18 03 31 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ESTERO ALTRE COMUNICAZIONI.

A TUTTI I NOSTRI LETTORI TANTI AUGURI
di BUONA PASQUA

0 – Italiani sempre più poveri: metà sotto i 15mila euro annui Dichiarazioni dei Redditi. Dieci milioni di incapienti, 400mila hanno dovuto restituire il bonus 80 euro.
1 – Eletti PD estero: la svolta di questi anni sia la base di partenza della nuova legislatura.
2 – Intervista dell’agenzia stampa “9 colonne” del 23 marzo 2018 La Marca (Pd): Legislatura all’insegna della responsabilità.
3 – Nella tombola dei gruppi i renziani pescano l’ambo. Parlamento. Minoranza verso la resa per la guida dei senatori e dei deputati, compensazioni negli incarichi istituzionali.
4 – La nuova camera, operai quasi spariti. Montecitorio. Molto più giovane, con più avvocati e imprenditori e meno professori e ricercatori. Ecco la radiografia dell’assemblea: le donne sono ferme al 35%.


0 – ITALIANI SEMPRE PIÙ POVERI: METÀ SOTTO I 15MILA EURO ANNUI DICHIARAZIONI DEI REDDITI. DIECI MILIONI DI INCAPIENTI, 400MILA HANNO DOVUTO RESTITUIRE IL BONUS 80 EURO. red. eco.
QUASI LA METÀ DEI CONTRIBUENTI ITALIANI DICHIARA UN REDDITO SOTTO I 15.000 EURO, MA CE SE SONO ADDIRITTURA PIÙ DI 10 MILIONI INCAPIENTI, TALMENTE POVERI DA ESSERE ESENTATI DAL PAGAMENTO DELLE TASSE. DALL’ALTRA PARTE 35MILA PERSONE, PARI ALLO 0,1 PER CENTO DEL TOTALE DEI CONTRIBUENTI ITALIANI, CHE DICHIARA UN REDDITO COMPLESSIVO DI 300.000 EURO.

Il fisco squarcia il velo sulle dichiarazioni delle persone fisiche presentate solo pochi mesi fa, nel 2017. Ne esce lo spaccato di una società polarizzata. Il reddito medio dichiarato cresce in un anno dell’1,2 per cento a 20.940 euro. Andare all’estero, poi, sembra fruttare bene, visto che il rimpatrio dei” cervelli”, favorito da agevolazioni fiscali, mostra che al rientro in Italia i redditi dichiarati superano mediamente 7 volte quelli dei lavoratori dipendenti. Rimane poi un discreto divario di reddito tra le diverse aree del Paese, con Lombardia e Calabria ai due estremi opposti della classifica con redditi che arrivano addirittura a distanziarsi di 10mila euro.
I redditi da lavoro dipendente e da pensione sono circa l’82 per cento del reddito complessivo dichiarato; il reddito da pensione circa il 30 per cento del totale. I lavoratori autonomi mostrano il reddito medio più elevato (41.740 euro), mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori (titolari di ditte individuali) è molto più basso – pari a 21.080 euro – sebbene per la prima volta superano, anche se di poco, quello dei lavoratori dipendenti che si ferma a 20.680 euro. La media dei pensionati invece dichiara 17.170 euro.
Per quanto riguarda le classi di reddito, il 45 per cento dei contribuenti, che dichiara solo il 4,2 per cento dell’Irpef totale, si colloca nella fascia di reddito complessivo fino a 15mila euro. In quella tra i 15mila e i 50mila rientra la metà dei contribuenti, che versa il 57 per cento dell’Irpef totale, mentre solo il 5,3 per cento dei contribuenti dichiara più di 50mila euro, versando il 39 per cento dell’Irpef totale. Rispetto all’anno precedente, aumenta il numero dei soggetti che dichiarano più di 50mila euro: più 38mila persone.
Oltre 1,7 milioni di soggetti hanno poi dovuto restituire integralmente o parzialmente il bonus degli 80 euro ricevuto per un importo di circa 480 milioni di euro. Ben 412mila contribuenti diventati incapienti – reddito sotto gli 8mila euro annui – hanno dovuto restituire quasi 90 milioni di reddito.


1 – ELETTI PD ESTERO: LA SVOLTA DI QUESTI ANNI SIA LA BASE DI PARTENZA DELLA NUOVA LEGISLATURA
La riunione della Presidenza del CGIE all’indomani di questa difficile tornata elettorale è stata l’occasione per ridare attenzione e visibilità alle questioni riguardanti gli italiani all’estero.
L’incontro è stato opportuno per riconoscere al Sottosegretario Enzo Amendola, che ha fatto a nome del governo il bilancio di questa fase, il positivo e appassionato lavoro svolto nell’esercizio della delega per gli italiani nel mondo.
Chi di noi è intervenuto ha sottolineato l’esigenza di confermare e rafforzare le sinergie tra organi di rappresentanza e parlamentari eletti all’estero, che negli ultimi anni hanno consentito di dare una svolta alle politiche per gli italiani all’estero.
I risultati conseguiti grazie ai governi a guida PD nel campo della lingua e della cultura, del rafforzamento dei consolati in termini di risorse umane e finanziarie, di internazionalizzazione, di sostegno agli organismi di rappresentanza sono una base concreta e molto positiva da cui ripartire nella nuova legislatura.
Il clamore sollevato mediaticamente intorno al voto all’estero se da un lato stimola misure sempre più efficaci di messa in sicurezza, dall’altro induce a ribadire che questo sistema assicura meglio di altri l’ “effettività” dell’esercizio del diritto sancito dalla Costituzione.
Per quanto ci riguarda, ci confronteremo con spirito aperto e collaborativo guardando agli interessi degli italiani all’estero, ma anche con la fermezza necessaria affinché l’Italia riesca ad usare sempre meglio questa importante leva strategica nel contesto globale.
Gli eletti del PD all’estero:
Laura Garavini, Francesco Giacobbe, Nicola Carè, Francesca La Marca, Angela Schirò, Massimo Ungaro.


2 – INTERVISTA DELL’AGENZIA STAMPA “9 COLONNE” DEL 23 MARZO 2018 LA MARCA (PD): LEGISLATURA ALL’INSEGNA DELLA RESPONSABILITÀ
“L’emozione c’è ma non è come nel 2013 quando per la prima volta ho messo piede alla Camera. Mi sentivo un po’ spaesata. Oggi ho lo stesso entusiasmo di cinque anni fa ma anche una maggiore esperienza, consapevolezza, maturità”. Incontriamo Francesca La Marca in Transatlantico. Sono in tanti a salutarla, a complimentarsi, a darle “il bentornato”. Tra abbracci e sorrisi la giovane deputata che parla quattro lingue e in Canada ho svolto l’attività di docente, non può non dirsi soddisfatta: è stata rieletta con il Pd nella ripartizione Nord e Centro America. Ha vinto in tutte le aree più importanti e ottenuto 8605 voti. “Avrei voluto festeggiare con le comunità in tutte le città del Nord America ma non è stato possibile” scherza la deputata che è appena tornata da Montreal dove ha partecipato alla tradizionale festa di San Giuseppe organizzata dalle Associazioni molisane. Nata a Toronto da genitori italiani (“papà siciliano e mamma pugliese: non si nota dai colori?”), cresciuta in un ambiente multiculturale (“già da bambina a scuola ho imparato a conoscere e convivere con culture diverse dalla mia e questo mi ha sempre arricchito e stimolato e ha influito sul mio modo di percepire l’emigrazione”), ha sempre mantenuto un forte legame con l’Italia: “Venivo ogni anno a trovare i miei parenti. Ora la mia vita si divide tra l’Italia e l’America: rappresentare gli italiani all’estero è motivo di orgoglio. E nello stesso tempo è una grande responsabilità. Ancora di più in questa legislatura perché saremo all’opposizione. E poi perché sono l’unica deputata del Pd per il Nord e Centro America. Ma affronto questo momento con entusiasmo e passione. Io ce la metterò tutta”.
LE ELEZIONI Il Pd nonostante sia stato il partito più eletto all’estero ha “perso” infatti “rappresentanti importanti: penso a pilastri come Fedi, Farina, Porta. E una buona fetta di elettorato” dice La Marca a 9colonne. “Non si può nascondere – continua – che qualcosa non ha funzionato. Non dobbiamo nascondere la testa nella sabbia. Lo dimostrano i numeri, lo dimostra il fatto che il centrodestra cinque anni fa elesse un solo deputato, oggi ben cinque”. In America settentrionale e centrale non è stata riconfermata solo La Marca ma anche Fucsia Fitzgerald Nissoli per Forza Italia. Gli elettori del Nord e Centro America hanno premiato anche un’altra donna, Francesca Alderisi, che ha conquistato il seggio in Senato: “E’ un buon risultato. Non credo nella rivalità femminile anzi confido nella solidarietà tra donne – sottolinea La Marca – da parte mia c’è stata, c’è e ci sarà sempre la disponibilità all’ascolto, al confronto, al dialogo e alla collaborazione. L’unione fa la forza. Specie tra le donne”.
I PROSSIMI IMPEGNI La deputa del Pd affronta la diciottesima legislatura con entusiasmo e voglia di fare: “Porterò avanti con grande impegno quello che è un percorso iniziato nel 2013. Tra le mie priorità per gli italiani nel mondo, specie per la mia ripartizione, c’è il tema della cittadinanza. Poi l’assistenza sanitaria, i fondi per promuovere la lingua e la cultura italiane nel mondo, il funzionamento efficace della rete consolare. E ovviamente vanno riviste le modalità di voto all’estero. Ma attenzione: non credo sia necessario riformare drasticamente la legge. Va invece migliorato e salvaguardato il voto per corrispondenza. Io farò delle proposte: credo fortemente che sia necessaria una maggiore sicurezza. Sì, bisogna mettere al sicuro il voto all’estero”. La Marca non dimentica il mondo della nuova emigrazione: “Non amo l’espressione ‘cervelli in fuga’ eppure sono ancora tanti i talenti che scelgono di lasciare l’Italia. Io vorrei che fare un’esperienza all’estero fosse una scelta consapevole e non una necessità. Credo che i giovani debbano fare esperienze fuori, arricchirsi, crescere e poi tornare in Italia. Se li lasciamo andare, se non li mettiamo nella condizione di tornare allora perdiamo una grande risorsa. Un bene prezioso. Sarebbe un fallimento. Per loro occorre fare di più. Ma penso anche – aggiunge la deputata del Pd – a chi decide di andare a lavorare magari a Londra nel campo della ristorazione. Se il nostro Paese puntasse più sul turismo questi giovani troverebbero lavoro a casa loro. Insomma: vorrei che l’Italia offrisse di più ai giovani, bisogna dare loro le giuste opportunità”.
GIORNATA NAZIONALE DEGLI ITALIANI NEL MONDO C’è poi un’altra tematica che La Marca ha particolarmente a cuore: “La proposta di legge che istituisce la Giornata nazionale degli italiani nel mondo: con l’approvazione alla Camera abbiamo spianato la strada – spiega la deputata – è mancato purtroppo il passaggio al Senato in questa legislatura. Per sole due settimane non ce l’abbiamo fatta. Ma sono fiduciosa: mi auguro che venga approvata all’inizio della prossima”. “E’ il momento di ripartire e di ricostruire – conclude La Marca riferendosi al Pd – la prima cosa da fare è ascoltare le esigenze della gente. Io sono convinta però, per quanto riguarda gli italiani nel mondo, che il Pd rimane l’espressione più importante di valori, storia, diritti”. (23 mar – PO / Gil)
FONTE (© 9Colonne – citare la fonte) On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D.


3 – GIRAVOLTA NELLA TOMBOLA DEI GRUPPI I RENZIANI PESCANO L’AMBO. PARLAMENTO. MINORANZA VERSO LA RESA PER LA GUIDA DEI SENATORI E DEI DEPUTATI, COMPENSAZIONI NEGLI INCARICHI ISTITUZIONALI. MA IL CLIMA È QUELLO DELLA CONTA. UN “RENZIANO NON PENTITO” DI PALAZZO MADAMA DICE: “I TOPI STANNO SCAPPANDO”
«Siamo una squadra plurale e unita, costruiremo proposte unitarie», promette il reggente Maurizio Martina a proposito dell’elezione dei capigruppo del Pd alla camera e al senato, in programma oggi pomeriggio. Soprattutto sono ormai due squadre non tanto grandi, anche perché un po’ di eletti sotto il cappello dei democratici si sono iscritti ad altri gruppi. Gli eletti della lista +Europa, tre alla camera e una al senato (Bonino) andranno al gruppo misto. Così come il senatore socialista Nencini e il deputato prodiano, unico della lista Insieme, Serse Soverini. Alla camera va nel misto la ministra Lorenzin, mentre il senatore della sua lista (Civici e popolari) eletto dal Pd a Bologna, Pierferdinando Casini, sceglie il gruppo delle autonomie. E lì trova gli eletti (con i voti del Pd) della SVP e due senatori a vita (Napolitano e Cattaneo). Altri due senatori a vita (Monti e Segre) andranno invece nel gruppo misto, anche se da quest’anno per loro non è obbligatorio aderire a un gruppo (dovrebbero approfittare della novità Rubbia e Piano).
Per riuscire a restare uniti, i 112 deputati e i 53 senatori del Pd sono ormai orientati ad accogliere la richiesta di Renzi, eleggendo di conseguenza Lorenzo Guerini e Andrea Marcucci capigruppo, rispettivamente alla camera e al senato. Sono indiscutibilmente due renziani, il primo pecca un po’ di limitata esperienza parlamentare – è appena alla seconda legislatura – ma ha riconosciute doti di mediazione, mentre il secondo ha più esperienza – quattro legislature, ma la prima, alla camera, con il partito liberale di Renato Altissimo – ed è stato invece un renziano da battaglia – soprattutto nella trincea dei social. Contro la sua elezione a capogruppo si è espresso il capogruppo uscente Zanda (area Franceschini) il che avrebbe un tempo chiuso il discorso. Ma Renzi ha fatto sapere che non avrà scrupoli se si tratterà di spaccare i gruppi nel voto segreto, ed è diffuso il timore che la sua metà (una trentina di senatori e una settantina di deputati) possa risultare ancora quelle più grande. Eppure che nella conta l’ex segretario stia perdendo terreno lo conferma l’eroismo esibito del senatore calabrese Magorno: «Sono orgogliosamente renziano, non scappo, non abbandono la nave quando affonda: lo lascio fare ai topi». E allora non si può escludere che al senato Renzi debba alla fine arrendersi: Pinotti, Pittella o Mirabelli le possibili alternative a Marcucci.
Sono nomine importanti anche perché i due capigruppo accompagneranno Martina al Quirinale quando, dopo pasqua, Mattarella aprirà le consultazioni per dare l’incarico di governo. Renzi è preoccupato che possa aprirsi uno spiraglio nella linea aventiniana che ha imposto al Pd nella partita delle presidenze di camera e senato. Diverso il discorso per le vice presidenze d’aula e il resto degli uffici di presidenza, in questo caso il Pd si sta muovendo da tempo per conquistare il massimo spazio. Anche perché gli incarichi istituzionali possono servire per bilanciare quelli del gruppo. La vice presidenza di palazzo Madama andrebbe quindi a una senatrice dell’area Orlando, Anna Rossomando, (e le altre al leghista Calderoli, alla 5 Stelle Taverna e a Fratelli d’Italia). Anche alla camera il Pd punta ad avere una vicepresidenza, che andrebbe al capogruppo uscente Rosato – che ha firmato la legge elettorale – o al vicepresidente uscente Giachetti, ma solo nel caso in cui i capigruppo non fossero entrambi renziani. Tra la camera e il senato il Pd dovrebbe avere anche un questore. Mentre per i posti da segretari d’aula è più semplice: ce ne sono per tutti i gruppo. Di A. Fab. Da il Manifesto del 28 03 2018


4 – LA NUOVA CAMERA, OPERAI QUASI SPARITI. MONTECITORIO. MOLTO PIÙ GIOVANE, CON PIÙ AVVOCATI E IMPRENDITORI E MENO PROFESSORI E RICERCATORI. ECCO LA RADIOGRAFIA DELL’ASSEMBLEA: LE DONNE SONO FERME AL 35%.
MENO OPERAI: erano cinque e sono diventati due, nessuno eletto a sinistra (sono uno leghista e l’altro grillino). Più imprenditori, erano 42 e sono diventati 68. Pochi, ma triplicati i militari di professione, da due a sei. E crescono ancora gli avvocati, nel 2013 erano 71 adesso sono 85, mentre i magistrati restano pochissimi, erano tre e sono due. Il sito della camera dei deputati ha pubblicato le prime informazioni sui neo eletti, aspettando, entro oggi, la formazione dei gruppi.
È una camera dei deputati assai più verde della precedente, in 27 non hanno ancora compiuto trent’anni. Bisogna tornare indietro alle elezioni del 2006 per trovare uno (e uno solo) deputato in questa classe di età. Adesso la più giovane, per pochi giorni, è Angela Raffa, grillina siciliana. Quando sono state convocate le elezioni non aveva neanche compiuto i 25 anni minimi necessari per essere eletti (compleanno a fine gennaio). Nel 2013 più della metà dei deputati aveva oltre cinquant’anni e gli over 60 erano 141. Adesso il 40% dei deputati ha meno di quarant’anni e gli over 60 sono appena 56.
Le donne sono aumentate, ma solo di 28 unità: da 197 a 225. Rappresentano così il 35% della camera, cinque punti sotto la soglia minima delle candidature femminili prevista dalla legge elettorale. Conferma che il meccanismo delle pluricandidature le ha penalizzate.
Stabile la rappresentanza di altre professioni, giornalisti (da 31 a 26), medici (da 14 a 15), insegnanti (da 25 a 29). Si nota una diminuzione secca dei funzionari di partito: erano 31 e sono 19. Ma i politici di professione non sono diminuiti rispetto al 2013, perché parallelamente è aumentata molto la categoria degli amministratori locali, da 7 a 16. Infine è diminuita la delegazione a Montecitorio dei professori universitari, passati da 29 a 20. Non dovrebbe dipendere dal ringiovanimento complessivo, perché è diminuita anche la pattuglia dei ricercatori, da 17 sono scesi a 8.
Quanto al livello di studio, ci sono più deputate e deputati che hanno un titolo post laurea (da 80 a 85) ma anche più deputate e deputati che hanno solo la licenza di scuola media (12 invece che 8) o il diploma superiore (177 invece che 160). Sostanzialmente stabili i laureati, tra vecchi e nuovi ordinamenti l’assoluta maggioranza: 440 oggi contro i 428 di cinque anni fa.

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