati dagli elettori hanno consumato due mesi contendendosi la presidenza del consiglio e cercando di scegliere in campi altrui i partner preferenziali. Dopo aver paralizzato il Paese e congelato le attese, ora l’unico accordo che riescono a trovare è quello di precipitare gli italiani in nuove elezioni, senza rafforzare, per altro, i coefficienti di stabilità della legge elettorale.
Chi, come gli italiani all’estero, guarda da lontano alla situazione italiana, con spirito di appartenenza ma senza faziosità, rabbia e partigianeria, ha già espresso con chiarezza, anche mediante il voto, il suo orientamento a favore di un paese stabile, rinnovato, con una classe dirigente competente e credibile, attivo e autorevole nelle relazioni internazionali. Non è un caso che il Partito Democratico sia stato riconosciuto dalla maggioranza degli elettori come il riferimento più coerente rispetto a questa idea di Paese.
Gli italiani all’estero, anche in questo difficile passaggio sapranno essere un valore aggiunto, aiutando l’Italia. Essi sapranno giudicare questo tradimento degli interessi profondi del Paese e l’assurda pretesa di sacrificare una legislatura sull’altare degli interessi di alcuni partiti e delle ambizioni di leader improvvisati e irresponsabili.
Gli eletti all’estero del PD: Garavini, Giacobbe, Carè, La Marca, Schirò, Ungaro

2 – OMUNICATO – 9 maggio 2018
GARAVINI-SCHIRÒ (PD): LA NOSTRA PROPOSTA DI LEGGE PER LA PROMOZIONE DELLO STUDIO NELLE SCUOLE DELL’EMIGRAZIONE ITALIANA

Fin dall’avvio di questa nuova legislatura, abbiamo deciso di non lasciare un solo momento all’inerzia e alla paralisi determinata dall’irresponsabile atteggiamento delle forze che si contendono la guida del governo.

Per questo, tra gli atti parlamentari da noi promossi in queste settimane, abbiamo presentato sia al Senato che alla Camera, anche a nome colleghi del PD eletti all’estero, un disegno di legge sulla promozione dello studio nelle scuole dell’emigrazione italiana e delle migrazioni contemporanee .

Le migrazioni sono un aspetto essenziale della storia e della vita contemporanee. Insegnare le migrazioni, dunque, a partire dalla grande vicenda dell’emigrazione italiana, significa educare le nuove generazioni alla contemporaneità.

La nostra proposta di legge dispone di inserire il tema delle migrazioni nel progetto nazionale volto all’innovazione educativa, in stretta connessione con l’interculturalità. Nell’esercizio dell’autonomia scolastica, gli istituti potranno inserire questo tema nella loro programmazione educativa e adottarlo non come una tradizionale materia, ma in forma multidisciplinare, con un taglio interculturale e con didattica laboratoriale.

È istituito, inoltre, il premio nazionale “Migranti come noi” che premierà gli istituti che si sono distinti per qualità e originalità della ricerca. Sono favoriti i rapporti tra scuole italiane e scuole estere, prevedendo anche scambi che coinvolgano le famiglie degli alunni.

Al di là dell’evidente valenza educativa del progetto, ci è sembrato giusto parlare delle migrazioni non in termini di allarme e di paura, ma in termini di consapevolezza e di formazione delle nuove generazioni , in un orizzonte aperto al futuro.
Sen. Laura Garavini e On. Angela Schirò.
laura.garavini@senato.ii schiro_a@camera.it

3 – Scontro sul governo nel centrodestra. Sulla proposta Di Maio si dividono Berlusconi e Salvini. Dopo due ore di tensione vertice aggiornato a prima delle consultazioni
Il punto è sempre lo stesso, come un mese fa. Silvio Berlusconi è irremovibile: “Io non faccio nessun passo indietro come chiedono quelli lì. Ma quale appoggio esterno… O andiamo a chiedere un incarico per il centrodestra, oppure piuttosto andiamo a votare”.
La proposta di Luigi Di Maio trasforma il vertice serale di Palazzo Grazioli in una due ore di tregenda. Tre alleati, tre linee. Tanto che alla fine la decisione “sarebbe” di aggiornarsi a domani mattina alle otto, prima di salire al Colle. “Sarebbe” perché – e questo la dice lunga del clima da quelle parti – dalla Lega non arriva nessuna conferma, anzi trapela anche una certa irritazione. Segno che la riunione è stata una vera battaglia. Matteo Salvini, affiancato da Giancarlo Giorgetti è scatenato: “È l’ultima chance e Di Maio ha accettato una delle nostre condizioni, facendo un passo indietro. È un quadro che si può accettare se vogliamo dare un governo a questo paese”.
Il quadro, “concordato” tra Salvini e Di Maio prevede questo: in cambio di un “appoggio esterno” di Forza Italia, Forza Italia incasserebbe, nel nuovo governo Lega-M5s, un premier concordato e non ostile, tre “ministri di area” non politici, graditi a Berlusconi, ma anche la presidenza della commissione speciale per riformare la legge elettorale e l’assoluta garanzia della tutela degli interessi aziendali. Berlusconi quasi alza la voce: “Non mi fido. Mai con quelli lì”. Giorgia Meloni sbotta perché questo significa “dividere il centrodestra”.
La tensione è palpabile, col centralino di Palazzo Grazioli preso d’assalto dalle telefonate di parlamentati di Forza Italia che considerano la prospettiva di un passo di lato di Berlusconi una resa incondizionata, anzi un’umiliazione: “Parecchi dei nostri – riferiscono all’ex premier – voterebbero no comunque. Qualcuno passerebbe alla Lega che giorno dopo giorno, andrebbe a caccia dei nostri parlamentari. Andiamo in frantumi”.
In ballo c’è il destino della legislatura. Perché è chiaro che, a questo punto, l’alternativa è: o accordo con i Cinque Stelle, nei termini in cui lo prospettano Di Maio e Salvini o voto, con la legislatura che non si avvia per la prima volta nella storia della Repubblica e col ritorno alle urne a luglio o ottobre. Tertium non datur. Il governo del presidente è una prospettiva morta sul nascere. Non lo vuole Di Maio. Non lo vuole Salvini: “Sia chiaro che non mi faccio imporre nessun governo né da Mattarella né da Bruxelles. Io ho fatto un passo indietro per favorire la nascita di un governo, ma o si fa un governo politico o il voto”.
Ecco, la grande minaccia. La paura del voto è il coltello piantato alla gola di Silvio Berlusconi, posto davanti a questo brutale ragionamento: ti conviene accettare quello che ti si offre adesso, compresa la tutela delle aziende, perché tra sei mesi il quadro è lo stesso, con rapporti di forza ancora più penalizzanti per te, perché dalle elezioni hai solo da perdere. Invece ora, il leader leghista si fa garante di una soluzione “onorevole” per l’ex Cavaliere, con una “dignitosa” uscita di scena. A conferma che il patto è serio, come durante l’elezione della presidente del Senato quando Salvini e Di Maio si sentirono telefonicamente durante l’ultimo vertice a Palazzo Grazioli, viene previsto un analogo contatto per domani mattina. Previsto, nel senso che se ne è parlato. Ma di certezze, a questo punto, non ce ne è nessuna.
La verità è che non c’è uno straccio di denominatore comune tra i tre leader sulla posizione da assumere. L’unica certezza è che Salvini non è disposto a “rompere” per un governo con Di Maio senza l’accordo con Berlusconi. E le divisioni sono profonde anche sulla formula che, per tenere una parvenza di unità, il leader della Lega offre all’uscita dal vertice: “Governo a un esponente del centrodestra”. È il punto su cui il centrodestra è uno e trino. Perché il Cavaliere, anche giura e spergiura il contrario, guarda al Pd. Un’interlocuzione “spaventosa” anche per Giorgia Meloni, che pure è favorevole a chiedere a Mattarella di consentire alla coalizione di andare in Aula per fare un appello al Parlamento.
Deputati e senatori sono terrorizzati dall’idea di tornare al voto e sono già arrivati segnali che potrebbero nascere gruppi di responsabili. Il problema è che Mattarella ha fatto sapere che non darà mai un incarico al buio, perché se il governo che ha appena giurato non dovesse incassare la fiducia resterebbe comunque in carica per gli affari correnti e questo darebbe al centrodestra un vantaggio competitivo in caso di ritorno al voto. I responsabili dunque dovrebbero appalesarsi prima, non dopo.
Dopo oltre 60 giorni di crisi, l’ombra del voto anticipato avvolge questo terzo giro di consultazioni, se anche chi dovrebbe temerlo, come Berlusconi, lo preferisce a un’ipotesi di accordo avvolta dallo scetticismo. A proposito. Al Quirinale aspettano il centrodestra in delegazione comune. Quando la notte è inoltrata non si sa ancora chi parlerà e cosa dirà.

4 – COMUNICATO – 9 MAGGIO 2018. LA MARCA (PD): HO CHIESTO AL FUTURO GOVERNO DI ASSUMERE CONCRETE MISURE PER ADEGUARE L’ELENCO DEGLI ELETTORI

Con la regolarità di un frutto di stagione, si sono riaccese le polemiche sul voto degli italiani all’estero. Bene hanno fatto alcuni dirigenti del MAECI a riaffermare che la scelta del voto per corrispondenza è quella che meglio traduce il principio costituzionale dell’effettività dell’esercizio del diritto di voto e a circoscrivere i dubbi a pochi casi, peraltro all’attenzione della magistratura.

Prevenire, comunque, è meglio che curare. Per questo, ho presentato ieri, 8 maggio, un’articolata interrogazione ai Ministri dell’Interno e degli Esteri per affrontare alla radice la questione dei plichi vaganti e chiedere una profonda bonifica dell’elenco degli elettori, da rendere subito quanto più è possibile completo e corretto.

In particolare, chiedo al governo di destinare risorse umane e finanziarie aggiuntive per restringere la forbice tra i dati AIRE e quelli degli schedari consolari, di conoscere per ciascuno Paese il numero dei plichi non consegnati ai destinatari, di fare uno sforzo per generalizzare il sistema della ricevuta di ritorno e il codice a barre, di prevedere nella prossima legge di bilancio l’investimento necessario a una campagna straordinaria di informazione e verifica delle posizioni degli iscritti AIRE e di adottare tutte le altre misure che siano ritenute necessarie.

Ancora una volta ho preferito seguire la regola che partire dai fatti equivale a risparmiare molte parole, spesso superflue.

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