Gabriele D’amico, candidato alla Camera dei Deputati – circoscrizione Europa – nelle liste di Liberi e Uguali (LeU)

Chi sono:

Gabriele D’amico, 31 anni, torinese, sono cresciuto in Borgo San Paolo, un quartiere operaio. Grazie a diverse borse di studio, ho potuto frequentare, in parallelo a una laurea quinquennale in giurisprudenza due master internazionali. Il primo allora presieduto da Stefano Rodotà sul tema dei beni comuni e della organizzazione del post-capitalismo, il secondo al campus delle Nazioni Unite di Torino sul ruolo delle economie culturali e creative e dello sviluppo democratico e sostenibile. Sono diventato avvocato a Torino dopo una pratica svolta, prima in uno studio di diritto d’autore, marchi e brevetti, poi contribuendo a difendere i lavoratori malati e i parenti dei morti per il risarcimento dei danni per patologie professionali.

La vita e gli studi mi hanno portato a maturare una fede laica nel valore assoluto della persona umana, che deve essere il baricentro della vita sociale, politica e lavorativa di un paese e di ciascuno di noi. Mi occupo di promozione internazionale dei diritti umani, in particolare mi concentro sul valore pratico dell’eredità di Adriano Olivetti per realizzare un mondo in cui lo sviluppo integrale di tutti i popoli e le persone possa progredire in linea con la dottrina sociale della Chiesa cattolica e con l’Agenda dello Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e dell’Ue.

 

Il mio impegno politico:

Ho sempre pensato alla politica come scelta di una vita tesa ad aiutare gli altri. Non ho una storia di militanza in un partito, anche perché in famiglia mi hanno sempre detto che per fare politica bisogna essere preparati. “Indignarsi, studiare e infine mobilitarsi”, diceva Gramsci. E così io mi sono preparato per 15 anni.

In concreto, io mi occupo di studiare e produrre le strutture gestionali che promuovono la democratizzazione della cultura in chiave partecipata, democratizzazione che in Italia impone di valorizzare e di integrare svariati circuiti (dalla rete internazionale delle Pro-loco, fino alle organizzazioni professionali e di esperti, passando dagli Amici dei Musei, alla partecipazione degli agricoltori e alle politiche di cura del territorio). Mi sono preparato per contribuire alla riforma dell’attuale codice dei beni culturali, la cui impostazione oggi non permette di valorizzare e proteggere un patrimonio nazionale imprescindibile, quale quello dei beni intangibili (dal folklore alle pratiche enogastronomiche, dalla cultura orale, alle tecniche di pesca e di cura tradizionale del territorio).

Ho approfondito la visione europea e con ragione posso sostenere che moltissime buone pratiche e opportunità di accesso al finanziamento europeo vengono oggi perdute dal nostro Sistema Paese per mere carenze di informazione e di coordinamento fra tutti i portatori di interesse e di soggetti coinvolti nelle politiche culturali pubbliche.

Per essere chiari: se non valorizziamo il volontariato nei musei, non permettiamo alle persone di sentirsi a casa in un museo, non programmiamo mostre che rispondano alle aspettative e alle esigenze culturali della popolazione, noi rimarremo un paese in cui nei musei va una minoranza che è già in grado di determinarsi culturalmente in modo informato. La cultura deve dunque ripartire dalle periferie, mettendo al centro la dignità di persona umana e cittadino che è propria di tutti gli italiani e di cui invece sono privati coloro che non hanno accesso, di fatto, alla libertà che viene dalla conoscenza e dall’apprendimento condiviso e partecipato. Io questo lo so fare e lo faccio, e questa capacità l’ho messa al servizio della politica così come ho potuto svilupparla a livello accademico e professionale.

 

Cosa propongo:

Autorizzato dalla mia coalizione e dopo averne discusso con il mio comitato territoriale, mi sono assunto l’impegno, con documento giuridicamente vincolante e con previsione di una penale, di devolvere agli italiani residenti in Europa la somma di 10mila euro mensili, per l’intera durata della legislatura (in caso di mia, non altamente probabile, elezione). Questi soldi saranno oggetto di bandi mensili organizzati e supervisionati, a titolo gratuito, da coloro che in ogni forma hanno sostenuto e sosterranno la mia campagna. Queste persone si sono già costituite in “Comitato dei Sostenitori”. Il comitato già controlla la mia contabilità elettorale e, ove eletto, garantirà che i soldi da me messi a disposizione vadano a progetti rilevanti, necessari a diverse comunità di italiani all’estero e tendano a promuovere una visione di rete dell’associazionismo italiano in Europa.

Chiunque voglia diventare Sostenitore o voglia contribuire in qualunque modo, anche con critiche costruttive, mi scriva sulla pagina gabrieledamico.org

 

 

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2 Commenti

  1. Con l’introduzione dell’ EURO (moneta) ci ritroviamo, dal 2002,con salari pagati in controvalore alla vecchia LIRA ma con la triste realta’ di dover acquistare con i prezzi “convertiti” al (vecchio) MARCO TEDESCO … Se si vuol acquistare una Panda, ad esempio, la paghera’ 10.000 euro sia l’operaio di una fabbrica italiana che percepisce un salario di 1.200 euro/mensili, sia l’operaio di una fabbrica tedesca che percepisce invece 2.500 euro/mensili. Le logiche invece, nella nostra “Europa”, si invertono quando parliamo di “pensioni ed eta’ pensionabile”: in Germania si e’ pensionabili max. all’eta’ di 65 anni, in Francia max. all’eta’ di 62 anni … L’uomo della strada si chiede quindi: quota 100 e quota 41 (senza penalizzazioni ulteriori) “sono” condizione necessaria e sufficiente a riportarci in un contesto (europeo) di razionale equita’? Peraltro…. Non dimentichiamo che nel nord Italia si vive (statisticamente parlando) almeno 3 (tre) anni in meno rispetto alla Germania!! Mentre… al sud-Italia ben 6 (sei) anni in meno!!

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