Il declino italiano in cinque mappe (e due grafici)

Ci stanno invadendo? No, ci stiamo spopolando. La disoccupazione è un problema? Sì, ma per i giovani laureati e il sud. Queste e altre evidenze definitive dalle geografia dello Statistical Yearbook 2017 di Eurostat: da imparare a memoria in vista del voto

D’accordo, lo sappiamo: nessuno vota in base ai programmi elettorali, ormai. E l’agenda di priorità è un affare di cuore, ormai, figlia dell’emotività del momento, dell’ultimo caso di cronaca e dell’ultimo sondaggio. Però, un sassolino sul piatto della cognizione di causa, della razionalità e dell’oggettività proviamo a mettercelo, sai mai. Se non altro, perché l’Eurostat ha dato alle stampe ormai un mesetto fa il suo Statistical Yearbook 2017, un tomo di duecento e rotte pagine, con una marea di dati regionaizzati che mettono a confronto, mappa dopo mappa, tutti i Paesi europei. Sei delle quali, a nostro avviso, sono un compendio perfetto per capire (e far capire) quali siano le chiavi di lettura per capire come mai il nostro Paese cresce meno di tutti, per comprendere le conseguenze di tale declino e per provare a porvi rimedio. Pronti? Partiamo.

 

Il primo problema si chiama Mezzogiorno…

Partiamo da qui, dalla questione meridionale dimenticata. Abbiamo scelto due mappe: quella che mostra la variazione del tasso di occupazione tra il 2006 e il 2016 – che cresce al centro-nord, cala al Sud e crolla in Sicilia e Calabria.

Disoccupazione

E quella sull’incidenza percentuale di giovani che né studiano e né lavorano.

Neet

Sono due, ma ce n’erano almeno altre dieci che dicevano la stessa cosa: durante il decennio della crisi la distanza tra le due metà dell’Italia si è acuita e non di poco. Parallelamente – strano, no? – si è smesso di parlare di questione meridionale, di avere idee su come rilanciare il meridione: Renzi ha parlato di un generico masterplan, tirato fuori ciclicamente dopo ogni scoppola elettorale, ma non si è mai capito cosa ci fosse dentro. Buon per Salvini e (soprattutto) Grillo, che hanno passato gli ultimi anni a provare a vellicarne la pancia incazzata, senza tuttavia proporre uno straccio di idea sensata. Questa mappa racconta anche un’altra cosa: che siamo l’unico Paese del continente attraversato dalla faglia che taglia in due l’Europa del Nord e del Sud. Quale delle due anime avrà la meglio, quando si tratterà da che parte stare? Siamo il mezzogiorno della Germania o il settentrione della Grecia?

Ma i giovani (laureati) sono un problema anche al Nord

Abitate al Nord? Non tirate sospiri di sollievo perché i problemi sono tanti e mal affrontati anche tra Milano e dintorni. Tra tutti: abbiamo scelto quello di un modello produttivo che si sta via via dequalificando e che sta perdendo clamorosamente la sfida dell’innovazione di prodotto e di processo. Lo diciamo con cognizione di causa, guardando il tasso di occupazione di quelli che in teoria sono i migliori tra noi: i laureati o più dai 20 ai 34 anni.

Disoccupazione Giovanile Qualificata

La mappa ce lo mostra in modo brutale: siamo un Paese che ha scelto di farne a meno, di lasciarli alla Germania, alla Gran Bretagna, alla Scandinavia, persino a Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia. Il sottotesto di questa mappa è evidente: ci stiamo condannando alla dequalificazione, all’arretratezza, a un sistema economico trainato dalle mani, anziché dai cervelli. Possiamo anche cantarcela su, nel frattempo, raccontandoci la storiella del made in Italy, dell’intelligenza nelle mani, di quel che volete. Ma se buttiamo nel cesso i cervelli migliori che abbiamo, quelli su cui abbiamo più investito tempo e risorse, siamo solamente un Paese in declino. E la nostra attitudine all’innovazione e alle nuove tecnologie – rappresentata plasticamente dall’uso che facciano di internet, rappresentata plasticamente da questo grafico, è la pistola fumante

Digitale

Siamo vecchi e pure curati male

Lo ammettiamo, questa mappa un po’ ci ha stupito: perché se non altro pensavamo di essere un Paese a misura del suo corpo elettorale anziano. E invece no, nemmeno quello. Almeno a giudicare dal numero di letti d’ospedale per abitante. Che – alla faccia di tante chiacchiere sulla sanità eccellente – ci fa scivolare inequivocabilmente a fondo classifica, accompagnati dagli altri Paesi mediterranei.

Letti Ospedale

Il confronto con la Germania e la Francia fa paura, certo. Ma che dire della distanza altrettanto siderale che ci separa dall’Europa o dalle repubbliche baltiche? Se volevate la rappresentazione plastica dell’erosione progressiva del nostro sistema di welfare, eccovela qua.

Invasione? No ci stiamo spopolando

Zero opportunità, poca innovazione, servizi e stato sociale in erosione? Il risultato è che la gente scappa, altro che invasione. La mappa che abbiamo scelto, mostra i saldi migratori netti: blu i Paesi dove la gente arriva, arancioni i Paesi da cui la gente se ne va.

Migrazioni

La rappresentazione del flusso è piuttosto netta, in tutto il continente. La gente scappa da sud verso nord, dalla provincia verso le grandi città, dall’europa meridionale a quella centro-settentrionale.

Un problema nel problema: Roma

Roma

Che Roma sia in declino non è un mistero. Ma fa specie vedere che, insieme a Berlino, sia la capitale che meno contribuisce al Pil del Paese. Se non altro perché dà la rappresentazione plastica di quanto ci manchi – ancora meglio: che manchi al Mezzogiorno – una metropoli che faccia da bacino attrattore per le intelligenze migliori, da volano culturale, da nodo di innovazione ed eccellenza in grado di irradiare entrambe ai territori circostanti, da generatore di ricchezza. Che faccia quel che fanno le metropoli in tutto il mondo, la locomotiva. Tranne che qua, dove la Capitale è una zavorra, la rappresentazione migliore del fallimento della nostra classe politica.

 

 

FONTE: http://www.linkiesta.it/

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