FEDI E PORTA (PD): L’IPOTESI PD DELL’AUMENTO DELLE PENSIONI INTERESSA ANCHE GLI ITALIANI ALL’ESTERO

L’ipotesi avanzata in questi giorni da importanti esponenti del Partito Democratico (cfr. Damiano), perorata dallo stesso Renzi (e che valutiamo favorevolmente anche noi), di aumentare gli importi delle pensioni più basse, potrebbe trovare uno sbocco nella manovra finanziaria per il 2018. 

 
Sarebbero due i modi per ottenere l’auspicato risultato: il primo con un aumento degli assegni pensionistici di coloro i quali hanno un reddito annuo pari o inferiore a circa 8.000 euro (una cifra comunque ancora da fissare), il secondo la rivalutazione delle pensioni all’inflazione. 
 
Tali misure verrebbero applicate anche ai nostri pensionati residenti all’estero e noi vigileremo affinché così sia (dopo gli allarmi e le polemiche sull’esportabilità delle prestazioni non contributive all’estero bisognerà sorvegliare con molta attenzione eventuali correzioni alla normativa che disciplina le pensioni in regime internazionale). 
 
Si parla di aumenti (anche queste sono cifre tutte da verificare) dai 40 agli 80 euro mensili. La spesa si aggirerebbe intorno ai 2 miliardi di euro: certamente non poco ma il fatto che si avvicinano le elezioni potrebbe favorire una manovra espansiva da parte del Governo. Infine un fronte ampio di partiti e parlamentari vorrebbe bloccare l’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita, perché è concreto il rischio che si salga a 67 anni nel 2019. 
 
Tuttavia la riapertura del capitolo previdenza (sono stati molteplici gli interventi in questi ultimi anni) non trova tutti d’accordo nel Governo Gentiloni. Il Governo infatti vorrebbe puntare soprattutto sui giovani visto che nella scorsa manovra sono stati gli anziani i principali beneficiari: si ricorderanno le misure sulla Quattordicesima, l’Ape Sociale e la “no tax area”. 
 
Noi pensiamo tuttavia che da un lato l’importo del Trattamento minimo in Italia (circa 500 euro) sia ancora molto basso e non garantisca adeguatamente le necessità di sostentamento di milioni di pensionati, mentre dall’altro lato sono decine di migliaia le pensioni di importo molto elevato grazie all’uso (abuso?) del sistema di calcolo retributivo. 
 
Dobbiamo auspicare quindi che la legge finanziaria non comporti in termini di investimenti e finanziamenti uno scontro generazionale (giovani versus anziani) ai fini del consenso e che il Governo riesca a trovare il giusto equilibrio tra le due esigenze ponendo in cima ai propri pensieri i diritti dei più bisognosi, con particolare riguardo ai pensionati “minimi”. 
 
I deputati Pd Marco Fedi e Fabio Porta 

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